11/09/2012, 00.00
KAZAKHSTAN
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La nuova cattedrale di Karaganda, un tempo al centro della più grande regione di lager di Stalin

Dedicata alla Vergine di Fatima, la chiesa è stata dedicata domenica scorsa. Per i vescovi del Paese, essa rappresenta anche "un epitaffio e luogo di espiazione in onore delle vittime" e "un simbolo di evangelizzazione". "Prendendo in considerazione l'innumerevole numero di prigionieri che sono passati nei campi di lavoro forzato del Karlag - scrivono ancora i vescovi - è giusto dire che la terra del Kazakhstan in nessun altro luogo è stata così profondamente irrorata dal sangue e dal pianto di vittime innocenti della repressione comunista".

Karaganda  (AsiaNews) - "Un aspetto degno, un epitaffio e luogo di espiazione in onore delle vittime" della persecuzione comunista, un simbolo di evangelizzazione: è la nuova cattedrale di Karaganda, in Kazakhstan - inaugurata domenica scorsa - nelle parole di una lettera pastorale dell'episcopato del Paese. L'avvenimento è stato ricordato da Benedetto XVI che, all'Angelus, ha inviato il suo "cordiale saluto ai cattolici e a tutti i cittadini del Kazakhstan". A rappresentare il Papa, come suo legato, il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, che ha presieduto la dedicazione della cattedrale (nella foto), dedicata alla Madonna di Fatima, "Maria, Madre di tutti i Popoli".

La cattedrale sorge al centro di quello che era chiamato il "Karlag", parola composta da "Karaganda" e "lager". I campi di concentramento della regione  di Karaganda, durante l'epoca staliniana coprivano un'area grande all'incirca come la Francia e "ospitavano" le vittime della persecuzione politica e religiosa: fra i deportati, migliaia di cattolici di nazionalità polacca, ucraina, tedesca, lituana e bielorussa. Tra loro, anche sacerdoti, che hanno dato vita a una prima Chiesa clandestina. Ma solo il 19 marzo 1977 la Chiesa cattolica ricevette per la prima volta il permesso di celebrare una messa pubblica: si tenne in una baracca. Ed è stato necessario attendere il  29 giugno del 1980 per vedere un vescovo cattolico celebrare pubblicamente una messa sul suolo del Kazakhstan: era mons. Alexander Khira. Prima di lui, l'aveva fatto un uomo chiamato monsignor Richard di Burgundy, morto martire intorno al 1340.  

"Prendendo in considerazione l'innumerevole numero di prigionieri che sono passati nei campi di lavoro forzato del Karlag - scrivono ancora i vescovi - è giusto dire che la terra del Kazakhstan in nessun altro luogo è stata così profondamente irrorata dal sangue e dal pianto di vittime innocenti della repressione comunista".

Il "lungo periodo di grandi sofferenze" sofferto dal Paese è stato evocato anche dal card. Sodano che, all'omelia, presenti circa 1.500 persone, ha definito la nuova cattedrale come "un luogo privilegiato ove noi possiamo rendere pubblicamente il culto a Dio e ricevere da lui luce e forza per il nostro cammino". Il porporato ha anche invocato la protezione della Vergine sulla comunità cristiana del Kazakhstan. Che la vede già nel fatto singolare che il permesso di costruzione della cattedrale è stato concesso dalle autorità statali il 13 maggio 2003, nell'anniversario della prima apparizione della Vergine a Fatima.

 

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