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» 27/09/2007 14:22
MYANMAR
La disperata povertà della popolazione del Myanmar
Era lo Stato più ricco del sudest asiatico, primo esportatore mondiale di riso. Ora la popolazione non può pagarsi da mangiare e nemmeno può pagare l’autobus per andare al lavoro. L’energia elettrica è razionata. Ma la giunta militare si arricchisce.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – Oltre il 25% dei 56 milioni di abitanti del Myanmar vive con meno di un dollaro al giorno e gli aumenti del prezzo della benzina (+500% nell’ultimo mese) hanno scatenato le proteste. Eppure il Paese ha giacimenti di gas equivalenti a 600 di milioni di barili di greggio e assai ambiti da Cina, Russia, India e dagli altri Stati.

Manca l’elettricità, anche nelle città di media dimensione, dove spesso arriva solo per pochissime ore al giorno. Da quando la giunta militare al governo si è spostata nella nuova capitale Naypyidaw (costruita nel folto della giungla con il lavoro di schiavi), ora anche Yangon rimane spesso al buio. Manca l’acqua corrente: Ko Myint Oo, abitante di Dala subito fuori  Yangon, racconta che “occorre fare un’ora di fila per prendere dal lago due secchi d’acqua per bere”.

Nell’ultimo anno tutti i prezzi hnno subito un'impennata. Un viss di pollo (circa 1,7 chilogrammi) è passato da 3mila kyat a 5.500; il costo dell’olio di palma è cresciuto di circa l’85%. Nel Paese che una volta era il primo esportatore mondiale di riso, ora nelle città è diffusa la malnutrizione infantile. Il reddito medio pro capite è di 200 dollari annui, ma comprende anche i principeschi introiti dei capi militari.

Frank Smithuis, che qui ha lavorato per Medici senza frontiere, osserva che “la gente è passata da tre pasti al giorno a due e poi a uno. Un pasto al giorno non basta”.

Il sistema sanitario assiste solo chi può pagare; tubercolosi, malaria e Aids sono diffusi. Il sistema scolastico è quasi inesistente in molte zone: in villaggi come Leat Pan Gyunt, a sud di Sittwe, la scuola locale consiste in una sola stanza per tutte le otto classi elementari e medie e la cattedra è fatta di tavole di legno sopra due pile di mattoni. Per prevenire econtrollare le proteste degli studenti, la giunta ha spostato l’università di Yangon in zone fuori della città.

Sean Turnell, professore dell’università Macquarie in Australia, spiega che “la classe media sta vendendo tutto quanto possiede solo per poter sopravvivere. La gente non può nemmeno andare a lavorare, perché non può permettersi il costo del biglietto dell’autobus”. “Da tempo la gente vive al limite della sopravvivenza. Ora l’aumento del carburante ha spinto la popolazione oltre questo limite”.

Fonti locali raccontano che un salario medio è di 20-30mila kyat mensili e il biglietto giornaliero dell’autobus costa 200 kyat.  Ciò significa che per andare a lavorare, la gente deve impiegare da un quinto a un terzo del salario solo per i trasporti. A meno di non andare a lavorare a piedi. Le marce dei monaci che hanno innescato la protesta sono il simbolo di una denuncia anche sul prezzo dei trasporti. Analisti ricordano che la rivolta del 1988 (soffocata nel sangue con oltre 3mila morti) è stata scatenata dai problemi economici, più che dal desiderio di democrazia.

Eppure ancora lo scorso novembre Than Shwe, leader della giunta, ha celebrato le nozze della figlia Thandar in modo sontuoso: in un video la si vede indossare una collana di 6 fili di grandi diamanti, i capelli sono pure intrecciati di diamanti. Spostare l’organizzazione del governo nella nuova capitale si calcola sia costato almeno 300 milioni di dollari e la giunta mantiene un esercito di 375mila uomini. Per avere più soldi la giunta ha aumentato le tasse doganali lungo il confine, ma questo ha avuto effetti devastanti sul piccolo e medio commercio. (PB)


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