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  • » 27/01/2015, 00.00

    RUSSIA - CRIMEA

    La Chiesa cattolica in Crimea dovrà registrarsi secondo la legge russa



    Il Vaticano non riconosce l'annessione della penisola alla Russia, ma la priorità ora è non abbandonare la comunità locale. Fonti di AsiaNews: "E' un processo difficile anche per gli ortodossi". Le autorità rassicurano il rinnovo dei visti per il clero non russo, ma non sono esclusi problemi.

    Mosca (AsiaNews) - Entro marzo, tutte le parrocchie della Chiesa cattolica in Crimea - la penisola ucraina passata alla Russia, dopo un controverso referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale - dovranno adattarsi alla legislazione russa sulle organizzazioni religiose. Lo riporta il servizio ucraino della radio polacca. La notizia è confermata da fonti di AsiaNews nella comunità cattolica in Russia, secondo le quali "dopo iniziali problemi" con le nuove autorità di Crimea, "prima della fine del 2014, si è giunti ad una soluzione di transizione". 

    A quanto appreso, sia cattolici, che ortodossi dovranno registrarsi, secondo la "legge sulle organizzazioni religiose" della Federazione russa, che richiede la presenza di 10 persone con passaporto russo come rappresentanti di ogni parrocchia. Il vescovo di Odessa e Sinferopoli, Yatsek Pil, ha riferito alla radio polacca di aver inviato il 22 gennaio "tutti i documenti necessari" a Mosca e di essere ora in attesa di risposta. Dopo il via libera delle autorità russe, inizierà la registrazione delle parrocchie, che solo così potranno invitare cittadini stranieri a lavorare, scrive il sito Portal-credo. "Si tratta id un processo non facile sia per i cattolici, che per gli ortodossi", ha sottolineato la fonte di AsiaNews, spiegando che "ora la priorità è accompagnare la comunità locale" in questa fase di transizione. Il Vaticano non riconosce ufficialmente la Crimea come Russia, ma è preoccupato per i suoi fedeli. A marzo, la Chiesa cattolica nella penisola verrà 'ristrutturata' e dovrebbe passare da diocesi a 'distretto pastorale'. Sono una decina le parrocchie interessate, comprese quelle greco-cattoliche. 

    In precedenza, subito dopo l'annessione, il primo tentativo di registrazione da parte della Chiesa cattolica era fallito. All'epoca, il motivo era stato il fatto che i documenti fossero scritti in ucraino. Anche ora, nonostante le rassicurazioni di Sinferopoli, non sono esclusi possibili problemi legati al mancato rinnovo di visti e permessi di soggiorno al clero locale, tra cui molti sono cittadini polacchi o ucraini. Come riporta Forum 18, è già successo a tre suore francescane Missionarie di Maria: in mancanza del rinnovo del loro permesso di soggiorno, il convento cattolico nella capitale della Crimea sarà costretto a chiudere. (M.A.) 

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