14/10/2008, 00.00
CINA
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Latte alla melamina: i tribunali “bloccano” le richieste di danni

Tenute “ferme” o non ammesse le cause di risarcimento. Ora qualche legale minaccia azioni di gruppo. Il difficile rapporto del cittadino con la giustizia, attenta anzitutto alle esigenze del Partito. A Shanghai un processo per omicidio diventa simbolo della protesta contro le ingiustizie quotidiane.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I giudici cinesi “bloccano” le richieste di risarcimento per i neonati avvelenati dal latte alla melamina. Intanto a Shanghai la gente scende in piazza per difendere i diritti di un pluriomicida di poliziotti. Nella “società armoniosa” la gente è sempre più insofferente verso una giustizia comandata dal Partito comunista (Pc).

I genitori di Yi Kaixuan, morta a 6 mesi per il latte in polvere Sanlu alla melamina, hanno presentato al tribunale una richiesta di 1,1 milioni di yuan (110mila euro) di risarcimento. Ma il loro legale Dong Junming dice che ora occorre vedere se “il caso sarà ammesso”.

Il latte in polvere della Sanlu e di altre ditte conteneva elevate quantità di melamina, sostanza chimica velenosa, che ha causato la morte di almeno 4 neonati e più di 54mila malati ai reni, anche gravi. Sono state proposte già altre azioni di risarcimento contro la Sanlu, ad esempio il 22 settembre nell’Henan e l’8 ottobre a Guangzhou. Ma nessun tribunale ha ancora ammesso le cause, sebbene debba farlo in 7 giorni, e alcuni genitori lamentano che le loro domande sono state dichiarate inammissibili.

La scorsa settimana il premier Wen Jiabao  ha ancora invitato tutti a imparare “la profonda lezione” del latte alla melamina e promesso severe punizioni per i responsabili. Ma esperti commentano che il Pc vuole trovare una soluzione “politica” alla questione ed evitare per quanto possibile di dover risarcire oltre 54mila neonati. Di fronte all’inerzia dei tribunali c’è anche chi, come l’avvocato Ma Jun di Lanzhou, dice che la gente “considererà azioni di gruppo, se il governo non prevede un risarcimento”. Le ingiustizie dei tribunali hanno causato molte proteste di piazza di cittadini esasperati.

La frustrazione e il risentimento contro le autorità sono emersi in modo clamoroso a Shanghai, dove ieri è iniziato il processo di appello per Yang Jia, condannato a morte. Yang il 1° luglio è penetrato in una stazione di polizia e con un coltello ha ucciso 6 poliziotti e feriti altri 3. Ma è diventato una sorta di “eroe” popolare, dopo che su internet è apparso che era stato percosso senza ragione dalla polizia nel 2006, e ancora arrestato e percosso nell’ottobre 2007 per l’accusa di aver rubato una bicicletta. Ora la gente protesta che il processo è viziato da gravi irregolarità: pare che il suo primo avvocato sia stato prima “consultato” dalle autorità del distretto Zhabei dove c’è stato l’attacco e ci sono gravi dubbi sugli esami della perizia psichiatrica che l’ha dichiarato sano di mente. Centinaia di persone hanno manifestato ieri davanti al tribunale, dando così voce alla protesta contro ingiustizie e violenza della polizia. Alcuni hanno indossato magliette con la sua faccia e gridato: “Lunga vita a Yang Jia”. La polizia ha colpito e portato via un uomo con un cartello che dice che i sostenitori hanno donato 200mila yuan per la difesa di Yang (nella foto: la polizia blocca un dimostrante).

Uno dei dimostranti, Liang Yin, osserva che “noi vogliamo solo conoscere la verità. Ma ci hanno inibito l’accesso” al processo, che già in primo grado è avvenuto a porte chiuse nonostante in decine volessero assistervi.

Huang Xuemin dice che la polizia l’ha colpita, quando ha cercato di entrare in corte di appello. “Abbiamo visto come la polizia ci tratta – dice, mostrando i graffi sugli avambracci – e potete immagine come deve avere trattato Yang”.

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