14/07/2005, 00.00
TERRA SANTA - PALESTINA - ISRAELE
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L'Autorità palestinese riconosce la rimozione di Ireneos I

di Arieh Cohen

Gerusalemme (AsiaNews) – Mahmoud Abbas, presidente dell'Autorità nazionale palestinese, ha firmato ieri – secondo la stampa locale - un decreto presidenziale con il quale riconosce in maniera formale la rimozione di Ireneos I dall'ufficio di patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme.

Il governo giordano aveva già da tempo riconosciuto la decisione del sinodo del patriarcato riguardo la destituzione di Ireneos e, al momento, solo Israele non ha ancora espresso alcuna opinione sulla questione. La decisione di rimuovere Ireneos è stata presa dal sinodo greco-ortodosso di Gerusalemme e ratificata dal patriarcato pan-ortodosso di Costantinopoli, guidato dal patriarca Bartolomeo I, con l'approvazione di gran parte delle Chiese di questa confessione sparse per il mondo. La decisione palestinese, attesa da lungo tempo, arriva dopo alcuni incidenti in cui dozzine di sostenitori dell'ex patriarca – sostenuti, secondo il quotidiano HaAretz, dalla polizia israeliana – hanno cercato ieri di prendere il controllo del quartier generale del patriarcato, sito nella parte vecchia di Gerusalemme.

Ireneos è stato rimosso dal suo incarico dopo la rivelazione, data dalla stampa, di una sua associazione con un noto criminale internazionale, che aveva promosso la sua elezione a patriarca. A questa accusa si è aggiunta quella di aver venduto beni immobili di proprietà del patriarcato nei pressi della Porta di Jaffa a dei coloni israeliani. Ireneos ha negato con forza la sua associazione al criminale – anche se a Gerusalemme ricordano che è stato proprio l'ex patriarca a presentare l'uomo come un "suo stretto collaboratore" – ed ha negato con veemenza ogni coinvolgimento nella vendita degli immobili. Qualunque documento con sopra la sua firma riguardo questa questione, ha dichiarato, è un falso.

Questa situazione sembra insostenibile per i governi israeliano e palestinese. Se infatti Israele insiste nel non riconoscere la rimozione di Ireneos, significa che crede alla sua innocenza nella vendita degli immobili. In questo caso, però, deve riconoscere anche che i documenti che provano l'avvenuta vendita sono dei falsi e, così, rinunciare ad una delle più grandi conquiste mai avvenute nel campo degli incessanti sforzi di non concedere proprietà ai non ebrei nella Città vecchia e, in generale, in tutta Gerusalemme Est. D'altro canto, se Israele dovesse riconoscere la rimozione di Ireneos – decisione presa in quanto ha venduto immobili a degli ebrei – diverrebbe complice in una decisione "politica anti-semita".

L'impossibilità di scegliere fra queste 2 alternative ugualmente imbarazzanti ha tenuto Israele paralizzato sulla questione.

Così come per la Palestina, che però ha affrontato il suo dilemma. Da una parte, rifiutare di  riconoscere la colpevolezza e la rimozione dell'ex patriarca avrebbe significato ammettere la contraffazione dei documenti ed il conseguente invalido trasferimento di queste proprietà della parte Est – araba – della città: sarebbe stata questa la migliore conclusione dal punto di vista degli interessi nazionali palestinesi. D'altra parte, come avrebbe potuto la Palestina ignorare la decisione di rimuovere il patriarca – presa proprio dal suo sinodo – per aver venduto beni immobili ai coloni? Se avesse insistito nel non riconoscere la decisione, non avrebbe dato un segnale di assenso alla vendita ai coloni di immobili a Gerusalemme Est?

La Palestina ha risolto il suo dramma. Ora tocca ad Israele.    

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