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» 14/01/2008 12:17
TAIWAN
La vittoria del KMT, punto di svolta per il dialogo con la Cina
Il Kuomintang ha ottenuto 81 seggi parlamentari contro i 27 dei democratici, ma rischia di perdere consensi in vista delle prossime elezioni presidenziali. Il presidente Chen lascia la guida del Partito, si assume la responsabilità della disfatta e parte per un tour diplomatico. Il popolo cinese guarda alle elezioni “lezione di democrazia”, e non ai risultati.

Taipei (AsiaNews) – Dopo la schiacciante vittoria ottenuta alle elezioni parlamentari dello scorso 12 gennaio, il Kuomintang delinea in questi giorni la linea politica che lo condurrà fino alle consultazioni presidenziali, previste per il prossimo marzo. Fra i punti più dibattuti vi sono i rapporti con Pechino e Washington ed il rischio di perdere consensi, paventato dal suo candidato di punta e da diversi analisti politici.
 
Subito dopo l’annuncio dei risultati elettorali – 81 seggi all’alleanza formata fra il Kuomintang  (Kmt) ed alcuni piccoli Partiti indipendenti, contro i 27 ottenuti dal Partito democratico popolare del presidente Chen Shuibian – Ma Ying-jeou, candidato nazionalista per la presidenza, ha detto: “Dobbiamo rimanere umili, e non commettere gli errori del passato”.
 
Il riferimento è alle legislazioni nazionaliste che hanno guidato l’isola fino alla presa di potere del Partito democratico, avvenuta 8 anni fa. I vari governi targati Kmt, infatti, si sono distinti nel tempo per il gran numero di casi di corruzione e di autoritarismo, che hanno spinto la popolazione a preferire negli ultimi 2 mandati un governo democratico ferocemente pro-indipendenza.
 
Ora, ha aggiunto Ma, “abbiamo la possibilità di rifarci. Aver vinto le parlamentari non vuol dire nulla: dobbiamo rimanere al nostro posto con il giusto atteggiamento, e fare il possibile per guadagnare la fiducia dei nostri cittadini”. Questa linea è stata suggerita anche da diversi analisti politici, che ricordano: “A Taiwan, molti temono lo stesso Partito alla guida del Parlamento e del governo. Un colpo di coda democratico è dietro l’angolo, soprattutto dopo le dimissioni del presidente Chen”.
 
Ieri, infatti, il presidente del Paese e del Partito democratico ha annunciato di “volersi assumere la piena responsabilità di quanto avvenuto” ed è partito per un tour in America centrale, dove incontrerà alcuni capi di governo di quei pochi Paesi che ancora intrattengono relazioni diplomatiche con Taiwan. Al suo posto è stato nominato Frank Hsieh, candidato democratico alle presidenziali, che dichiara: “Farò del mio meglio per guidare il Partito fino alle elezioni”.
 
Questa decisione è stata accolta con favore dagli elettori, che ritengono “pericolose” le posizioni pro-indipendenza ed anti-Cina di Chen Shuibian. Infatti, i diversi tentativi compiuti dal presidente di far riconoscere Taiwan dall’Onu hanno provocato un rallentamento nei commerci bilaterali ed un pericoloso distacco dagli Stati Uniti – maggior alleato dell’isola – che preferisce il mantenimento dello status quo attuale e non gradisce che gli venga forzata la mano da Taipei.
 
Questo aspetto viene fortemente dibattuto anche dalla dirigenza nazionalista, che sa di poter gestire meglio i rapporti internazionali con entrambi i giganti mondiali. Dopo la storica visita dell’ex presidente Lian Chan in Cina, infatti, il Kmt può contare su migliori rapporti diplomatici con Pechino, che potrebbe voler mantenere la situazione attuale a patto che Taiwan non cerchi una vera indipendenza. In questo modo, inoltre, sarebbe garantito un importante ritorno economico agli investitori taiwanesi, che potrebbero invadere ancora di più il mercato cinese.
 
Per questo motivo, le elezioni parlamentari sono state seguite con attenzione anche dai media cinesi, che hanno sottolineato la disfatta di Chen esprimendo “soddisfazione” per i risultati delle urne. Anche la popolazione ha voluto esprimere la propria opinione, ma da un’ottica diversa: “In questi giorni – scrive su Internet un commentatore anonimo - Taiwan dà lezioni di democrazia alla Cina. Non importano i risultati, ma il metodo democratico che è stato seguito per ottenerli”.

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