06/06/2018, 09.12
QATAR - GOLFO
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La crisi fra Doha e Riyadh 'ha rafforzato il Qatar e indebolito l’alleanza del Golfo'

Secondo cheikh Mohammad ben Abderrahmane al-Thani il Paese e il suo popolo “sono più forti”. Egli nega una condizione di “isolamento”, ora Doha è “un partner internazionale di peso”. L’acquisto di un sistema di difesa russo rischia di aprire un nuovo fronte di scontro con Riyadh. L’inutile mediazione del Consiglio di cooperazione del Golfo.

Doha (AsiaNews/Agenzie) - La crisi politica, diplomatica ed economica che da un anno vede opposte Doha e le altre nazioni del Golfo, in particolare Arabia Saudita e Qatar, ha di fatto “rafforzato” l’emirato. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri del Qatar, cheikh Mohammad ben Abderrahmane al-Thani, sottolineando che il Paese è oggi più competitivo sulla scena internazionale e più solido al suo interno. 

“Un anno dopo - ha scritto il ministro su Twitter - il Qatar e il suo popolo sono più forti”. Fra gli attori principali della peggior crisi attraversata dalle monarchie del Golfo, al-Thani aggiunge che “si parla sin troppo di vittorie immaginarie e di isolamento” del Paese. In realtà, a distanza di un anno la realtà “testimonia il contrario”, perché “è diventato un partner internazionale di peso”. 

Dal 5 giugno scorso Arabia Saudita, Emirati, Bahrain ed Egitto hanno tagliato ogni rapporto con il Qatar, accusato di finanziare gruppi terroristi attivi nella regione. Secondo alcuni analisti ed esperti all’origine dello scontro fra Qatar e Arabia Saudita vi sarebbero i legami fra Doha e Teheran, che di recente ha confermato il proprio sostegno economico e diplomatico al partner del Golfo.

In realtà dietro la controversia vi sarebbe la contrapposizione all’interno dell’islam sunnita fra Doha e Abu Dhabi. Questa ha isolato il piccolo emirato nell’area, avvicinandolo ancor più alla Repubblica islamica, alla Turchia e al Marocco. Molti beni e prodotti entrano in Qatar attraverso Kuwait ed Oman.  

La portavoce del ministero Louloua al-Khater ha anticipato ieri la possibilità di nuovi dialoghi a settembre per cercare di sbloccare la situazione di tensione. Tuttavia, avverte, “ciò dipenderà dai Paesi del blocco”. Doha “è aperta al dialogo”, ma al tempo stesso i vertici governativi continueranno a negoziare con Mosca l’acquisto del sistema missilistico di difesa antiaereo russo S-400. Un progetto, quest’ultimo, che pare destinato ad aumentare le tensioni con le altre nazioni dell’area. In risposta, i vertici dell’Arabia Saudita si sono appellati alla Francia perché intervenga presso il Cremlino e blocchi la vendita degli armamenti. In caso contrario il regno wahhabita si dice pronto a intraprendere una azione militare contro il Qatar. 

In una situazione di crescente tensione, la prima vittima di questa crisi sembra essere il Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), nato nel 1981 su impulso dell’Arabia Saudita e il sostegno degli Stati Uniti, in risposta alla rivoluzione degli ayatollah in Iran del 1979. Il blocco è formato da sei nazioni: Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. 

In questi 12 mesi si sono registrati durissimi scambi di accuse e minacce all’interno dei due blocchi contrapposti, che rischiano di far crollare una istituzione già da tempo in forte crisi. Finora è servita a poco la fragile mediazione del Kuwait, che cerca di preservarne l’unità e scongiurare un altro conflitto in una regione già martoriata da troppe guerre. E le recenti minacce saudite di un attacco a Doha non servono certo ad allentare la tensione.

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