02/01/2018, 10.49
RUSSIA
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La Russia di Putin si rivolge all’Asia

di Vladimir Rozanskij

Sempre più evidente la “svolta asiatica” nella politica e nell’economia. Fra tanti successi, lo smacco dell’esclusione della Russia dai Giochi olimpici invernali di Pyeongchang. Ma la Corea del Sud ha promesso “nove ponti di cooperazione” e accoglienza calorosa per gli atleti di Mosca.

Mosca (AsiaNews) - Il 2017 ha regalato alla politica russa in Asia uno sviluppo tranquillo e produttivo, al contrario delle frontiere occidentali della Federazione. È cresciuto il ruolo di Mosca nel processo di regolazione della questione nucleare in Corea del Nord; l’organizzazione di cooperazione di Shanghai si è arricchita con l’adesione dell’India e del Pakistan. È cresciuto di continuo lo scambio commerciale con i principali partner della Russia nella regione (Cina, Giappone e Corea del Sud). Avanzano in modo positivo le trattative per la firma di un accordo riguardante una zona di libero commercio tra Russia e Cina, e anche tra la Cina e l’unione economica eurasiatica.

L’unico vero insuccesso è l’esclusione della squadra nazionale russa dalle Olimpiadi invernali in Corea del Sud con la propria bandiera, ma in cambio il presidente coreano Moon Jae-in ha annunciato l’intenzione di innalzare “nove ponti di cooperazione” con Mosca. Durante la conferenza stampa del 14 dicembre, il presidente Vladimir Putin ha nominato nove volte la Cina, 13 volte la Corea del Nord e neanche una volta uno qualunque dei Paesi dell’Unione Europea. Come ricorda Mikhail Korostikov, analista del giornale Kommersant, l’Europa nei discorsi del presidente ricorre per lo più come un’entità astratta (la “civiltà europea”), oppure come un luogo dove giungono tramite la Russia i treni cinesi con i vari prodotti commerciali.

Su questa “svolta asiatica” della Russia discutono gli esperti e gli addetti ai lavori già da qualche anno, e nelle prese di posizione di Putin appare già realizzata, tanto da definire la sua ideologia politica una nuova forma di “eurasismo”, ricordando il movimento di inizio ‘900 che traduceva nell’idea di Eurasia i contenuti della grande questione slavofila ottocentesca. Il 2018 è attesa per una serie di verifiche e di risposte alla possibile integrazione politico-economica dei grandi paesi asiatici, in cui la concorrenza tra la Cina e l’India dovrebbe trovare un soddisfacente equilibrio, magari grazie proprio alla mediazione russa.

Anche di fronte alla minaccia globale dell’escalation nucleare in Corea del Nord, la Russia sta acquistando un certo ruolo di mediazione, visto anche il continuo peggioramento delle relazione tra Pyongyang e Pechino, soprattutto nel confronto tra la Corea e gli USA. A Mosca negli ultimi mesi si sono incontrati i rappresentanti delle due parti in conflitto, e anche se le trattative non hanno dato per ora alcun risultato, la diplomazia russa appare l’unica in grado di smuovere in qualche modo le barriere che impediscono qualunque passo verso la pace.

Meno positivi sono i segnali economici nei confronti del Giappone, che condivide in parte le diffidenze europee e americane nei confronti del regime putiniano e delle sue scelte di politica internazionale, ma anche del suo sistema giuridico interno. Molto più soddisfacenti le relazioni con la Cina di Xi Jinping, il principale referente politico-ideologico dello stesso Putin. A maggio il presidente russo aveva partecipato al summit di Pechino chiamato “Una Cintura – Una Strada (One Belt, One Road)”, o della “nuova via della seta”, e nel corso dell’anno i due leader si sono incontrati altre tre volte, a giugno Putin ha addirittura insignito il leader cinese dell’ordine di S. Andrea Protoclito “per i grandi meriti nel rafforzamento dell’amicizia tra i popoli di Russia e Cina”. I due Paesi stanno concludendo due importantissimi accordi commerciali, tra Mosca e Pechino e tra Pechino e l’Unione Eurasiatica. In essi, ad esempio, verrà tolto l’obbligo di residenza per le grandi compagnie tecnologiche; la conclusione tecnica di questi accordi è prevista per il 4 gennaio 2018, lasciando poi sei mesi ulteriori di verifiche politiche prima della firma. In seguito, verranno invitati a unirsi anche tutti i paesi interessati, sia gli altri partner eurasiatici della Russia, sia i Paesi dell’Asia Sud-orientale (il Vietnam ha già preannunciato la propria adesione).

Anche il cambio della guardia in Corea del Sud si è rivelato un evento assai positivo per la Russia, viste le evidenti simpatie di Moon Jae-in nei suoi confronti. I “nove ponti” da lui annunciati riguardano la sfera energetica, elettrica, agricola e gli altri grandi comparti dell’economia, rispondendo in questo modo ai programmi degli “otto punti” del giapponese Shinzo Abe. Così dal parlamento coreano sono giunte assicurazioni per tutti gli atleti russi che parteciperanno alle Olimpiadi senza la propria bandiera, garantendo la più calorosa ospitalità da parte degli abitanti di Pyeongchang, pronti addirittura a vestirsi con i costumi nazionali russi e tifare con il tricolore per i suoi atleti.

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