14/10/2008, 00.00
TURCHIA
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Le Chiese ortodosse avviano il cammino verso il loro grande sinodo

di NAT da Polis
L’incontro di Costantinopoli ha deciso di convocare entro l’anno prossimo una serie di riunioni preparatorie. Nel documento finale la crisi economica e sociale, i rapporti religione-scienza, la famiglia. Positivi i commenti dei presenti.
Istanbul (AsiaNews) – Convocare entro il 2009, su proposta del Patriarcato ecumenico, una serie di incontri panortodossi per preparare il grande sinodo ortodosso, tanto atteso da secoli, e prepararsi ad affrontare collegialmente le sfide di un mondo sempre più globalizzato economicamente, ma non umanamente. Sono gli obiettivi che all’ortodossia si pone a conclusione dell’incontro panortodosso di Costantinopoli, chiuso con una concelebrazione, convocato dal Patriarcato ecumenico per celebrare i 2000 anni dalla nascita dell’apostolo Paolo.
 
Gli obiettivi sono indicati in una importante documento firmato da tutti i capi e rappresentanti delle Chiese ortodosse, secondo i canoni della stessa Chiesa, basata sulla collegialità. Il testo approvato - alla cui stesura hanno contribuito i metropoliti Ioannis Ziziulas di Pergamo, Anastasios di Albania e Cirillo Smolensk di Kalinigrad, ed ispirato al discorso introduttivo del Patriarca ecumenico Bartolomeo – abbastanza ampio ed articolato, passa in rassegna varie tematiche, come la crisi economica sociale, i rapporti religione-scienza, la famiglia, che sono tra le cause dei mali che affiggono il mondo di oggi.
 
Il documento inizia con una autocritica sulla sudditanza delle Chiese alle idee nazionaliste, con il risultalo di perdere peso su questioni che affligono la società. Affronta poi temi politico-economici e sociali denunciando il divario tra ricchi e i poveri, che si allarga drammaticamente a causa della crisi economica, dovuta in primo luogo alla speculazione, che è priva di sensibilità e di dimensioni umane e per questo non rende servizi ai veri bisogni umani, ma piuttosto è al servizio di singoli. Gli interessi del privato-individuo vanno a scapito della sacralità dell’esistenza umana e, di conseguenza, del creato. Una economia sostenibile è quella che abbina l’efficienza con la giustizia e la solidarietà sociale. Uno sviluppo che non si basa sull’equa partecipazione degli invidiai e dei popoli al bene del creato conduce, inevitabilmente, all’umiliazione della persona umana ed è la causa dei fenomeni migratori, della nascita dei nazionalismi, delle divisioni e degli scontri sociali e religiosi e finisce per minacciare la coesione delle società.
 
Per quanto riguarda i rapporti tra scienza e fede, prosegue il comunicato, la Chiesa ortodossa ha evitato di voler fare da patrona della ricerca scientifica e di prendere posizione su qualsiasi questione scientifica. Secondo la fede ortodossa, continua, la libertà di ricerca costituisce un dono divino. Ma la vera ricerca scientifica, lontana dai egocentrismi, deve tener conto e rispettare la dignità umana. L’ingordigia di voler soddisfare soltanto i bisogni materiali conduce all’impoverimento dell’anima umana. Perchè il creato appartiene anche alle future generazioni.
 
Quanto alla famiglia, la Chiesa, in spirito di comprensione per le nuove condizioni sociali, deve fare in modo che le giovani coppie partecipino attivamente all’opera che essa svolge, perché esse costituiscono il suo presente e il suo futuro.
 
E non manca una frecciata sul concetto dello Stato laico, quando dice che i principi su cui si basa l’esistenza dello Stato laico non significano che deve essere emarginata la religione dalla vita sociale degli uomini.
 
Infine, si afferma che il mondo ortodosso si deve assumere le proprie responsabilità, insieme alle altre religioni ed ai non credenti, della crisi attuale, perché ha tollerato le scelte degli uomini, che sono state effettuate senza alcun criterio. E ricorda che l’insegnamento cristiano - per l’unità ontologica del genere umano e del creato, come esso si esprime dall’operato salvifico di nostro Signore -  costituisce la pietra miliare del rapporto uomo-Dio. Mentre l’evangelizzazione è dovere della Chiesa, ma deve avvenire con amore, modestia e rispetto dell’identità culturale del prossimo.
E proprio per affrontare queste sfide, conclude il comunicato, la Chiesa ortodossa deve continuare nella sua tradizionale gestione collegiale, come è sancita dai propri canoni, risolvendo le discrepanze sorte al proprio interno con spirito di pace e carità, continuando sia il dialogo religioso con le altre confessioni cristiane sia quello interreligioso, visto che le varie divisioni sono una minaccia per la pace. Si riconferma il sostegno a tutte le iniziative di Costantinopoli per la salvaguardia dell’ambiente, nonché di qualsiasi altra iniziativa delle altre Chiese ortodosse che mirano allo stesso fine, annunciando la formazione di una commissione panortodossa per la questione bioetica.
 
Positivi i commenti. Così, il metropolita Kyril Smolensk ci ha dichiarato che questo incontro è stato veramente molto importante e di buon segno, per poter capire la vita delle Chiese ortodosse locali e in generale la vita di tutta l’ortodossia e del mondo globale. “Sono felice – ha aggiunto - di essere qui e ringrazio il Patriarca ecumenico per il suo discorso d apertura”, ed ha concluso che “il meeting panortodosso del 2009 darà gli strumenti per migliorare la vita ortodossa”. Il chairman della Chiesa Ucraina Cyril ha detto ad AsiaNews che “esistono differenze, ma non contrapposizioni” e che “l’incontro di Kiev e quello di oggi hanno impresso una svolta”. Il metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas ha detto ad AsiaNews che “stiamo a una svolta e non bisogna più tergiversare”, mentre Anastassios di Albania, riferendosi al dialogo con i cattolici, ci ha detto che “la gente lo esige e non vede l’ora della piena comunione”. L’arcivescovo della Grecia, Ieronimos, ci detto che “sono stati lavori molto importanti che daranno i loro frutti non solo agli ortodossi ma a tutti”.
 
Una personalità cattolica importante presente alla liturgia, che ha voluto l’anonimato, commentando il discorso di Bartolomeo e il comunicato ci ha ricordato una frase di Paolo VI quando era arcivescovo di Milano: una volta suonavano le campane e la gente andava in Chiesa, ora suonano le sirene delle fabbriche e noi dobbiamo andare lì a trovare i fedeli. Intendeva dire che la Chiesa non deve stare chiusa nei propri templi ma deve andare incontro alla società, perché la vera Chiesa è fatta dai fedeli e non solo di preti.
 
Il Patriarca ecumenico Bartolomeo, infine, ha sottolineato, felice, l’importanza di saper ascoltare e dialogare .
 
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