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    » 20/08/2012, 00.00

    RUSSIA

    La Chiesa ortodossa perdona (in ritardo) le Pussy Riot e i russi ora vogliono solo dimenticare il caso

    Nina Achmatova

    I russi provano "fastidio" per "l'eccessiva" attenzione al caso, che ha cambiato le abitudini linguistiche. Anche fra i critici di Putin, insofferenza e vergogna per una vicenda che ha screditato l'immagine del Paese all'estero. Secondo un sondaggio, il 79% delle persone conosce il caso e per oltre un terzo le giovani hanno "infranto la morale".

    Mosca (AsiaNews) - Mentre i media e l'opinione pubblica internazionali continuano a dedicare pagine e dibattiti alla vicenda delle Pussy Riot, le tre punk femministe condannate a due anni per "teppismo motivato da odio religioso" per la loro performance anti-Putin nella cattedrale di Mosca, la maggior parte dei russi inizia a provare fastidio su quella che reputano un'eccessiva attenzione al caso. Da quando, il 17 agosto, è stata pronunciata la sentenza, le Pussy (come sono chiamate in forma breve in Russia) sono state argomento di discussione tra amici e conoscenti un po' in tutta la Federazione. In molti, anche tra la cosiddetta classe media che critica il presidente Vladimir Putin, mostrano insofferenza e vergogna per una vicenda che ha ulteriormente screditato l'immagine del Paese all'estero. Masha Dubinskaja, architetto 28enne di Veliki Novgorod, racconta ad AsiaNews che il caso ha addirittura "cambiato le abitudini linguistiche" dei russi, che ora non usano più il popolare vezzeggiativo "pussik" con cui ci si appella tra fidanzati (simile all'italiano 'tesoro'), per evitare l'associazione alle scandalose ragazze.

    Secondo un sondaggio del centro indipendente Levada, il 79% dei russi è a conoscenza del caso e oltre un terzo di loro ritiene che le ragazze abbiano infranto le norme della morale. Il 53% (su un campione di 1.600 intervistati) crede che ognuno abbia diritto di criticare pubblicamente il Patriarcato di Mosca, ma non in chiesa. A febbraio le Pussy hanno inscenato una "preghiera punk" nella cattedrale di Cristo Salvatore, chiedendo alla Vergine di liberare il Paese da Putin, di lì a poco rieletto capo del Cremlino. Secondo il 38% degli intervistati, la performance ha offeso più la morale pubblica, che il presidente (9%). Proprio quello che hanno sostenuto la Procura e il tribunale Khamovnichevsky nel formulare la sentenza di condanna. La detenzione, però, è una pena giudicata eccessiva dal 43% degli intervistati - sempre secondo Levada - mentre solo il 4% si è espresso a favore di un'assoluzione.

    La Chiesa russo-ortodossa, fin dall'inizio mostratasi molto severa con le giovani e per questo fortemente criticata anche dagli stessi fedeli, ha poi scelto il silenzio fino alla fine del processo. Il "perdono" delle ragazze è arrivato solo dopo il verdetto, con una dichiarazione ufficiale del Patriarcato in cui si chiede alle autorità russe "misericordia nei limiti della legge". Ma la ferita interna alla comunità ortodossa è ormai aperta. Il 19 agosto, il diacono Sergy Baranov dell'eparchia di Tambov - Russia sud-occidentale - ha scritto una lettera aperta al Patriarca Kirill, spiegando la sua decisione di lasciare il sacerdozio come segno di protesta contro un verdetto che è stato "dettato da un tribunale ecclesiastico".  Le gerarchie ortodosse hanno respinto le accuse ed espresso dispiacere per la scelta di Baranov. "E' un'assurdità", ha commentato l'archimandrita Savva (Tutunov) del Patriarcato di Mosca.

    Dalla pioggia di critiche il Cremlino si è difeso, ricordando che leggi  analoghe a quelle su cui si è basata la condanna delle tre imputate vengono applicate anche in altri Paesi come, per esempio, la Germania. Il codice penale tedesco - ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri, Alexander Lukashevich, in una dichiarazione online - prevede condanne fino a tre anni di carcere per "disturbo del culto religioso" e "abuso di denominazione".

    La sentenza è stata bollata come "sproporzionata" da Usa, Ue e Germania, a cui si sono uniti in coro le star del mondo della musica e i difensori dei diritti umani. Per ora, invece, nessuna dichiarazione ufficiale né da parte del Vaticano, né della Chiesa cattolica in Russia. A notare il silenzio della Chiesa di Roma, il quotidiano Nezavisimaja Gazeta, sorpreso dal fatto che il Papa non abbia mostrato solidarietà al Patriarca su un tema come la difesa della cristianità, così caro a entrambi i leader religiosi.

     

     

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