06/06/2013, 00.00
CINA
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La schizofrenia di Xi Jinping: nessuna riforma politica; qualche (minima) riforma economica

di Willy Lam
Il "sogno" di riforme sembra svanito e Xi sta usando sempre più toni maoisti: bavaglio alla stampa, eliminazione dei dissidenti, riscrivere la storia di un partito senza errori, come Dio. Anche sull'economia si cerca di fare il minimo per non intaccare gli interessi dei principini e dei quadri alti del partito. A sei mesi dalla presa di potere di Xi, l'analisi di un grande esperto.

Hong Kong (AsiaNews) - Una biforcazione quasi schizofrenica segna la riforma in stile cinese che sta attuando la nuova amministrazione del segretario generale Xi Jinping e del premier Li Keqiang, in carica da sei mesi. Da una parte, l'apparato per mantenere la stabilità (weiwen) ha tolto tutti i freni per incatenare i dissidenti e indebolire altri "elementi destabilizzanti" nella società. Il capo supremo Xi sta imponendo una divisa quasi-maoista nell'arena ideologica allo stesso modo in cui, con potente ed armata efficacia, ha consolidato la sua presa su esercito e forze di polizia.

Dall'altra parte, diversi segni mostrano che la leadership Xi-Li sta disegnando un pacchetto di riforme economiche e finanziarie, che verranno rese note alla Terza sessione plenaria del 18mo Comitato centrale, in programma per ottobre o novembre.

La grande domanda che rimane in sospeso è se una liberalizzazione economica genuina e ampia è possibile in un clima di repressione politica.

Subito dopo aver preso il potere al 18mo Congresso del Partito comunista cinese (Pcc) lo scorso novembre, Xi, che è pure presidente e comandante in capo, ha indicato che le autorità del Partito faranno tutto il possibile per rendere solida la "fiducia nella strada" (daolu zixin) del socialismo con caratteristiche cinesi. Per il Pcc non vi è maggiore minaccia al suo stato di "partito del governo perenne" che "una osteoporosi dello spirito" fra alcuni membri del partito ((Xinhua, March 17; Quotidiano del popolo, 16 febbraio). Non sorprende perciò che commissari dei dipartimenti del Pcc, compreso quello della propaganda, stiano spingendo con misure draconiane per evitare che gli intellettuali cinesi, inclusi gli studenti universitari, non scivolino verso ciò che Xi chiama "il sentiero deviato" dell'occidentalizzazione.

In un documento interno e non pubblicato del partito, dal titolo "Riguardo alla situazione nella sfera ideologica", l'Ufficio generale del Pcc chiede ai dipartimenti responsabili di educazione, ideologia e media di affrontare "sette seri problemi nella sfera ideologica che meritano attenzione". La circolare aggiunge che tali problemi riflettono "la nettezza e complessità della lotta nella sfera ideologica". Queste sfide diventano chiare dal fatto che il documento domanda alla classe degli insegnanti nelle università del Paese di stare lontani da "sette argomenti innominabili" ((qige buyaojiang): valori universali; libertà di stampa; società civile; diritti dei cittadini; errori storici del partito; la "classe capitalista dei privilegiati" (quangui zichan jieji); l'indipendenza della giustizia (South China Morning Post [Hong Kong], 14 maggio; Apple Daily [Hong Kong], 12 maggio; Tianya.cn [Beijing],10 maggio).

Xi, che avrà 60 anni in giugno, non è il primo leader a stabilire alcune "zone proibite" per gli intellettuali cinesi.  In un discorso del dicembre 2008, che commemorava il 30mo anniversario dell'Era delle riforme, l'allora segretario generale Hu Jintao ha messo in guardia il Pcc dall'adottare norme occidentali o "scivolare su strade che implicano un cambiamento della bandiera e degli standard [del partito]" (Xinhua, 18 dicembre, 2008). Nel 2011, l'allora membro del Politburo e presidente dell'Assemblea nazionale del popolo, Wu Bangguo con fare accigliato ha esigito i "Cinque no": "no al sistema multipartito; no alla diversificazione del pensiero guida [del partito]; no alla separazione dei poteri; no al modello federale; no alla privatizzazione" (China News Service, 10 marzo, 2011). Ad ogni modo, il segretario generale Xi è andato oltre. Anzitutto, ai professori universitari sono state date precise istruzioni per non discutere in classe i "sette argomenti innominabili". Tale stretto controllo delle cattedre è stato attuato solo durante il primo anno seguito all'incidente di piazza Tiananmen del 1989.

