01/02/2008, 00.00
CINA
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La Cina in ginocchio, il Governo incapace di affrontare l’emergenza-neve

Decine di milioni di persone in 160 città e contee senza elettricità né acqua. A Chenzhou, città di 4 milioni di abitanti, c’è riso per soli 5 giorni. I viaggiatori lottano per salire sui treni. Gravi danni all’agricoltura e preoccupazioni per l’economia. Salgono le critiche contro il governo e Hu dice che ha “perso il sonno”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Peggiorano l’emergenza e il caos nella Cina travolta dalla neve. Mentre le strade rimangono bloccate, scarseggiano sempre più l’energia e il cibo. Crescono le critiche contro il governo incapace di affrontare l’emergenza, mentre la neve non dà tregua.

Secondo la statale Xinhua, oltre 160 contee e città (decine di milioni di persone) mancano di energia e di acqua potabile, ma si teme che la situazione sia molto peggiore dei dati ufficiali. I 4 milioni di abitanti di Chenzhou (Hunan) sono senza elettricità né acqua da oltre una settimana, dopo che intere linee di energia sono crollate insieme agli alberi. La tv di Stato dice che la città ha petrolio per soli altri 7 giorni e riso per non più di 5, dopo che olio e vegetali sono già finiti. L’acqua è razionata.

In altre zone dell’Hunan, sui cavi dell’elettricità si formano 6 centimetri di ghiaccio che li fa cadere per il peso. Nella provincia di Guizhou i prezzi di petrolio e candele sono quadruplicati.

Per la mancanza di carbone hanno già chiuso centrali elettriche che producono oltre 4mila megawatt, pari a 5 volte la diga delle Tre Gole. I minatori lavorano senza sosta e i treni che portano carbone hanno la priorità. D’inverno è anche minore la produzione di energia idroelettrica, perché per molti fiumi è una stagione secca. Esperti ritengono che se l’attuale situazione perdura per un’altra settimana, ci sarà una mancanza di energia che colpirà l’intera economia nazionale, anche perché saranno privilegiate le esigenze di città e abitazioni. Oggi la borsa di Shanghai ha perso il 3,55% nelle prime ore, con gli investitori preoccupati per le conseguenze sull’economia.

Intanto nuove tempeste di neve si abbattono sulle già colpite Hunan, Guizhou e Jianxi. Si prevede maltempo per giorni.

I treni hanno ripreso a partire, anche usando locomotori diesel per le zone priva di energia. Ma a Guangzhou centinaia di migliaia di viaggiatori in attesa da giorni lottano tra loro per salire sui convogli; cordoni di polizia presidiano le strade vicino alla stazione per assicurare un minimo di ordine. E’ tale la ressa di viaggiatori, in attesa da giorni nelle stazioni di treni e pullman e negli aeroporti, che Yan Jiangying, portavoce dell’Amministrazione statale per l’alimentazione e le medicine, ha ammonito contro i rischi di malattie infettive, specie intestinali.

Danneggiati 8,4 milioni di ettari di coltivazioni, mentre sono morti 874mila maiali, 85mila mucche e 14,35 milioni di polli. Xu Xihe, portavoce del ministero del Commercio, ha detto ieri in tv che “i prezzi delle verdure hanno raggiunto nuovi record”.

Il governo appare privo di un piano efficace per affrontare l’emergenza e nessuno fa previsioni. L’intervento di centinaia di migliaia di soldati è stato utile per portare soccorsi, ma anche l’esercito manca dei mezzi e dell’esperienza necessari. Dopo che il premier Wen è andato a manifestare “solidarietà” nelle stazioni ferroviarie affollate da milioni di migranti, ieri il presidente Hu Jintao è stato al porto di Qinghuangdao, nodo per il trasporto del carbone, e ha chiesto ai lavoratori di accelerare il più possibile le operazioni per la spedizione del minerale verso le zone colpite. Seguito dalla tv di Stato, è sceso per 400 metri in una miniera dello Shanxi, dove ha confidato che questo problema gli sta “togliendo il sonno” e ha chiesto ai minatori di restare a lavorare anche durante la festa del Nuovo anno lunare, per assicurare il carbone.

Ma salgono le critiche al governo, che per privilegiare la rapida crescita economica ha realizzato strutture molto vulnerabili e non ha considerato le possibili emergenze. Ad esempio sono state costruite molte reti elettriche ad alto voltaggio e centrali a carbone, che sono più vulnerabili ai disastri naturali. Come pure ha consentito per anni la proliferazione di miniere non sicure per aumentare la produzione di carbone per cui, quando ha infine cominciato a chiudere quelle più pericolose, si è trovato con riserve scarse.

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