20/11/2006, 00.00
IRAN
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La diplomazia iraniana si scontra con il rispetto internazionale per i diritti umani

di Dariush Mirzai

Teheran, che nelle strutture internazionali spesso non trova alleati, ricorre a manovre di sbarramento per evitare di finire sotto accusa per la repressione e le discriminazioni che pratica.  

Teheran (AsiaNews) - Nelle trattative sul nucleare, la diplomazia iraniana dimostra una grande abilità a giocare a scacchi o a poker. Ma in altre questioni multilaterali, tra l'altro i diritti umani, l'Iran sembra talvolta totalmente isolato. Questo grande Paese del Medio Oriente conferma di avere 15 vicini, ma nessun amico.

A New York, per l'elezione di eminenti giuristi nella Commissione per il diritto internazionale, il candidato iraniano non è stato eletto nel gruppo asiatico, al contrario dei candidati della Giordania, dello Sri Lanka e del Qatar.

Più penoso per la Repubblica islamica: il progetto iraniano di Risoluzione contro il Canada, nell'Assemblea generale (Terzo comitato, incaricato tra l'altro dai diritti umani) non ha finora ricevuto l'appoggio di nessun altro Stato. Intitolato "Situazione dei popoli indigeni e degli immigrati in Canada", questo testo critica la politica canadese verso le donne, i prigionieri, gli "African Canadians" e vari altri gruppi di persone. La mossa è chiaramente intesa come un contrattacco, perché il Canada è, quest'anno, come già nel passato recente, autore di una Risoluzione sulla "Situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica d'Iran".

Però sembra che quest'anno, l'Iran potrebbe avere successo nel fermare la Risoluzione canadese. L'anno scorso, mancava solo l'adesione di pochi Stati alla procedura di "non action", famosa per l'uso e l'abuso fattone dalla Cina. Quest'anno ci saranno forse abbastanza paesi del Sud, spesso anche criticati per le loro violazioni dei diritti umani, a appoggiare il regime dei mullah contro l'Occidente.

Purtroppo, la politicizzazione dei diritti umani non è diminuita con la creazione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra. L'Iran, con il suo presidente che nella propaganda insiste sulla necessità della "giustizia", incoraggia l'uso dei fuochi di sbarramento, come ad esempio il concetto di "islamofobia" – perché non si parli troppo dell'aumento della repressione e delle discriminazioni in Iran, dopo l'elezione presidenziale dell'estate 2005.

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