24/03/2006, 00.00
Cina

La Cina il buco nero della deforestazione asiatica

Il mercato cinese importa oltre il 50 % del legname da Paesi dove viene tagliato illegalmente e dove la deforestazione distrugge la vita delle comunità "più povere del mondo".

Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – La deforestazione illegale in tutta l'Asia trova nella Cina il suo canale principale e negli Stati Uniti, l'Unione Europea ed il Giappone i mercati chiave per prodotti e forniture in legno, che proviene da Paesi dove il fenomeno è diffuso ed i diritti umani ignorati.

Lo denuncia un rapporto presentato oggi, 24 marzo, a Jakarta dal Forest Trends, dal Centro internazionale per la ricerca forestale e dal Centro per la politica agricola cinese. Il documento si intitola "La Cina ed il mercato globale per i prodotti forestali" ed è il frutto di cinque anni di ricerche.

Secondo i dati raccolti, circa il 70 % di tutto il legname importato dalla Cina – il maggiore consumatore mondiale – viene convertito in mobili, pannelli di compensato ed altri prodotti lavorati, per  essere poi esportato. Negli ultimi 8 anni Pechino si è accaparrata il 33 % del mercato globale delle forniture e l'affare in crescita - raddoppiato dalla crescente domanda interna di carta e materiale ligneo - devasta le foreste di tutto il mondo e distrugge la vita delle comunità che vi abitano.

"Sono molto pochi – dice Andy White, uno degli autori - i consumatori che capiscono che il prezzo basso pagato per questi prodotti è direttamente collegato allo sfruttamento di alcune fra le persone più povere della Terra".

Il rapporto chiede al governo cinese di agire per rafforzare le riforme politiche interne relative al legname, migliorare la produttività e concentrarsi di più sulla protezione dell'ecosistema. Queste scelte potrebbero aiutare Pechino e tutta l'industria a ridurre l'appoggio all'importazione di legname, che aiuta la deforestazione illegale in altre nazioni. La Cina rappresenta infatti il destinatario di più del 50 % delle esportazioni di Paesi come la Papua Nuova Guinea, il Myanmar e l'Indonesia. Qui, l'80 % del mercato del legname è illegale: la mancanza di una politica per la protezione delle foreste ed una legislazione oscura sull'argomento peggiorano la situazione.

Il documento prevede che "continuando di questo passo le foreste naturali in Indonesia spariranno in 10 anni e quelle della Papua in un periodo fra i 13 ed i 16 anni". La situazione in Myanmar "non è migliore, anzi potrebbe essere anche peggiore".

Jakarta ha cercato di fermare le esportazioni illegali verso la Cina, un mercato stimato intorno ad 1 miliardo di dollari americani, mentre Pechino ha deciso di tassare la produzione di generi di lusso collegati al legname, come gli yacht.

Il governo cinese ha aggiunto nche una speciale tassaa per le bacchette usa e getta in legno, usate in tutti i ristoranti del Paese: "Per la loro produzione - spiega il ministero cinese delle Finanze - si consumano ogni anno 1,3 milioni di metri cubi di legno. Questo esercita una pressione insostenibile sulle già provate risorse boschive del paese". Ma il tutto sembra essere una goccia nell'oceano.

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