29/08/2017, 10.27
LIBANO-SIRIA
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La resa di Daesh apre la polemica su chi li sosteneva

di Pierre Balanian

Il Libano celebra la vittoria su Daesh: è il primo Paese della regione e del mondo ad essersi liberato in modo completo dall’organizzazione terrorista. Hassan Nasrallah chiede chi ha bloccato l’esercito dal combattere contro l’Isis. Le accuse all’ex presidente Suleiman.

Beirut (AsiaNews) – Due giorni fa, al tramonto, l’esercito libanese ha assistito al ritiro degli oltre 350 ed ultimi combattenti dell’Isis ancora presenti nella catena montagnosa dell’Anti Libano nord orientale al confine con la Siria. Nella loro ritirata umiliante, essi si sono rifiutati di essere filmati dai media. I combattenti di Daesh ed i loro familiari hanno lasciato il territorio libanese e la parte più estrema ad est della Siria diretti verso  Abu Kamal, la parte più ad ovest dello stesso Paese, scortati dalla Mezzaluna siriana che insieme al convoglio provvedeva a trasportare anche i feriti del gruppo terroristico.

La partenza dei terroristi è avvenuta con 17 bus - ognuno con circa 50 passeggeri, per un totale di  circa 850 persone -  con le tende tirate per evitare sguardi indiscreti.

La gente ha salutato la loro partenza con spari di giubilo in aria e la gioia della vittoria si è diffusa in pochi istanti in tutto il Paese dei Cedri. Con fierezza il Libano ha potuto dichiarare di essere il primo Paese nella regione e nel mondo ad aver sconfitto del tutto Daesh ed averlo allontanato dal territorio nazionale. Sui monti del Kalamun sono state issate tre bandiere: quella del Libano, della Siria e la bandiera gialla di Hezbollah, a conferma di quella che in gergo libanese viene definita la “triumvittoria”.

Mentre si muoveva il convoglio degli sconfitti di Daesh, appariva in TV il Segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che annunciava la vittoria e i retroscena dell’accordo con i terroristi. In cambio del ritiro di Daesh si è ottenuta la liberazione di un combattente di Hezbollah in mano all’organizzazione terroristica, e la consegna delle salme dei soldati dell’esercito libanese rapiti ad Ersal ed in seguito sgozzati dai terroristi.

L’orgoglio di essere i primi al mondo ad essersi liberati da Desh è stato subito turbato dallo stesso Nassrallah il quale ha aperto le porte ad una nuova polemica annunciando: “Bisogna ora rivelare chi finora aveva impedito all’esercito libanese di combattere contro Daesh ed espellerli dal Paese”, ovvero “coloro che in passato dicevano che l’esercito libanese non avrebbe potuto vincere”. E ha aggiunto: “L’esercito poteva prima come ha potuto adesso e potrà sempre” eliminare Daesh.

“L’esercito - ha continuato - avrebbe potuto farlo subito dopo  l’apparizione in Libano di Daesh, ma alcune forze all’interno del governo [libanese] hanno fermato la mano all’esercito e impedito che facesse il suo dovere. Farlo allora sarebbe stato meno costoso in vite umane di quanto lo sia stato adesso”. La polemica ha trovato subito eco e sono iniziate le accuse verso uno o l’altro.

In serata l’ex vice presidente dell Parlamento libanese Elie Al Ferzuli è apparso su un canale televisivo privato per accusare senza mezze misure l’ex Presidente della repubblica Michel Suleiman chiedendo “che venga condannato per aver sostenuto e patrocinato il terrorismo”. Dopo la sconfitta di Daesh l’opinione pubblica esige di sapere chi è stato dietro e questa  questione è soltanto all’inizio.     

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