30/03/2018, 09.07
PAKISTAN
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Lahore, per 45 cristiani, Pasqua in strada come rifugiati (Video)

di Kamran Chaudhry

I cristiani vivono davanti il club della stampa dal 5 marzo a causa di una disputa terriera. Il pastore della loro comunità aggredito da 30 persone. Il terreno dove sorge il ghetto cristiano rivendicato da un musulmano del partito di governo. Tra i rifugiati si diffondono malattie della pelle e dello stomaco.

Lahore (AsiaNews) – I cristiani del villaggio pakistano di Sankhatra trascorreranno la Pasqua per strada, accampati di fronte al Lahore Press Club. Il gruppo, 45 persone in totale tra cui 27 bambini, vive come rifugiati dallo scorso 5 marzo. Essi hanno paura di tornare nelle proprie case a causa di una disputa terriera con un politico del partito di governo. Nel frattempo, vivono come possono a margine della strada e in molti hanno contratto malattie della pelle e dello stomaco. Uno dei cartelloni affissi nell’accampamento recita: “Noi siamo cristiani, lasciateci vivere in pace”.

I cristiani sono in maggioranza lavoratori occasionali che si guadagnano da vivere nelle fabbriche di mattoni. Si sono trasferiti nel piazzale di fronte al club della stampa dopo che lo scorso mese il rev. Aashir Aftaab è stato aggredito insieme ad altri due residenti del villaggio. Essi si opponevano all’installazione di un contatore elettrico all’interno del centro della comunità, che hanno tentato di difendere costruendo una recinzione.

Il pastore riferisce ad AsiaNews che il “nostro ghetto [cristiano] è stato eretto su un terreno governativo di 1745 metri quadrati ancor prima della partizione con l’India [avvenuta nel 1947, ndr]. Budhan Khan, un possidente musulmano locale, ha tentato di comprare il terreno all’asta, ma il trasferimento è stato annullato nel 1981. Ora suo figlio, attivista del Muslim League Nawaz Party, sta usando falsi documenti per appropriarsi della terra. Lo scorso anno una folla di 500 persone ha demolito le nostre case fatte con il fango, ma noi siamo tornati grazie all’intervento di un parlamentare cristiano membro dell’Assemblea del Punjab”.

Il rev. Aftaab denuncia un atteggiamento discriminatorio nei confronti della minoranza religiosa: “Le nostre donne vengono molestate mentre si recano in chiesa. Invece di arrestare i mafiosi, la polizia organizza incontri con loro nella stazione. Di recente hanno registrato la denuncia contro gente del luogo accusandola di aver rubato il contatore elettrico. Non c’è speranza di ritornare a casa per la Pasqua”.

Il rev. Majid Abel, moderatore della Chiesa presbiteriana, ha fornito le tende al gruppo di rifugiati, il solo riparo che hanno. Bait-ul-Mal, una Ong governativa, ha concesso l’utilizzo dei bagni e la raccolta di acqua dai lavandini. I pasti vengono preparati con una cucina da campo installata in un angolo dell’accampamento, ricoperto da tendoni di plastica appesi a canne di bambù.

La condizione di profughi ha favorito il proliferare di malattie della pelle e le intossicazioni alimentari. Noreen Bibi, madre di tre figli, spiega che i cristiani “possono utilizzare i bagni degli uffici solo dalle 4 alle 6 del pomeriggio, quando vanno via i dipendenti. La chiesa ci accoglie a qualsiasi ora, ma è distante. Alcune di noi hanno contratto allergie agli occhi e i ratti ci disturbano durante la notte. I più piccoli devono tenere tutto il giorno la testa coperta con le sciarpe”. “Ogni tanto organizziamo qualche protesta – aggiunge –. Diversi canali televisivi hanno riportato la nostra situazione ma stiamo ancora aspettando i risultati delle discussioni con i nostri leader religiosi e politici. Accettiamo le botte della polizia, ma non i proiettili”.

Shunila Ruth, avvocato cristiano e membro del partito d’opposizione, discuterà della situazione con il presidente dell’assemblea provinciale. “Le famiglie povere – afferma in conclusione – devono godere dei propri diritti. Incontrerò i funzionari di polizia insieme ai nostri leader”.

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