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  • » 15/03/2017, 15.38

    FILIPPINE

    La polizia filippina invita i sacerdoti nelle violente operazioni antidroga



    La Conferenza episcopale filippina respinge la proposta legata alla campagna antidroga del governo Duterte. “La Chiesa sostiene qualsiasi strategia se non comporta uccisioni, corruzione e ingiustizie”. La vice presidente Leni Robredo critica la guerra alla droga: “i filippini ora sono disperati e indifesi”. Le ritorsioni del presidente Duterte contro i suoi avversari.

    Manila (AsiaNews) - Il gen. Ronald "Bato" Dela Rosa, direttore capo della polizia nazionale filippina (Pnp), ribadisce l’invito alla Chiesa cattolica ad unirsi alle autorità nella violenta campagna antidroga voluta dal presidente Duterte. Da mesi i vescovi filippini sono impegnati in una dura opposizione alla “cultura di morte” di tale politica, che in soli 8 mesi ha provocato la morte di oltre 7 mila persone per mano della polizia. Il generale chiarisce che l'invito è esteso ai rappresentanti di tutte le confessioni religiose. I vescovi, che già in passato hanno rifiutato l’invito del generale, ribadiscono il proprio dissenso. Sospesa in via temporanea, la guerra al traffico di stupefacenti viene ora reintrodotta in tutto il Paese.

    Lo scorso 10 marzo, Dela Rosa ha dichiarato: “In questo modo potrebbero verificare cosa succede davvero sul campo. La cosa potrebbe calmarli. È difficile se criticano solo”.

    La Conferenza episcopale filippina (Cbcp) aveva già respinto la proposta di Dela Rosa per un impegno congiunto Pnp-Chiesa, affermando che i sacerdoti non sono tenuti a dimostrare il loro sostegno nella lotta alla droga prendendo parte alle nuove operazioni della polizia.

    P. Jerome Secillano, direttore del Public Affairs Committee della Cbcp, ha affermato: “La Chiesa sostiene qualsiasi strategia [nel combattere il traffico di stupefacenti ndr], fin quando questa non comporti uccisioni, corruzione e ingiustizie”.

    Dela Rosa sostiene che la presenza di uomini di Chiesa durante le operazioni potrebbe ammorbidire i sospettati e spingerli a consegnarsi alle autorità in modo pacifico, invece di opporre una resistenza violenta. “Se vedono uomini di Chiesa accompagnare i funzionari di polizia, sono convinto che si arrenderanno in maniera tranquilla” – ha spiegato il Generale.

    Nel difendere la rilanciata campagna contro il traffico di stupefacenti, Dionardo Carlos, portavoce della Pn, afferma che la guerra alla droga è stata pensata per salvare la vita di circa 1,18 milioni di tossicodipendenti in tutto il Paese.

    Da quando il presidente Duterte si è insediato alla fine di giugno, la polizia riferisce che circa 2.500 persone sono state uccise durante le operazioni antidroga, nella maggior parte dei casi per legittima difesa da parte degli agenti. Altre 4.500 persone sono morte in circostanze inspiegabili. Le autorità imputano queste morti alle rivalità tra bande di criminali dedite allo spaccio.

    Il violento approccio del governo Duterte al problema del traffico di droga non cessa di sollevare critiche e denunce in tutta la società. La vice presidente Leni Robredo dichiara oggi che la guerra condotta dal presidente ha reso i cittadini filippini “disperati e indifesi”, con la fiducia nella polizia erosa dalle migliaia di esecuzioni sommarie.

    In un video-messaggio pubblicato on-line in previsione di un incontro delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, Leni Robredo afferma che sono molti i casi in cui la polizia detiene persone innocenti in uno schema noto come "teste di scambio". Secondo la vice presidente, quando gli agenti di polizia non trovano un sospettato, sono soliti arrestare un suo familiare, in attesa che il ricercato si consegni. La Robredo lancia infine un appello per un maggiore controllo internazionale sulla controversa repressione del presidente Rodrigo Duterte nei confronti dei suoi oppositori.

    Il sostegno alle politiche presidenziali, come la lotta alla droga e la reintroduzione della pena di morte, è divenuto un criterio di valutazione dell’obbedienza a Duterte.

    Nella seduta di oggi, la maggioranza della Camera dei rappresentanti ha infatti approvato la rimozione dagli incarichi nelle commissioni e nelle agenzie governative, di tutti i parlamentari che si sono opposti al disegno di legge del governo di reintrodurre la pena di morte. Il provvedimento di oggi fa seguito alle minacce del presidente della Camera Pantaleon Alvarez, che in precedenza aveva promesso ritorsioni nei confronti degli oppositori alle politiche del governo Duterte.

    Il 6 marzo scorso Alvarez aveva proposto la tassazione degli istituti scolastici gestiti dalla Chiesa cattolica. Molti analisti ritengono che questo provvedimento sia una rappresaglia per le forti critiche che i vescovi hanno rivolto all’amministrazione in merito alla reintroduzione della pena capitale.  

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