25/06/2005, 00.00
CINA
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La Cina deve rivalutare gli stipendi, non la valuta

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Aumentare gli stipend dei lavoratori cinesi, invece di rivalutare la valuta. E' un'ipotesi che si sta esaminando in Cina, mentre gli Stati Uniti premono perché Pechino rivaluti la ua valuta: andrebbe adottato "un tasso di cambio flessibile, basato sul mercato" – come dice John Snow, segretario del Tesoro Usa – per rendere meno competitive le merci che esporta.

Ma studiosi cinesi ritengono che se Pechino aumentasse il valore dello yuan, comunque, nel Paese le conseguenze sociali negative sarebbero maggiori di quelle positive. Aumenterebbe il potere di acquisto del denaro e l'importazione di beni di lusso, ma è prevedibile una forte diminuzione delle esportazioni. Le società straniere cercherebbero mano d'opera più economica, così da spingere il tenore di vita dei lavoratori cinesi ancora più in basso.

Per impedire ciò, nella seconda metà del 2004 il governo ha introdotto imposte sull'esportazione di fertilizzante, rame, alluminio e altri materiali, per aumentare il costo di questi prodotti e ridurre il volume della loro esportazione. Ma all'inizio di giugno Pechino ha revocato le imposte all'esportazione sui prodotti tessili, dopo che Usa e Ue avevano reintrodotto le quote massime di importazione. Con l'Ue è stato poi raggiunto un accordo che reintroduce un limite massimo alle esportazioni nel settore, ma ciò significa una notevole contrazione della produzione tessile, con riduzione dei profitti per le imprese e perdita dei posti di lavoro. Con gli Usa a questo punto si profila lo spettro di una guerra commerciale.

Esiste una via d'uscita da questa situazione che non è stata considerata: aumentare i salari dei lavoratori cinesi. Questo farebbe crescere il costo degli articoli "Made in China" senza turbare i rapporti commerciali. Oggi la principale ragione della competitività dei prodotti cinesi consiste nell'ampia disponibilità di lavoro a buon mercato. I salari sono esigui, specie per gli 88 milioni di contadini migranti che dai villaggi di provenienza sono costretti a spostarsi per lavorare nelle industrie cittadine. A Dongguan, per esempio, un operaio lavora 100 ore in una settimana, in cui 7 giorni su 7 sono lavorativi, ma guadagna al massimo 900 yuan (circa 88 euro).

Questi lavoratori sono privi di assicurazione sanitaria e non hanno risarcimenti in casi di incidenti  sul lavoro, ma nessuno parla delle loro condizioni. Sacrificare i diritti dei lavoratori per ottenere maggiore competitività non può costituire una strategia duratura né dar luogo a uno stabile sviluppo dell'economia cinese. L'aumento di scioperi e di manifestazioni dimostra l'emergere del conflitto lavoro-capitale. Se la situazione non cambia, porterà a più gravi conseguenze, tali da minacciare sempre di più la stabilità politica.

Per contrasto, un aumento dei salari dei lavoratori darà loro un maggior potere d'acquisto e farà crescere la domanda interna. Lo sviluppo del mercato interno cinese non può basarsi solo sui cospicui consumi di un'elite: oggi pochi cinesi possono permettersi le auto di lusso o le case nuove, mentre la larga maggioranza può a stento soddisfare le necessità quotidiane.

La maggior parte dei lavoratori migranti lascia le famiglie nella terra di origine e manda loro l'intero salario una volta l'anno, quando questo gli viene corrisposto: sono frequenti i casi in cui i datori di lavoro negano o dilazionano per anni il pagamento dei loro dipendenti. Un posto di operaio non fa guadagnare abbastanza per sostenere una famiglia nelle grandi città della costa meridionale, le più sviluppate. Se i migranti potessero stabilirsi nelle città, invece di dover lasciare la famiglia in campagna, si avrebbe un importante impulso al consumo, così da creare maggior domanda e altri posti di lavoro.

Il governo subisce una grande pressione da parte della comunità internazionale perché rivaluti lo yuan, ma la riduzione delle esportazioni potrebbe venire raggiunta in altri modi. La nazione dovrebbe ridurre, in modo progressivo, la sua dipendenza dalle esportazioni e diversificare l'economia tramite un aumento dei consumi interni e uno sviluppo più bilanciato. Se rende sicure le paghe dei lavoratori e ne rispetta le capacità, Pechino può promuovere realmente la stabilità e lo sviluppo della società cinese.

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