Alcuni noti intellettuali liberali hanno criticato il nuovo editto come uno stupefacente passo indietro. Wu Xindou, economista al Beijing Institute of Technology, sottolinea che "questa mossa di portare la campagna del weiwen nelle università, mostra che il partito sta entrando in una strada chiusa". Per Zhang Lifan, stimato storico del partito, i "sette innominabili" sono "un ritorno ai giorni di Hua Guofeng [il successore di Mao], il quale affermava che tutto quanto Mao aveva detto era giusto". (Radio Free Asia, 15 maggio; Ming Pao [Hong Kong], 11 maggio).

Molto più di tutti i leader precedenti - Deng Xiaoping, HU Yaobang, Zhao Ziyang, Jiang Zemin e Hu Jinato - Xi  vieta ai membri del partito o agli intellettuali di parlare in pubblico sulle aberrazioni del Pcc, soprattutto quelle compiute dal presidente Mao e i suoi stretti alleati. La deferenza verso Mao da parte di Xi, simile a quella di Bo Xilai, il membro del Politburo caduto in disgrazia, è divenuta evidente qualche giorno dopo il suo diventare capo del partito. A fine novembre, in un discorso su "lo spirito del 18mo Cogresso", Xi ha proclamato: "Non dobbiamo mai abbandonare il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong". Altrimenti, ha minacciato, "perderemo il fondamento [del governo del partito" (Xinhua, 19 novembre, 2012; Quotidiano del popolo online, 19 novembre, 2012)

Un mese più tardi, in un discorso interno molto letto, pronunciato nel Guangdong, il segretario generale ha affermato che la prima ragione del crollo del Partito comunista in Unione sovietica (Pcus) è stato "il vacillare della fede e della fiducia [nei leader del partito]".  Xi ha dichiarato che "la negazione completa della storia dell'Unione sovietica e del Pcus, la negazione di Lenin e Stalin... ha diffuso un nichilismo storico e la confusione dei pensieri... Vari livelli dell'organizzazione del partito [nell'Urss] hanno perso in modo quasi completo le loro funzioni" (Quotidiano del popolo online, 10 aprile; Hong Kong Economic Journal, 15 febbraio).

Nel gennaio scorso, Xi ha lanciato la sua teoria, divenuta famosa, secondo cui il partito "nella sua storia dopo il 1949, non dovrebbe fare differenze fra un periodo pre-riforma e uno post-riforma". "Il socialismo con caratteristiche cinesi è iniziato nel periodo della riforma e delle porte aperte, ma esso si è affermato sulla base di più di 20 anni di costruzione [socialista dopo il 1949]". "Questi due periodi - ha detto - non devono essere divisi l'uno dall'altro in modo arbitrario e un periodo non dovrebbe essere usato per negare l'altro" (Quotidiano del popolo, 6 gennaio; Xinhua News Agency, 5 gennaio).

La visione di Xi - conosciuta ormai come "la teoria dei due non negare" (liangge buneng fouding) - costituisce una barriera di difesa verso la statura e i contributi del presidente Mao, nonostante le catastrofi orribili del movimento contro la destra (1957-59), il Grande balzo in avanti (1958-61); i tre anni di carestia (1959-62) e la Rivoluzione culturale (1966-76). All'inizio del mese scorso, in un commento sul Guangming Ribao dal titolo "Il grande significato politico della teoria dei due non negare", Qi Biao, teorico del partito, ha elogiato Xi per "aver correttamente sostenuto e difeso la storia del partito, consolidando i fondamenti del suo governo". Qi, membro senior dell'Ufficio per le ricerche storiche del partito, legato al Comitato centrale del Pcc, rivendica che sebbene vi siano stati errori durante il Grande balzo in avanti e la Rivoluzione culturale, essi sono stati come "minori affluenti nel fiume del tempo", che non tolgono nulla ai "grandi risultati del Pcc" durante quel periodo. Altri articoli di ideologi conservatori hanno accusato di indulgere nel "nichilismo storico" quegli intellettuali che hanno criticato Mao (Guangming Ribao, 7 maggio; China Review News [Hong Kong], 19 aprile; Global Times Online, 12 gennaio; Qiushi, 1 gennaio)

Per tali interpretazioni storiche motivate politicamente vi è un problema: mentre negli ultimi 20 anni la macchina della propaganda del Pcc ha proibito accademici di tenere conferenze o altri eventi commemorativi per imparare dagli errori del periodo maoista, a Hong Kong e all'estero sono apparsi con regolarità libri ben documentati sugli errori disastrosi di Mao e dei suoi colleghi di ultrasinistra. È forse per questa ragione che l'amministrazione di Xi ha cominciato una campagna in larga scala per riscrivere la storia.

