10/03/2018, 09.32
RUSSIA
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La devozione alla beata Matrona Moskovskaja, la ‘santa di Stalin’

di Vladimir Rozanskij

Il culto della beata si è diffuso già in pieno regime comunista. Le si attribuiscono guarigioni e consigli spirituali. Nel 1941 avrebbe incontrato il dittatore e gli avrebbe predetto la vittoria.

Mosca (AsiaNews) - Lo scorso 8 marzo a Mosca si sono tenuti grandi festeggiamenti, non solo per la Giornata della donna, ma anche per un motivo dettato dalla pietà popolare: ricorrevano i 20 anni dalla ricognizione e traslazione delle reliquie della beata Matrona Nikonova, detta “Moskovskaja” per la fama che la circondava nella capitale, in cui trascorse la sua esistenza.

La festa delle donne è già di per se’ molto sentita in Russia, essendo la data della sollevazione delle donne di Pietrogrado che diede inizio alla rivoluzione russa di cento e un anno fa, diventando poi data simbolica del femminismo a livello mondiale. Proprio in quella data, l’8 marzo 1998, l’allora patriarca di Mosca Aleksij II (Ridiger) decise di effettuare la ricognizione delle reliquie della beata Matrona, a conclusione dei lavori della Commissione sinodale che doveva pronunciarsi in merito alle sue virtù. L’anno seguente il Sinodo ortodosso proclamò solennemente la sua canonizzazione come beata della chiesa di Mosca.

Il culto di Matrona si era diffuso subito dopo la fine del regime ateista, che aveva cercato di impedirlo per decenni, nonostante la sua fama fosse già comunque molto ampia anche al di fuori di Mosca. Un monastero di Mosca aveva infatti pubblicato nel 1993 un libro di memorie di un’amica di Matrona, Zinaida Zhdanova, morta novantenne nel 2007. Zinaida aveva convissuto con la santa nei suoi ultimi anni di vita (Matrona era scomparsa nel 1952) ed era stata testimone di moltissimi miracoli di guarigione a lei attribuiti, oltre alle divinazioni e ai consigli spirituali che elargiva a chi si recava a trovarla nella sua minuscola stanzetta al centro della città. Lei stessa non poteva muoversi, essendo cieca dalla nascita (era priva dei bulbi oculari) e paralitica dall’età di 17 anni.

Il libro di Zinaida ebbe un’enorme diffusione, tanto da costituire uno dei testi-simbolo della rinascita religiosa post-comunista. L’aspetto taumaturgico della biografia di Matrona, insieme a tanti episodi particolarmente sorprendenti inseriti nel rigido contesto sovietico della società atea e anticlericale, sembrava suggerire una devozione molto vicina all’occultismo e alla magia, accessibile anche a chi non aveva alcun rapporto con la fede e con la Chiesa. Per questo motivo il patriarca e i suoi collaboratori decisero di compiere approfondite indagini, denunciando le memorie di Zinaida come “apocrife” e facendo pubblicare una “Vita di Matrona” purificata dagli aspetti più superstiziosi. La tomba della beata, che i sovietici avevano tentato di occultare di fronte al diffondersi della devozione clandestina, fu riportata al monastero della Protezione della Madre di Dio a Mosca, dove ogni giorno è visitata da un numero impressionante di fedeli; ogni domenica le code per onorarla si distendono per diverse ore, e lo scorso 8 marzo non bastava l’intera giornata per raggiungerla, così che la cappella è rimasta aperta anche tutta la notte.

L’episodio più clamoroso dei racconti “apocrifi” di Zinaida riguarda l’incontro di Matrona con il generalissimo Stalin. Nel 1941, dopo che Hitler aveva invaso l’Unione Sovietica infrangendo il patto reciproco tra tedeschi e sovietici, il dittatore georgiano rimase per giorni in preda al panico, senza sapere cosa fare; lui che non si fidava di nessuno, non si aspettava il tradimento del capo dei nazisti. Tentato di fuggire da Mosca, si fece portare dalla veggente, che gli predisse la vittoria se fosse rimasto nella capitale, nonostante l’imminente arrivo del nemico: “il popolo russo sarà con te, se tu rimarrai al tuo posto”. I sovietici resistettero all’invasore dando prova di straordinario eroismo (si pensi alla battaglia di Stalingrado, o all’assedio di Leningrado), anche perché Stalin aveva permesso la riapertura delle chiese, forse proprio per realizzare la profezia di Matrona. Il patriottismo russo, soffocato dall’ideologia internazionalista del partito, risorse in quegli anni che portarono alla grande vittoria, e la Chiesa da allora rimase una fedele alleata del regime.

La “riabilitazione” di Stalin nella percezione dei russi è in effetti un fenomeno che sta assumendo proporzioni sempre più impressionanti, tanto che secondo i sondaggi più seri già quasi il 60% della popolazione giustifica perfino le vittime dei lager. Negli ultimi anni, dopo l’annessione della Crimea, i toni dell’ideologia nazional-cristiana che guidano la politica putiniana si sono fatti sempre più intensi, trovando proprio nella memoria del “padre dei popoli” e delle sue vittorie un motivo di ispirazione. A Stalin si attribuiscono inediti aspetti di religiosità personale, che sarebbe rimasta in lui dal seminario frequentato in gioventù a Tbilisi, quando sognava di diventare patriarca della Georgia.

Non stupisce quindi che la devozione alla sua “madrina spirituale” sia stata esaltata per l’occasione in maniera eccezionale, essendo capitata anche nei giorni della campagna elettorale che prevedono la rielezione di Putin a presidente della Russia. La liturgia sulla tomba di Matrona è stata celebrata dal patriarca Kirill (Gundjaev), che ha ammonito il popolo a imparare dalla santa ad accettare le prove e le contrarietà: “La sofferenza non ci deve abbattere, non ci deve togliere le forze, non deve, come si dice oggi, modificare la qualità della nostra vita umana. La sofferenza deve soltanto rafforzare la nostra fede, e affinare il nostro senso religioso”, ha spiegato il patriarca nell’omelia alle migliaia di pellegrini radunati intorno alle spoglie della beata Matrona.

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