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  • » 11/11/2015, 00.00

    INDONESIA

    La Chiesa indonesiana piange mons. Pujasumarta, il “vescovo social”

    Mathias Hariyadi

    Il presule, arcivescovo di Semarang, è morto a 65 anni per un cancro ai polmoni. Molto stimato dai fratelli vescovi, era una figura centrale nel cattolicesimo indonesiano. Fu il primo ad intuire le potenzialità comunicative delle nuove tecnologie, da applicare all’evangelizzazione.

    Semarang (AsiaNews) – La Chiesa indonesiana piange la perdita di mons. Johannes Pujasumarta, arcivescovo di Semarang e figura centrale del cattolicesimo nel Paese. Il presule 65enne soffriva da qualche tempo di un cancro ai polmoni, aggravatosi nelle ultime settimane. Si è spento nella sua Semarang, all’ospedale sant'Elisabetta, dopo aver ricevuto l’Estrema unzione dalle mani del cardinal Julius Darmaatmadja.

    Mons. Pujasumarta era stato ordinato sacerdote nel 1977, nominato vescovo nel 2008 e dal 2011 era alla guida dell’arcidiocesi di Semarang, nel Java centrale. I suoi fedeli lo descrivono come una persona semplice, gentile, umile e ospitale. È molto conosciuto per aver introdotto uno stile di comunicazione “rivoluzionario”, in quanto è stato il primo vescovo a fare largo uso dei social media, rompendo il distacco tra la gerarchia ecclesiale e il popolo dei fedeli. Quando il presule iniziò ad usare internet e i media per annunciare il Vangelo, i suoi fratelli vescovi giudicarono la scelta “inconsueta” e “scioccante”.

    La società indonesiana lo ha amato per la sua attenzione alla comunicazione e per la sua capacità, fin dalla sua nomina a vescovo di Bandung, di scrivere racconti di narrativa per spiegare il proprio motto: “duc in altum” (Lc 5:4). A causa della malattia che ha segnato le ultime settimane, l’arcivescovo non ha potuto partecipare alla Conferenza della chiesa cattolica indonesiana (Sagki 2015) e al sinodo della Conferenza episcopale indonesiana (Kwi).

    L’arcidiocesi di Semarang, ora vacante, è la più produttiva del Paese in termini di vocazioni sacerdotali e religiose.

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