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    » 19/10/2007, 00.00

    MYANMAR

    La giunta "verso la democrazia”: ancora arresti e accuse all’Occidente



    Dopo 14 anni di consultazioni, i generali annunciano la formazione di un Comitato per la stesura della nuova Costituzione. Ma secondo analisti è solo una mossa per allentare la pressione internazionale. Continuano raid ai monasteri lungo il confine al nord, con l’aiuto delle autorità cinesi.
    Yangon (AsiaNews/Agenzie) – La giunta birmana annuncia la stesura di una nuova Costituzione come ulteriore passo della “road map” verso la democrazia. Secondo esperti è solo un altro tentativo di gettare fumo negli occhi della comunità internazionale, mentre continua a reprimere ogni voce di dissidenza. Sui media di Stato continua la propaganda anti-occidentale con attacchi diretti agli Stati Uniti, colpevoli di addestrare i monaci buddisti scesi in piazza contro il regime.
     
    Dopo 14 anni di consultazioni sulle linee guida che dovranno ispirare il documento, i generali che guidano il Myanmar dal 1962, hanno nominato un comitato di 54 membri che stilerà la nuova Costituzione. L’annuncio arriva oggi, mentre da settimane il regime militare subisce la pressione internazionale per la dura repressione delle proteste pacifiche del mese scorso: 10 morti e 3mila arresti, secondo dati ufficiali; ma più probabilmente centinaia di morti e oltre 6mila arresti, stando a fonti non ufficiali. In seguito alle violenze Usa, Unione europea hanno inasprito le sanzioni, mentre l’Onu sta lavorando a livello diplomatico per portare al tavolo dei colloqui i generali e la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari.
     
    Secondo analisti, l’avvio dei lavori alla nuova Costituzione è solo un “tentativo del governo di far credere alla comunità internazionale che procede verso la promessa democrazia” e un modo per allentare la pressione. Secondo la “road map” del regime, il testo della Carta sarà sottoposto a referendum popolare, in un processo che dovrebbe culminare con nuove elezioni. Elezioni a cui – nella possibilità che vengano mai organizzate – non potrà, però, partecipare la figura di spicco del movimento democratico, Aung San Suu Kyi. Una clausola vieta che per la poltrona presidenziale possano correre candidati sposati con stranieri: una clausola fatta apposta per la “Signora”, che è stata moglie dell’inglese Michael Aris, morto nel 1999.
     
    Mentre finge aperture da una parte, dall’altra la giunta non mette fine alla caccia all’uomo in monasteri e villaggi. Secondo il sito Mizzima News, vicino agli esuli birmani, i generali hanno ordinato una serie di perquisizioni nei monasteri buddisti nello Stato settentrionale Kachin e nelle zone vicine al confine con la Cina. Sarebbe la terza perquisizione ai monasteri dopo la rivolta dall'inizio di ottobre. “Questa volta, però, – informano fonti anonime – gli uomini del governo non si sono limitati ai monasteri delle città, ma sono arrivati anche in quelli delle zone più remote e sulle colline”. Sempre Mizzima sostiene che anche le autorità cinesi stanno facendo gli stessi controlli lungo il loro confine.
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