13/09/2007, 00.00
COREA DEL NORD
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La religione si diffonde tra i soldati, direttiva segreta per eliminarla

di Joseph Yun Li-sun
Secondo un documento preparato dal Dipartimento propaganda dell’esercito nordcoreano, intitolato “Salvare i nostri soldati dalla minaccia della religione”, la fede è diffusa fra i soldati e per questo “deve essere estirpata senza indugi”.
Seoul (AsiaNews) – La religione “si sta diffondendo come un cancro persino all’interno dell’esercito nordcoreano, chiamato a difendere il socialismo”, e per questo “deve essere estirpata senza indugi, dato che essa viene dai nostri nemici sparsi in tutto il mondo”. E’ il contenuto di un documento segreto preparato dal Dipartimento propaganda dell’esercito nordcoreano, intitolato “Salvare i nostri soldati dalla minaccia della religione”. Il testo è stato inviato ad uno dei membri della Commissione democratica per la Corea del Nord, che riunisce gli esiliati ed i rifugiati politici, che lo ha tradotto e fatto circolare.
 
Secondo il testo, “non si deve guardare, ascoltare o leggere alcun prodotto fatto dai nemici, che cercano in questo modo di veicolare messaggi religiosi ed anti-socialisti. Bisogna prestare estrema attenzione alle delegazioni straniere, che nascondono spie pronte distribuire materiale religioso e superstizioso”. Questo materiale “è come veleno, che corrompe il socialismo e paralizza le classi lavoratrici. Dato che questo veleno è nostro malgrado circolato persino fra i nostri soldati, ora è necessario estirparlo e vigilare affinché non ritorni”.
 
In Corea del Nord è permesso soltanto il culto del leader Kim Jong-Il e di suo padre Kim Il-Sung. Il regime ha sempre tentato di ostacolare la presenza religiosa, in particolare di buddisti e cristiani, e impone ai fedeli la registrazione in organizzazioni controllate dal Partito. Sono frequenti le persecuzioni brutali e violente nei confronti dei fedeli non iscritti e di coloro che praticano l'attività missionaria.
 
Da quando si è instaurato il regime comunista nel 1953, sono scomparsi circa 300 mila cristiani e non ci sono più sacerdoti e suore, forse uccisi durante le persecuzioni. Attualmente sono circa 100 mila quelli che nei campi di lavoro sono sottoposti a fame, torture e perfino alla morte. Ex funzionari nord-coreani e prigionieri hanno affermato che i cristiani nei campi di rieducazione o in carcere sono trattati molto peggio degli altri detenuti.
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