18/03/2009, 00.00
RUSSIA
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La comunità ebraica russa teme per il suo futuro. A rischio la missione degli stranieri

Espulsi due rabbini perché svolgevano attività missionaria avendo solo visti turistici. Medvedev afferma di non voler interferire negli affari religiosi. Il ministero della giustizia annuncia una nuova legge per regolamentare l’attività missionaria degli stranieri.
Mosca (AsiaNews/Agenzie) - La comunità ebraica russa teme per il suo futuro nella Federazione. Il rabbino capo di Russia, Berel Lazar afferma che le recenti espulsioni di due rabbini stranieri sono “un segnale molto deprimente” e che “per la prima volta in molti anni” la comunità ebraica è preoccupata per il suo avvenire nel Paese.
 
Lazar (nella foto col presidente russo Medevedev) ha manifestato la sua preoccupazione in seguito alle espulsioni dei rabbini Zvi Hershcovich di Stavropol e Yisroel Silberstein di Primorye. Cittadini statunitensi entrati in Russia con visto turistico, i rabbini svolgevano attività missionaria senza l’adeguato permesso di residenza concesso a chi entra nella Federazione con scopi religiosi.
 
I rabbini si sono difesi affermando che, senza di loro, le comunità ebraiche sarebbero rimaste senza guida. La Federal Jewish National and Cultural Authority ha sottolineato che la presenza di religiosi stranieri sul territorio della Federazione “è complicata dal fatto che la lista delle professioni per ricevere un visto di lavoro non contempla il clero”. L’organizzazione ebraica cita i casi di oltre 30 persone, rabbini e sacerdoti cattolici e protestanti, che dal 1998 al 2003 sono stati espulsi dalla Russia. Il tema dei visti per i religiosi è un problema annoso al centro di ripetute polemiche. Con Putin al Cremlino e Alessio II alla guida della Chiesa ortodossa il mancato rinnovo dei permessi di soggiorno è stata l’arma con cui le autorità russe hanno espulso dalla Federazione missionari di diverse confessioni. L’annus horribilis è stato il 2002, in cui anche diversi sacerdoti cattolici hanno dovuto lasciare il Paese per la generica accusa di proselitismo. Tra questi i parroci di Vladimir, padre Stefano Caprio, Jaroslavl', padre Stanislaw Krajnjak, e Rostov sul Don, padre Eduard Mackewicz, oltre al vescovo ordinario della diocesi siberiana di San Giuseppe a Irkutsk, monsignor Jerzy Mazur.
 
Nonostante il presidente Medvedev ripeta di non voler interferire negli affari religiosi, la sua decisioni di accentuare il legame del Cremlino con la Chiesa ortodossa e alcune azioni del ministero della giustizia nei confronti di religioni e confessioni cristiane minoritarie, fanno temere il ritorno ai tempi del 2002. Il rischio è quella di azioni dimostrative che ribadiscano il pur legittimo primato dell’ortodossia mettendo in atto una stretta sulla libertà religiosa delle altre comunità di credenti.
 
Il 12 marzo, a pochi giorni dalle espulsioni di Zilbershtein e Hershcovich, il Ministero della giustizia russo ha annunciato un progetto di legge per regolamentare l’attività missionaria. Sergej Miluškin, capo dipartimento delle relazioni con le organizzazioni non commerciali presso il Ministero della Giustizia, ha affermato: “Anzitutto, vogliamo precisare il concetto stesso di attività missionaria inoltre, verranno poste le condizioni della sua realizzazione, e i parametri della responsabilità amministrativa per la missionarietà illegale”.
 
Il progetto di legge sarà presentato al governo entro la fine dell’anno e riguarderà soprattutto i predicatori stranieri. Il funzionario del ministero della giustizia ha anticipato che la nuova normativa contemplerà anche casi come quello di Zilbershtein e Hershcovich.  “Gli stranieri che predicano in Russia con un visto turistico in tasca - ha affermato Miluškin - devono aspettarsi l’estradizione dal Paese per violazione della legislazione sui migranti, come pure una bella multa”.
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