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  • » 11/09/2017, 08.44

    CINA-TAIWAN

    L’attivista taiwanese Lee Ming-cheh ‘colpevole’ di sovversione



    Il processo tenuto stamane a Yueyang (Hunan). Enormi misure di sicurezza. Lee teneva contatti con gruppi della società civile in Cina, condividendo con loro le “esperienze democratiche” di Taiwan. La moglie presente al processo.

    Pechino (AsiaNews) - L’attivista taiwanese Lee Ming-cheh ha “confessato” stamane la sua colpevolezza, ammettendo di voler sovvertire il potere dello Stato cinese.

    Lee ha espresso la sua colpevolezza davanti a una corte a Yueyang (Hunan). Per la sessione, vi era un enorme dispiego di sicurezza, con barricate sulle strade, decine di poliziotti a controllo della zona, con il divieto per i giornalisti di seguire l’evento.

    Lee Ming-cheh, 42 anni, è membro di una ong taiwanese che lavora per la democrazia. Egli è stato spesso in contatto con gruppi della società civile in Cina e via online ha condiviso con loro le “esperienze democratiche” a Taiwan, spedendo ad essi diversi libri. Lo scorso 19 marzo è scomparso mentre entrava da Macao in Cina, attraverso Zhuhai. Per oltre 170 giorni la Cina non ha mai voluto dire dove egli si trovasse e per lungo tempo anche sua moglie pensava fosse disperso.

    Sua moglie Lee Ching-yu era arrivata in mattinata a Yueyang. Prima di lasciare Taiwan aveva messo in guardia l’opinione pubblica su possibili pressioni delle autorità cinesi verso suo marito per fargli confessare delle presunte colpe.

    Da tempo la Cina ha messo in atto leggi stringenti per le ong e per tutte le associazioni della società civile, che osano mettere in luce problemi o criticano l'operato del Partito comunista. La campagna ha portato all'arresto di attivisti, avvocati per i diritti umani, dissidenti. È divenuta una pratica usuale anche il filmato dei “colpevoli” e la loro “confessione” in video.

    La condanna di Lee è un altro colpo alle relazioni fra Cina e Taiwan, al loro minimo storico dopo la vittoria alle elezioni presidenziali di Tsai Ing-wen, il cui partito Democratico del progresso preme verso l’indipendenza. Xi Jinping si è espresso diverse volte contro la minaccia del “separatismo”.

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