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» 02/09/2010 10:07
ASIA - VATICANO
Laici cattolici in Asia: un “gigante dormiente” che si risveglia
di Bernardo Cervellera
L’impegno nelle strutture ecclesiali non deve soffocare la testimonianza nel lavoro, nella famiglia, nella politica. La missione specifica dei laici è essere a contatto con il mondo e con i non cristiani. L’insegnamento di Ratzinger. Le testimonianza di mons. Dao e di Jess Estanislao, già membro del governo filippino.

Seoul (AsiaNews) – I laici cattolici in Asia sono come “un gigante dormiente”, tenuto a freno da troppi impegni all’interno delle strutture clericali. È tempo ormai di risvegliarlo e di far compiere ad essi la loro missione specifica, che è quella di vivere dentro il mondo come lievito, trasformandolo; mostrando la diversità della loro vita di fede tanto da suscitare l’ammirazione e la domanda di chi non crede. È questo in sintesi il contenuto del dibattito e delle conversazioni tenutesi oggi, secondo giorno del Congresso dei laici cattolici asiatici qui a Seoul che hanno sottolineato il momento presente come una transizione verso una missione laicale a 360 gradi, nella famiglia, nel lavoro, nei media, nella politica.
 
Un sostegno autorevole a questa spinta verso il mondo è venuto dalla relazione presentata da mons. Josef Clemens, segretario del Pontificio consiglio per i laici. Grazie alla sua personale esperienza di vicinanza con Josef Ratzinger, fino alla sua elezione a papa (è stato suo segretario personale), mons. Clemens ha messo in luce molti interventi di Ratzinger nel difendere un impegno dei laici “non nelle strutture ecclesiali, ma come responsabili nella società”, a contatto con il mondo.
 
Egli ha pure mostrato tutta l’attualità dell’Esortazione apostolica Christifideles laici, chiedendone l’attuazione, a 22 anni dalla sua promulgazione.
 
Ma i contributi che hanno destato più interesse sono quelli dei primi due asiatici che hanno preso la parola al Congresso.
 
Il primo, mons. Dinh Duc Dao, professore al seminario di Xuan Loc (Vietnam), ha sottolineato che ogni impegno della Chiesa che non preveda la missione ad gentes (ai non cristiani), non è vero impegno ecclesiale. Tale impegno è a carico soprattutto dei laici, che vivono a contatto quotidiano con il mondo. Ciò che è da temere, ha detto, è avere dei laici che “servono solo nelle strutture della Chiesa e sono insignificanti nella società”.
 
La missione nel mondo non deve confidare in slogan abusati, ma tendere a innervare la fede nella cultura. Per questo, egli ha aggiunto, non basta “servire i poveri”: occorre che il Vangelo raggiunga “anche i ricchi, i potenti, gli intellettuali, le persone influenti, gli studenti universitari perché il destino dei poveri dipende anche da loro”.
 
Il secondo, il primo laico asiatico che ha preso la parola, è Jess Estanislao, già impegnato in politica, membro del governo filippino e ex imprenditore. Membro dell’Opus Dei, Estanislao ha presentato il ventaglio della missione dei laici: il lavoro, vissuto con professionalità e perfezione; l’impegno per la famiglia e per la vita (egli stesso lotta ancora con la Chiesa filippina contro la legge per il controllo della popolazione che il governo di Manila vorrebbe approvare); libertà e responsabilità personale nelle scelte sociali, lottando perché i preti non si impegnino in modo diretto in politica; vivere l’amicizia con tutti; coltivare amici nei media. A questo proposito, come esempio, egli ha raccontato quanto sia importante intrattenere rapporti di amicizia con gli autori televisivi delle soap-opera filippine, piene di sesso, di ambiguità e di ignoranza verso il cristianesimo. “Solo attraverso queste amicizie – ha detto – potremo aiutare questi autori a cambiare il loro lavoro e a riempirlo di nuovi valori”.
 
Tutti gli interventi hanno sottolineato pure l’importanza della formazione dei laici, dando molto valore allo studio e alla comprensione del Catechismo della Chiesa cattolica e del Compendio della dottrina sociale della Chiesa.
 
Fra i segni di un “nuovo approccio” nell’impegno dei laici, mons. Martinus Situmorang, vescovo di Padang (Indonesia), ha citato due fatti: una scuola rurale nella sua diocesi, fondata da soli laici, senza “l’imbeccata” dei sacerdoti; l’impegno di un imprenditore cristiano che vuole strutturare le sue miniere dando una vita migliore e più dignitosa ai suoi minatori.
La prima mattinata del Congresso è stata caratterizzata da un forte tifone, passato al largo di Seoul, che ha causato venti fortissimi e piogge, senza però frenare i lavori.
 
Foto: P. Hin Lee

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