13/02/2017, 12.15
CINA-VATICANO
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L’articolo del card. Tong: solo speranze sui dialoghi Cina-Santa Sede. La doccia fredda di Liu Bainian

di Sergio Ticozzi

P. Ticozzi: È un ‘genere letterario’ per esprimere una spinta verso l’ideale futuro, un’esortazione parenetica. Antonio Liu Bainian: È solo un’opinione di John Tong. Le nomine dei vescovi dipendono “dal futuro dei dialoghi Cina-Vaticano”. Vescovi sotterranei “non adeguati a lavorare con il Partito comunista”.

Hong Kong  (AsiaNews) – L’articolo che il card. John Tong ha diffuso la scorsa settimana non riguarda dei risultati raggiunti nel dialogo fra Cina e Santa Sede, ma sono “un genere letterario” per esprimere la speranza verso cui questi dialoghi dovrebbero andare, senza considerare la realtà attuale. È l’opinione di p. Sergio Ticozzi, missionario del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere), collaboratore del cardinale presso l’Holy Spirit Study Centre di Hong Kong. Quello di p. Ticozzi è uno dei primi commenti al lungo articolo del card. Tong, che va contro le presentazioni fatte dai media e dalle agenzie del mondo, che (quasi tutte) titolavano affermando che ormai l’accordo fra Cina e Vaticano sulle nomine dei vescovi è cosa fatta. Nei prossimi giorni AsiaNews pubblicherà altri commenti giunti in redazione.

A conferma di un “nulla di fatto” sulle nomine dei vescovi, ieri il South China Morning Post ha pubblicato un articolo in cui intervista Antonio Liu Bainian [l'articolista lo chiama Liu Bonian], presidente ad honorem dell’Associazione patriottica (Ap), la cui influenza sulla Chiesa in Cina è tale da essersi meritato in questi decenni il nomignolo di “papa laico della Chiesa cinese”. Nelle poche frasi riportare dal giornale di Hong Kong, Liu  afferma anzitutto che le cose riportate nell’articolo sono soltanto “una sua [di John Tong] opinione”. In più, egli dice che il metodo delle nomine dei vescovi dipende “dal futuro dei dialoghi fra Cina e Vaticano” e non da un risultato raggiunto. Egli rifiuta anche la possibilità che i vescovi sotterranei siano riconosciuti dal governo cinese, come invece spera il card. Tong. Tale rifiuto è motivato dalla loro “posizione politica” che li rende, secondo Liu, “non adeguati a lavorare con il Partito comunista”. L’articolo cita anche un sacerdote iscritto all’Ap che si mostra stupito della proposta del card. Tong di trasformare l’Ap in un’organizzazione volontaria interessata a un impegno per il bene della società cinese. ““Avere l’associazione che serva come una ong per i servizi sociali è il desiderio solo di una parte. Non si è mai sentito in Cina una tale proposta e nessuno ne parla”.

Ecco quanto p. Sergio Ticozzi ha dichiarato ad AsiaNews.

 

Si deve capire il ‘genere letterario’ dell’articolo del cardinale Tong. Mi spiego: il ‘genere letterario’ del testo in questione, che è quello comune al giornalismo della Cina comunista, non è il riferimento o un rapporto su fatti oggettivi, ma la descrizione della realtà che lo scrittore vorrebbe si attuasse; cioè ha l’obiettivo di suggerire l’ideale o i passi graduali del processo verso l’ideale. Risulta quindi solo un’esortazione parenetica o una spinta verso l’ideale futuro, senza una valutazione oggettiva della sua fattibilità concreta né della nuova situazione futura qualora eventualmente si compiono dei passi. 

Tutta questa concretezza manca: ci sono solo i dettagli teorici dell’ecclesiologia: autorità suprema del Santo Padre nella nomina dei Vescovi, Associazione patriottica vista come un’istituzione caritatevole, distinzione tra perdono della scomunica e amministrazione della diocesi, ecc.  E tutto è soffuso di ‘ottimismo’, perché lo scopo è solo di infondere fiducia nel futuro, di controbattere ogni pessimismo sui risultati del dialogo (visto positivamente come strumento o canale di comunicazione) e, a maggior ragione, sulla sua necessità.

Secondo me, la comprensione del ‘genere letterario’ è essenziale per capire meglio il senso del testo.

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