In un recente articolo nel periodico teoretico del partito, Qiushi (Cercare la verità), il vice presidente dell'Accademia cinese delle scienze sociali, Li Shenming, ha rovesciato enormi elogi alla miriade di "risultati politici ed economici" di Mao. Li critica "informazioni non equilibrate del media" su presunte false percezioni degli eventi storici, come il movimento contro la destra. Il prof. Li scrive: "Durante la campagna contro la destra, sono stati bollati come 'di destra' 550mila intellettuali, ma non una singola persona è stata condannata a morte. Nonostante ciò, i media [di parte] descrivono la campagna come sanguinaria". Li afferma pure che la cifra stimata di 30 milioni di cinesi morti per fame durante i tre anni di carestia sono "una grossolana esagerazione" (Sina.com, 15 maggio; South China Morning Post, 14 maggio).

Mentre l'amministrazione Xi sembra portare indietro l'orologio nei campi ideologico e politico, emergono alcuni segnali che indicano l'impegno della leadership di Xi-li alle riforme economiche, perlomeno a quelle che non danneggiano il controllo globale delle risorse economiche del Pcc. Media cinesi, di Hong Kong e occidentali hanno comunicato che Xi e Li hanno domandato ai quadri alti dei dipartimenti di planning e ricerca di produrre alcune riforme in almeno sette aree, il cui filo conduttore è accrescere il contributo del mercato alla crescita. Tali cambiamenti comprendono la messa a punto dei poteri di monopolio di circa 120 imprese statali centralizzate e conglomerate (yangqi); allentamento sempre più largo del controllo dello Stato sui tassi di interesse; cercare un mix più giudizioso fra forze di mercato e "aggiustamenti macro-economici" nel determinare il prezzo dei terreni e altre risorse; riduzione graduale del controllo del governo sulle transazioni di capitali; affrettare la piena convertibilità del renminbi nei prossimi 10 anni; incoraggiare ditte private a giocare un ruolo maggiore nell'economia; ridurre la forbice fra ricchi e poveri con mezzi che comprendono anche la revisione del sistema nazionale di tassazione. Le nuove iniziative saranno inserite in un documento centrale sulla riforma economica che si prevede sarà varata dal Terzo Plenum del Comitato centrale del Pcc, programmato per il tardo autunno (Caixin.com, 16 maggio; Apple Daily, 14 maggio; Sydney Morning Herald, 13 maggio; South China Morning Post, 13 maggio).

Alcune di queste idee riformiste sono state discusse in una videoconferenza con i rappresentanti regionali, tenuta il 13 maggio dal premier Li su come varare una "mobilitazione nazionale per il cambiamento delle istituzioni e delle funzioni del Consiglio di Stato". Il 58enne capo del governo e membro del Politburo ha chiarito che egli è interessato ad "assaltare le fortezze" e creare "grandi vie d'uscita". "Dobbiamo stimolare - ancora di più i poteri creativi del mercato e della società" ha detto Li. "Il mercato è il creatore della ricchezza sociale. Abbandoniamo i poteri che dovrebbero essere abbandonati" . Quale esempio della limitazione governativa e del potenziamento del mercato, Li ha promesso che "le procedure per le approvazioni amministrative" a cura dei dipartimenti del Consiglio di Stato saranno ridotte per più di un terzo.

Puntando sul fatto che circa il 60 per cento degli investimenti ad assetto fisso vengono dal settore privato, Li ha promesso di offrire appianare il terreno per le ditte private attraverso mezzi quali il rendere possibile più prestiti dalle banche e ridurre la corruzione governativa. Il capo del Consiglio di Stato ha anche giurato di raddrizzare i dipartimenti del governo e tagliare l'intervento statale al fine di accrescere la funzione del mercato di "alimentare le imprese superiori e gettare via quelle inefficienti". "Le imprese devono prendere parte in modo entusiasta alla competizione del mercato - ha detto - così da essere sempre motivate a modernizzare la tecnologia e creare nuovi prodotti" (Quotidiano del popolo Online, 15 maggio; China News Service, 15 maggio).

