13/06/2013, 00.00
CINA
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La Banca mondiale avverte: Meno crescita per la Cina

Il Pil del Dragone calerà nel 2013 dall’8,4 al 7,7 %. Per gli economisti si tratta di una buona notizia, perché il rallentamento “porterà a una stabilizzazione del mercato e dell’economia in generale”. Ma il Partito teme questi cali, che in una società segnata da disparità enormi potrebbero scatenare nuove proteste sociali.

Pechino (AsiaNews) - La Cina crescerà nel 2013 con un Prodotto interno lordo pari al 7,7 %, una riduzione consistente rispetto all'8,4 % che ci si aspettava per l'anno in corso ma comunque "una notizia positiva. Significa che la crescita economica sarà meno furibonda ma più stabile". Lo dice la Banca mondiale nel suo Rapporto di previsione globale.

Secondo i tecnici, la crescita nel mondo nel 2013 subirà un rallentamento globale e passerà dal 2,4 previsto in gennaio al 2,2 %. A pesare sarà ancora una volta l'Eurozona e la sua crisi: a fronte del 2,2 % della media mondiale, infatti, la crescita sarà del 5,1 % nei Paesi in via di sviluppo meno coinvolti dal crollo dei mercati del Vecchio continente.

Il capo economista della Banca Mondiale, Kaushik Basu, dice: "Le nostre previsioni sono in sostanza simili a quelle di sei mesi fa e, in un'economia globale turbolenta, avere due periodi con pochi cambiamenti è già una buona notizia".

Una delle "vittime" della crisi nella zona euro è il Medio Oriente, che continua a soffrire gli urti della Primavera araba e la conseguente riduzione degli investimenti. L'Africa sub-sahariana dovrebbe invece divenire più resistente e toccare una crescita del 4,9 %, trainata soprattutto dalla forte domanda interna e dall'aumento delle rimesse dei migranti.

La seconda economia più sviluppata al mondo, la Cina, vedrà invece la sua rapida crescita decelerare quest'anno di 0,7 punti. Ma questo rallentamento, sottolineano i tecnici, "correggerà alcuni degli eccessi cinesi, tra cui il livello di investimento insostenibile nel Paese".

Anche se dal punto di vista macroeconomico questa lettura è corretta, Pechino guarda con paura alle riduzioni del proprio Pil. Data l'enorme disparità economica interna al Paese e la sua instabilità sociale, infatti, un calo della crescita potrebbe in potenza scatenare manifestazioni interne già molto sentite nonostante la repressione del Partito comunista.

 

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