12/03/2016, 09.59
SIRIA - ONU
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L’opposizione siriana sarà presente ai colloqui di pace. Onu: fragili barlumi di speranza

Il 14 marzo al via a Ginevra il secondo round di colloqui “indiretti” fra governo e opposizioni, sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’Hnc, principale movimento di opposizione, conferma la partecipazione senza precondizioni. L’obiettivo è “fermare lo spargimento di sangue e trovare una soluzione politica”. Cauto ottimismo dalle agenzie umanitarie e dai vertici Onu. 

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Sarà presente anche il principale movimento di opposizione siriana ai colloqui di pace in programma dal 14 al 24 marzo prossimo a Ginevra, in Svizzera, sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’Alto comitato per i negoziati (Hnc), la più importante fazione ribelle siriana che si oppone al presidente Bashar al-Assad e sostenuta dai sauditi, conferma di non voler porre “precondizioni” alla vigilia degli incontri. I suoi portavoce auspicano al contempo l’importanza di lavorare “nell’ambito delle risoluzioni internazionali”.

I precedenti dialoghi “indiretti” del mese scorso sono falliti dopo soli due giorni di incontri. Tuttavia, la tregua concordata fra Stati Uniti e Russia e approvata dal Consiglio di sicurezza Onu sembra tenere nel Paese distrutto da una guerra che dura ormai da cinque anni e il numero di vittime si è ridotto in modo drastico, in particolare fra i civili.

Dal cessate il fuoco sono esclusi i gruppi jihadisti di Al Nusra, legato ad al Qaeda, e le milizie dello Stato islamico.

In una nota diffusa alla vigilia degli incontri, i vertici dell’Hnc sottolineano che intendono partecipare nel contesto degli “impegni internazionali per fermare lo spargimento di sangue in Siria e trovare una soluzione politica”. Il gruppo aggiunge di non voler porre precondizioni, ma insiste che “tutte le parti” devono impegnarsi a rispettare gli accordi umanitari fissati dalla comunità internazionale. 

L’Hnc preme per la formazione di un governo ad interim con pieni poteri esecutivi, in cui non vi sia la presenza del presidente Bashar al-Assad e dell’attuale leadership al potere. Ai colloqui è prevista la presenza di delegati del governo siriano, anche se finora non vi sono conferme ufficiali sulla partecipazione. 

In vista dei negoziati “indiretti” del 14 marzo, i responsabili delle Nazioni Unite mostrano un cauto ottimismo, sottolineando i “fragili barlumi di speranza” in Siria dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, che ha permesso la distribuzione di aiuti in molte zone sotto assedio. Tuttavia, questo progresso “non basta” e serve maggiore impegno da entrambe le parti per arrivare a una tregua duratura e a una soluzione politica di lungo periodo. 

Secondo le agenzie umanitarie impegnate sul campo - Onu, Wfp, Unicef, Unhcr, Who - le situazioni di maggiore criticità si registrano nelle zone rurali di Homs e Aleppo, dove oltre 500mila persone sono bloccate dietro la linea del fronte. Nell’ultimo periodo, confermano gli esperti, “sono cadute meno bombe” e si sono aperti “canali umanitari” per la consegna di aiuti”, mentre “i negoziatori dei vari fronti si preparano a incontrarsi e discutere”. La speranza di tutti è che il prossimo 15 marzo sia “l’ultimo anniversario” della guerra in Siria e i colloqui di Ginevra conducano a “una vera pace”. 

L’obiettivo dei negoziati – che dovrebbero durare sei mesi – è quello di fermare la guerra in Siria, che da marzo 2011 ha fatto oltre 270mila morti, 4,6 milioni di profughi e milioni di sfollati interni, dando vita a una crisi umanitaria senza precedenti.

I colloqui si concentreranno sulla tabella di marcia fissata a dicembre dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che prevede l’immediato cessate il fuoco, un governo di transizione in sei mesi e l’elezione entro i prossimi 18 mesi. L’opposizione insiste sulla posizione attuale, che guarda a un “governo di transizione” che metta la parola fine al dominio del presidente Assad. 

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