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  • » 18/05/2010, 00.00

    INDIA

    La Chiesa indiana studia un “codice anti-abusi”

    Nirmala Carvalho

    La Conferenza episcopale, insieme ai superiori delle congregazioni religiose indiane, si riunisce per studiare le norme da applicare in caso di crimini di natura sessuale. Il vescovo di Pune spiega: “Tolleranza zero per chi sbaglia. Il Papa ha indicato la via, sbagliato criticarlo”.

    Vasai (AsiaNews) – Contro coloro che si macchiano di abusi sessuali, specialmente se membri del clero, “deve essere esercitata una tolleranza zero. Va seguito il sistema di giustizia civile, e si deve rendere pienamente giustizia alle vittime di tali abusi. Ma rimane il fatto che, soprattutto in India, c’è un’esagerata campagna di odio contro il Papa: accusarlo di non fare nulla contro la pedofilia è profondamente falso, dato che proprio Benedetto XVI è uno dei più fermi e coraggiosi pontefici che hanno affrontato casi del genere”.

    Lo dice ad AsiaNews mons. Thomas Dabre, vescovo di Pune e presidente della Commissione teologica della Conferenza episcopale indiana di rito latino, commentando la proposta della Conferenza episcopale nazionale a favore di un codice di condotta contro gli abusi sessuali. I presuli indiani si preparano a discutere questo tema insieme ai superiori degli ordini religiosi: al termine degli incontri, verranno diramate a tutto il clero delle direttive su come affrontare la questione.

    Per mons. Dabre, “dal punto di vista dell’insegnamento teologico, l’abuso è intrinsecamente malvagio. E’ incomprensibile come un sacerdote, promotore di questo insegnamento nel suo ministero, si possa macchiare di attività come queste. La morale della Chiesa ha sempre condannato queste attività, fra cui il sesso prematrimoniale e ovviamente gli abusi ai danni di minori. Vorrei promuovere, per casi come questi, la tolleranza zero”.

    Per diramare delle direttive, prosegue il vescovo, “dobbiamo studiare la questione da angolazioni differenti. Dal punto di vista dell’antropologia teologica, ad esempio, non possiamo mettere da parte un bambino e la sua personalità perché materia di poco conto. Va poi considerata la sessualità: il bambino non capisce cosa gli stia accadendo, ma subisce un trauma enorme. Poi c’è la teologia pastorale: se un sacerdote commette abusi, nessuno verrà più da noi”.

    Per questo, aggiunge, “dobbiamo mettere in pratica delle misure penali e correttive per chi sbaglia. Inoltre, casi come questi vanno analizzati sotto l’aspetto del codice canonico, di quello civile, della psicologia… Dobbiamo disegnare una politica che prenda in considerazione tutti questi aspetti e li risolva”.

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