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» 10/05/2010 12:17
INDIA
La Chiesa dell’Orissa ricostruisce le case di cristiani e indù
di Santosh Digal
Nel distretto di Kandhamal, devastato dalle violenze etniche e religiose del 2008, i cattolici lavorano alla costruzione di circa 5.500 case. In queste andranno ad abitare anche 700 famiglie indù. Ma i sacerdoti locali avvertono: “La tensione interreligiosa è ancora alta. Noi lavoriamo per tutti, senza nascondere nulla”.

Bhubaneswar (AsiaNews) – La Chiesa cattolica dell’Orissa ha lanciato un piano per ricostruire circa 5.500 case nel distretto di Kandhamal, devastato dalle violenze scatenate nell’estate del 2008 dai nazionalisti radicali indù. Le abitazioni sono destinate agli indù e ai cristiani della zona.
 
Secondo fonti cattoliche locali, nel corso delle violenze sono morte (ufficialmente) più di 90 persone, per la maggior parte di fede cristiana, e circa 50mila persone sono state costrette a scappare. Gli attacchi nella parte orientale dell’India, oltre alla natura di intolleranza religiosa, sono stati caratterizzati dagli interessi politici locali: lo Stato, a tutt’oggi, non ha ancora lanciato un piano credibile per il recupero dell’area.
 
Il direttore del progetto di ricostruzione, p. Ajaya Kumar Singh, spiega ad AsiaNews: “Grazie alle donazioni dei cristiani, alla fine di aprile abbiamo completato le prime 1.360 abitazioni. Lo scopo è quello di arrivare a 5.550: circa 700 famiglie indù troveranno posto nelle nuove case, mentre le altre andranno ai cristiani”.
 
La Chiesa, sottolinea ancora il sacerdote, “serve tutti. La religione non è e non può essere una barriera per il servizio o lo sviluppo locale. Nelle violenze dello scorso anno hanno perso la casa cristiani e indù: ora le ricostruiamo per tutti, senza alcun interesse nascosto. Speriamo che questo gesto faccia capire ai nostri vicini indù che la Chiesa pensa a tutti”.
 
Secondo p. Singh, che da tempo è impegnato in attività sociali, “a quasi due anni dallo scoppio di quelle violenze, ci sono forti tensioni religiose in almeno 15 villaggi del distretto di Kandhamal: fra questi Bodimaha, Tikbali, Mondakia, Budringia, Gudrickia, Chanchedi e Sishapanga”. Secondo p. Manoj Nayak, che supervisiona i progetti insieme a p. Singh, “in altri dieci villaggi – ad esempio Raikia, Batticola, Gudrikia, Beharanga e Takabali – ai cristiani non è ancora permesso tornare”.
 
Il p. Nayak sottolinea che questa atmosfera “non aiuta nessuno. Ad esempio, per il nostro progetto, non ci viene permesso di usare materiale locale. Gli indù non cooperano alla costruzione, e gli abitanti dei villaggi fanno di tutto per ostracizzare i cristiani. Questo non è un buon segno: noi stiamo cercando di spingere tutti a vivere in pace e armonia, ma ogni giorno affrontiamo tantissime sfide”.

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