Li, il primo "premier con dottorato", sembra serio riguardo alla riforma. Ciò si vede dal fatto che alcune mosse potenziali sono pensate per bloccare tradizioni negative incancrenite, in particolare i privilegi monopolistici di cui godono le yangqi, molte delle quali sono guidate o dai "principini (i parenti degli anziani del partito) o da attuali o passati quadri alti. Per esempio, è probabile che le tasse di una yangqi e altri suoi contributi alle casse dello Stato vengano aumentate del 10% entro quest'anno (China Daily Online, 8 maggio; International Business Times [New York], 5 febbraio).

A un livello più profondo, persistono contraddizioni inconciliabili fra lo scopo economico di sostenere il mercato e l'imperativo politico di consolidare il potere in mano al Pcc. Per esempi, quadri alti e principini, compreso Xi, per motivi personali e ideologici, hanno un solido interesse a perpetuare gli speciali poteri di monopolio dei gruppi di imprese statali in settori che vanno dalle banche all'energia, alle telecomunicazioni e al settore spaziale ("18th Party Congress to Showcase Rising Status of Private Business," China Brief, 19 ottobre, 2012). La sensibilità politica legata a tale controllo rende difficile se non impossibile sfidare lo status quo.

I "sette innominabili" citati sopra, comprendono norme universali, libertà di stampa, libertà civili e l'indipendenza del potere giudiziario, che sono visti come dei componenti essenziali al relativo successo delle economie di mercato in occidente e in Paesi asiatici. Ad esempio, la corruzione - una delle peggiori piaghe dell'economia e della società cinesi - non può essere sradicata con efficacia senza una stampa libera e un sistema giudiziario non sottomesso al dominio del partito.

Ad ogni modo, all'inizio di maggio la polizia ha arrestato tre blogger, Yuan Dong, Zhang Baocheng e Ma Xinli per il loro sostegno a una legge che obbliga i quadri alti a rendere pubblici le loro proprietà e quelle dei loro stretti familiari(Canyu.org [Beijing] 11 maggio; Freeweibo.com [Beijing], 9 maggio).

E ciò avviene nonostante che Xi e Li abbiamo dato un vago sostegno proprio a questa "legislazione splendente". In più, nei media cinesi e occidentali [sono apparsi]  molti articoli, secondo cui importanti famiglie all'interno dell'élite del partito - compresa la famiglia di Xi - hanno ammassato miliardi di yuan in larga parte dovuti alle loro buone connessioni politiche, Nonostante ciò, quasi nulla è stato fatto per snellire la base economica dell'aristocrazia rossa. Forse è per questo che fra gli "innominabili" Xi e Li hanno inserito anche "la classe capitalista dei privilegiati".

A paragone con l'ex presidente Hu, conosciuto per la sua diffidenza e indecisione, Xi ha scelto di posare come l'uomo forte (gung-ho) che non mitiga le parole. Subito dopo essere rivestito della carica di Ppresidente della Commissione militare centrale, egli ha detto a varei unità dell'Esercito per la liberazione del popolo "di essere pronti se chiamati, a combattere con efficacia e a vincere le guerre". Sul miglioramento della disciplina del partito, Xi ha detto che "per forgiare il ferro, avete bisogno di un pesante martello". E riguardo al suo preferito concetto di "fiducia nella strada [del partito]", il segretario generale ha coniato questo semplice aforisma: "Dov'è la strada? È proprio sotto i vostri piedi". Mentre Deng avvertiva i suoi colleghi di "attraversare il fiume, stando attenti alle pietre", le raccomandazioni di Xi sono coraggiose e dirette: " Apri una strada se sei bloccato in montagna; costruisci un ponte se ti capita di dover attraversare un fiume" " (Apple Daily, 16 aprile; Xinhua, 14 novembre, 2012; People's Daily, 5 dicembre, 2012).

Ma quando si arriva a temi sensibili che toccano i solidi interessi dell'élite del partito . o i molti fallimenti del Pcc -  il cosiddetto "cuore della Quinta generazione di leader" appare evasiva se non doppia. La stessa riluttanza ad andare lontano caratterizza un certo numero di iniziative sul fronte economico. Fino a che l'amministrazione Xi-Li si confronta  con  le molte contraddizioni che ossessionano le riforme politiche ed economiche di Pechino, sarà difficile essere ottimisti sull'abilità della nuove leadership di raggiungere presto il "Sogno cinese".

 

*Per gentile concessione della The Jamestown Foundation. Traduzione italiana a cura di AsiaNews.

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