08/03/2017, 12.25
CINA

Le donne cinesi denunciano discriminazioni sul posto di lavoro

La maggior parte delle aziende sono a favore dell’assunzione di candidati maschi. Gli episodi di discriminazione si registrano anche sulle piattaforme di occupazione online: vittima il 22 per cento delle donne. Per le lavoratrici sono minori le opportunità di sviluppo di carriera e di promozione.

Pechino (AsiaNews/Clb) - Sempre più di frequente le donne cinesi sono pronte ad agire contro le discriminazioni e gli abusi di genere sui luoghi di lavoro. L'aumento dei casi di disparità di trattamento ha spinto la Corte suprema cinese a rilasciare, lo scorso agosto, una dichiarazione sulla discriminazione di genere.

Guo Feng, vice-direttore dell'Ufficio di Ricerca della Corte Suprema del Popolo, ha infatti invitato individui e  imprese ad assumersi la responsabilità civile per l'uguaglianza di genere nei i luoghi di lavoro in Cina. Il giudice ha commentato che il verdetto non solo protegge i lavoratori sul mercato del lavoro, ma costituisce anche un avvertimento alle società a non infrangere le leggi sulla parità di genere.

La maggior parte delle aziende in Cina sono più propensi ad assumere dipendenti di sesso maschile sulla base di preoccupazioni per le differenze fisiche tra uomini e donne, o per il timore che le donne siano meno in grado di adempiere alle loro responsabilità lavorative durante il loro periodo di assunzione. Pertanto, alcune aziende si sono abituate ad usare motivi di circostanza per respingere le domande di lavoro delle donne, per evitare di essere accusate di discriminazione di genere.

Episodi di questo tipo si registrano anche sui portali online per la ricerca del lavoro. Molte donne cinesi sostengono ad esempio che gli annunci di lavoro su Zhaopin, la più grande piattaforma di occupazione online in Cina, siano discriminatori nei confronti del genere femminile. Nonostante l’impegno del sito web per la parità, sono infatti numerose le offerte che esplicitano la restrizione “per soli uomini”.

Lo stesso Zhaopin ha pubblicato, il 6 marzo scorso, un rapporto sulla discriminazione di genere e sull’avanzamento di carriera nei luoghi di lavoro cinesi. Il “Rapporto sull’attuale situazione delle donne cinesi sul luogo di lavoro” ha raccolto le risposte di oltre 128.500 lavoratori, su questioni che vanno dalle opportunità di lavoro allo sviluppo della carriera.

Secondo lo studio, il 22 per cento delle donne riporta episodi di discriminazione grave o molto grave durante la  ricerca di un’occupazione, mentre solo il 14 per cento degli uomini ha sollevato la questione. I datori di lavoro in tutta la Cina spesso esprimono una preferenza di genere nelle offerte di impiego, anche in modo indiretto, e alle donne a volte viene chiesto della loro pianificazione familiare, per verificare assenze legate alla maternità.

Secondo il rapporto di Zhaopin, le donne con istruzione universitaria che cercano lavoro non sembrano avere un vantaggio. Rispetto agli uomini, le laureate di livello superiore hanno più del doppio delle possibilità di essere discriminate quando fanno richiesta per un lavoro. Il 43 per cento di loro subiscono infatti gravi discriminazioni.

Nel 2015, un sondaggio della All China Federation of Women ha mostrato che l'87% delle donne laureate subisce qualche tipo di discriminazione sul lavoro. La maggioranza di esse cita la preferenza per gli uomini come causa.

Anche le opportunità di sviluppo di carriera e di promozione sembrano essere avverse alle donne cinesi. Circa il 72% dei partecipanti al sondaggio Zhaopin ha avuto degli uomini come supervisori. La relativa assenza di donne supervisori è direttamente legata alla discriminazione nelle promozioni, con il 25% delle donne che subiscono discriminazioni gravi o molto gravi nell’avanzamento della carriera, rispetto al 18% degli uomini.

Nonostante l'evidenza statistica, spesso le donne hanno difficoltà a portare le loro rimostranze nel sistema giuridico cinese, dal momento che le disparità di genere sui luoghi di lavoro sono spesso sottili e difficili da dimostrare nelle aule dei tribunali.

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