28/01/2011, 00.00
MYANMAR
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La Corte suprema birmana respinge l’appello: la Nld è un partito illegale

Il dibattimento in aula è durato pochi minuti, poi il verdetto. Legale Nld: resta l’appello finale al Capo della giustizia, ma restano i dubbi attorno al partito di Aung San Suu Kyi. Politico birmano in esilio: commissione indipendente internazionale per indagare i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità.
Yangon (AsiaNews) – Oggi a Naypyidaw la Corte suprema birmana ha respinto il secondo appello presentato dai leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld), contro la dissoluzione del partito. L’anno scorso – alla vigilia delle elezioni parlamentari – la Commissione elettorale aveva dichiarato fuorilegge la Nld, perché aveva rifiutato la registrazione secondo le procedure previste dalla giunta militare; il partito resta quindi illegale. Intanto Tint Swe, membro del governo birmano in esilio, invoca “con urgenza” la nascita di una “inchiesta internazionale indipendente” per verificare i casi di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità” in Myanmar.  
 
Questa mattina i giudici hanno respinto il secondo ricorso presentato dai legali; il procedimento in aula è durato solo pochi minuti, quindi il verdetto negativo. Kyaw Hoe, uno dei legali della Nld, ricorda che esiste ancora una possibilità per far rinascere il partito: sottoporre il procedimento al presidente della Corte suprema. Egli ha anche aggiunto di non sapere “se presenteremo o meno l’appello finale”.
 
La Nld, guidata dalla Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, ha rifiutato di sottostare alle regole sancite dalla giunta in vista del “voto farsa” del novembre 2010. Per questo il 14 settembre, due mesi prima delle elezioni, la Commissione elettorale (Uec) ha dichiarato fuorilegge il partito.
 
Intanto la diaspora birmana continua la lotta per i diritti umani in Myanmar. Tint Swe, membro del Consiglio dei ministri del governo di coalizione nazionale dell’Unione della Birmania (NCGUB), lancia un appello ad AsiaNews per la nascita di una “inchiesta internazionale indipendente”, che verifichi i casi di violazione dei diritti umani. Rifugiatosi in India dopo le elezioni del 1990, vinte dalla Nld e mai riconosciute dalla dittatura militare, il politico chiede che “il primo passo” sia la creazione di una “Commissione di inchiesta con mandato Onu”, per verificare i casi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
 
Fra gli abusi perpetrati dalla giunta, Tint Swe ricorda gli episodi più recenti: le migliaia di persone di etnia Karen, stanziate nei pressi del confine tra Thailandia e Myanmar, costrette a fuggire per scampare alle violenze. Ancora, le repressioni contro le minoranze fra cui la cristiana Chin e gli Arakan.
 
Nei giorni scorsi una delegazione birmana ha presentato un rapporto sui diritti umani in Myanmar al Consiglio Onu di Ginevra. Il dissidente birmano spiega che “la Birmania è la sola nazione al mondo in cui il Comitato per i diritti umani è guidato dal Ministero degli interni”, che è al contempo responsabile di “torture e arresti di dissidenti politici, repressione di proteste pacifiche e politicizzazione della religione”. Il paradosso, conclude Tint Swe, è che i diritti umani dei cittadini birmani “sono nelle mani dei criminali” che stanno al governo.
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