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    » 13/07/2012, 00.00

    PAPUA NUOVA GUINEA - GIAPPONE

    La Chiesa giapponese chiede scusa alla Papua: "Pietro To Rot è morto per colpa nostra"



    Il presidente della Conferenza episcopale nipponica scrive una lettera alla comunità cattolica dell'Oceania in occasione del 100mo anniversario della nascita del beato, morto per aver difeso il matrimonio contro la brutalità degli invasori giapponesi: "Non abbiamo scuse, lui è stato ed è un modello per tutti".

    Rabaul (AsiaNews) - Il Giappone "ha compiuto cose terribili durante l'ultima guerra" e soprattutto "ha privato il beato Pietro To Rot della sua vita preziosa. Le differenze ideologiche e religiose non sono una scusa valida, ed è per questo che la Chiesa giapponese vi chiede scusa". Lo ha scritto il presidente della Conferenza episcopale nipponica, mons. Leone Ikenaga, in una lettera inviata alla popolazione cattolica della Papua Nuova Guinea, riunita per celebrare il 100mo anniversario della nascita del beato.

    La celebrazione si è svolta lo scorso 7 luglio al santuario di Rakunai, nella provincia della Nuova Bretagna orientale. I fedeli e il clero riuniti sono rimasti molto impressionati dalla sincerità delle scuse dei prelati giapponesi, e alla fine della lettura hanno applaudito a lungo. Mons. Ikenaga si è scusato inoltre per "le barbare azioni delle forze di occupazione giapponesi" in Papua Nuova Guinea. Riportiamo di seguito il testo completo della lettera (traduzione a cura di AsiaNews).

    In occasione del 100mo anniversario della nascita del beato Pietro To Rot, voglio inviare un messaggio di scuse a tutti voi della Papua Nuova Guinea dal Giappone, che è responsabile della sua morte. Ma prima vorrei riflettere per un attimo sulla sua vita.

    Dato che l'Oceania copre un'area molto vasta, è difficile per la Chiesa cattolica proclamare lì il Vangelo. Quando Pietro To Rot era giovane, si vedevano raramente dei missionari in Oceania: quindi decise di iniziare a studiare per diventare un catechista. Fu uno studente modello per il rispetto dei Sacramenti, la regolarità della preghiera e il duro lavoro da fedele cattolico.

    Dopo essersi diplomato, il suo vescovo lo approvò come catechista. Allora iniziò a lavorare senza requie. Ha sposato Paula Ia Varpit, una giovane cattolica di un villaggio vicino, e con lei ha vissuto una vita familiare ideale.

    Durante la II Guerra mondiale, le truppe giapponesi hanno invaso la Papua Nuova Guinea e hanno fatto prigionieri sacerdoti e religiosi, il cui numero era già esiguo, chiudendoli in un campo di concentramento. Lui si assunse le proprie responsabilità di catechista - dato che non c'erano più sacerdoti in circolazione - e si impegnò nei servizi pastorali come battesimi e funerali, oltre ad assistere i matrimoni. All'epoca le truppe giapponesi interferivano con le attività della Chiesa e ne distruggevano gli edifici. Arrivarono persino ad eliminare alcuni sistemi basati sugli insegnamenti cattolici, in modo particolare la monogamia, e costrinsero le persone a tornare alla poligamia.

    Nonostante tutto questo, Pietro To Rot disse con forza che il suo matrimonio si basava sul significato originale, essere uniti da Dio, e sostenne che poteva essere goduto in maniera piena solo quando le coppie sposate sono unite come un'unica persona. Si rifiutò con decisione di cambiare il proprio atteggiamento e per questo venne arrestato, imprigionato, torturato e ucciso.

    Il Giappone, allora come oggi, non è una nazione cristiana. Cattolici e protestanti insieme formano solo lo 0,09 % della popolazione. Di conseguenza la visione sulla vita umana e sull'umanità in genere è del tutto diversa da quella delle nazioni cristiane. I militari giapponesi durante la guerra non condividevano la visione cristiana del matrimonio.

    Ma anche mettendo da parte le differenze religiose e ideologiche, è vero che il Giappone inflisse enormi danni dal punto di vista umanitario a molti Stati, inclusa la Papua Nuova Guinea. Il Giappone ha privato Pietro To Rot della sua preziosa vita usando un potere inumano. Voglio esprimere le mie scuse più sincere per questa condotta in occasione dell'anniversario della sua nascita. Come vescovo giapponese, ho intenzione di celebrare quel giorno una messa e offrire le mie preghiere per lui. 

     

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