20/04/2007, 00.00
TURCHIA
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La stampa turca indugia sui particolari macabri, ma non su cosa ha spinto gli assassini

di Mavi Zambak
Tante le descrizioni di particolari anche macabri e truculenti, poche le analisi su chi o che cosa ha mosso i giovani, né sul clima di caccia alle streghe creato nei confronti dei cristiani.

Ankara (AsiaNews) – Sulle prime pagine di numerosi giornali nazionali turchi vengono oggi riportate le dichiarazioni dei giovani arrestati in seguito all’atroce assassinio dei tre cristiani - impiegati in una casa editrice protestante -  legati, torturati e sgozzati. Viene da chiedersi a cosa servono queste descrizioni accurate sui tagli provocati, su chi ha legato e chi ha colpito, come e dove, a cosa serve fermarsi su chi sono questi giovani, che si stavano preparando ad accedere all’università, da che tipo di famiglia provengono, qual è il loro tenore di vita e le loro ideologie -  fatti su cui ora i mass media turchi sguazzano - mentre nessuno si interroga sui mandanti. Si tratta solo di altri cinque ragazzi poco più che maggiorenni fuori di testa?

Rimane il fatto agghiacciante. E ancor più allarmante, come hanno ribadito ieri in una conferenza stampa congiunta tutti i vari rappresentanti delle chiese protestanti presenti sul territorio turco, attraverso il loro portavoce il pastore turco Ihsan Ozbek della Chiesa della Salvezza: “inutile nasconderselo, si è trattato di un delitto annunciato, purtroppo non è stata una sorpresa, tutti si aspettavano il peggio da un momento all’altro, visto che si sta vivendo una vera e propria campagna di caccia alle streghe!”.

E’ il giornale Radikal, del resto, a parlarne oggi in prima pagina con estrema lucidità, ammettendo che è da ipocriti ora piangere, dissociarsi, maledire un gesto così feroce, che da tempo è stato preparato e fomentato da affermazioni subdole e velenose, sia da politici di destra che di sinistra.

“E’ il bollettino della Pubblica Sicurezza – scrive - che da tempo ha dato l’allarme sulla preoccupante diffusione del cristianesimo in Turchia, affermando che su una popolazione di 70 milioni di abitanti diecimila si sono convertiti al cristianesimo, attraverso l’opera di 50 missionari protestanti presenti sul territorio. E il Ministro degli Interni ha reso pubblico che dal 1999 al 2001, 344 musulmani si sono fatti battezzare. A guardare questi numeri – rileva il giornale – non sembra un dato così elevato, eppure è da anni che i politici degli opposti schieramenti hanno dato l’allarme rosso. Questo il clima di paura che ha preparato la strage a Malatya”.

E il giornalista di Hurriyet, Ertugrul Ozkok, in un articolo intitolato “Vi supplico cari amici”, denuncia proprio questa paranoia sulla missionarietà cristiana. “Negli ultimi tre anni sono stati segnalati 216 convertiti: di questi avete paura? E che dovrebbero dire in Germania, visto che avete aperto migliaia di moschee e i vostri imam possono predicarvi liberamente e liberamente potete diffondere i vostri libri sull’Islam? Là migliaia di musulmani possono entrarvi regolarmente senza temere alcuna aggressione né sgozzamento. Voi, siate credenti o laici gridate che la religione ci sta sfuggendo di mano, eppure qui in Turchia il 99.8% della popolazione è musulmana. Solo in Arabia Saudita c’è un numero così elevato di presenza islamica. In Siria il 20% è cristiano, in Egitto il 25%, eppure voi continuate a diffondere la ‘paura della minoranza’. Avete paura della vendita di tre o cinque Bibbie? Ma la nostra religione non accetta questo libro sacro? Che razza di Islam è il vostro? Credete che anche se facessero fuori l’ultimo cristiano presente in Turchia la sete di sangue si calmerebbe? Questo è un appello che rivolgo ai miei fratelli giornalisti più sensibili: smettiamola di cercare delle scuse per rendere più leggeri questi crimini e smettiamola di usare le religioni per combatterci”.

Toccante in questo senso anche la lunga intervista rilasciata in un turco perfetto sul canale televisivo ATV, dalla giovane moglie del pastore tedesco ammazzato Tilmann Geske, e madre di tre dolcissimi bambini dai grandi occhi azzurri: “E’ da decenni ormai che abitiamo a Malatya, tutti ci rispettavano e volevano bene. Io desidero perdonare gli assassini di mio marito perché sono convinta che non sanno quanto hanno compiuto. Mio marito è stato ammazzato nel nome di Gesù e per il suo amore a Cristo. Noi vogliamo continuare a vivere qui, i miei bambini vanno a scuola qui, io desidero che mio marito sia seppellito nel cimitero della città, in modo che mia figlia possa andare a portare i fiori sulla tomba di suo padre e da lui prendere la forza per continuare a credere e sperare”. Pure la moglie di Necati Aydin (nella foto), anch’egli assassinato mentre lavorava presso la casa editrice a Malatya, ha detto di essere profondamente triste, ma senza odio e parlando degli omicidi: “Il Signore perdoni il loro misfatto”, ha affermato con determinazione.

I funerali delle tre vittime si svolgeranno domani a Smirne, nella chiesa anglicana.

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