31/10/2008, 00.00
CINA- ASIA CENTRALE -RUSSIA
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La Cina si propone come asse di stabilità per l’Asia centrale

Il premier Wen, ad Astana per il summit della Shanghai Cooperation Organization, propone maggior cooperazione e la creazione di una fitta rete di infrastrutture, anche per l’energia. Forte delle sue riserve di valuta, vuole aumentare i legami con gli Stati vicini e sfruttarne le risorse.

Astana (AsiaNews/Agenzie) – Il premier Wen Jiabao assicura che il mercato finanziario cinese rimarrà stabile e potrà aiutare la Russia e i Paesi dell’Asia centrale a superare la crisi globale. Intanto propone rapporti sempre più stretti e la creazione di una rete di infrastrutture e per il commercio dell’energia.

Wen si trova ad Astana dal 29 ottobre, dove partecipa al 7° incontro dei primi ministri dei Paesi della Shanghai Cooperation Organization (Sco, fondata nel 2001 con funzioni di sicurezza politica interna ma che si è sempre più evoluta come forum di collaborazione globale). Il premier cinese insiste che “è necessario realizzare una maggiore interazione tra le nostre comunità finanziarie ed economiche”. “I membri Sco devono lavorare… per accrescere la coordinazione delle politiche monetarie e migliorare i controlli finanziari”.

Pechino si propone, di fatto, come asse centrale per questo “affronto comune” della crisi finanziaria globale e propone maggiori investimenti per creare un sistema interconnesso di infrastrutture, trasporti ed energia. Forte della maggior riserva mondiale di denaro liquido, la Cina vuole assicurarsi le grandi fonti energetiche di Asia centrale e Mar Caspio, ma anche favorire un mercato in cui non ci sia una valuta dominante ma plurime monete di riferimento. E’ pronta a finanziare progetti economici dei membri Sco, anzitutto per assicurare la sicurezza alimentare.

Ad Astana sono presenti anche Pakistan, Mongolia, India e Iran come “osservatori” e possibili futuri membri. Ieri Wen si è incontrato con il premier mongolo Sanj Bayar. Stretta tra Russia e Cina, la Mongolia in passato ha cercato anche maggiori rapporti con gli Stati Uniti, definiti “la nostra terza frontiera”. Ma ora Pechino insiste per maggiori rapporti e infrastrutture, con priorità per la ricerca e la produzione delle ricche risorse minerarie della Mongolia, e ne riceve il plauso.

Wen ha pure parlato con Parviz Davoodi, primo vicepresidente dell’Iran, Paese boicottato dall’Occidente per il suo programma nucleare, pure parlando di maggior cooperazione, per assicurare “la stabilità nella regione”.

Intanto oggi Cina e Kazakistan hanno diffuso un comunicato congiunto in cui lodano la loro crescente cooperazione e confermano la volontà di aumentarla nell’attuale periodo di crisi globale, anche per realizzare “la stabilità e lo sviluppo” della regione e del mondo. Kazakistan e Uzbekistan sono ricchi di gas e petrolio.

Mosca è d’accordo nel tenere l’Occidente “fuori” da queste regione, ma contende a Pechino il ruolo di leader, anche se in questa fase si presenta più debole perché la crisi ha colpito anche le sue aziende. Ieri il premier russo Vladimir Putin, parlando pure ad Astana della crisi finanziaria, ha biasimato “l’egoismo economico” di chi l’ha causata, senza nominare gli Stati Uniti.

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