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» 27/09/2005 11:08
CINA
Le miniere cinesi del carbone si aprono ai finanziamenti dall'estero

La principale società mondiale interessata a intervenire nella produzione e nel mercato del carbone cinese. Senza radicali interventi per la sicurezza, migliaia di miniere verranno chiuse.



Pechino (AsiaNews/Scmp) – La Cina può rendere più sicure le miniere di carbone grazie ai finanziamenti di compagnie estere. La Peabody Energy, leader privato nel settore carbonifero, vuole investire nell'estrazione del minerale e operare nel mercato dell'import-export.

"I nostri obiettivi iniziali – ha detto il 20 settembre Richard Navarre, dirigente finanziario della Peabody – sono conoscere meglio il mercato cinese del carbone e dell'energia e instaurare migliori rapporti con le agenzie governative e i potenziali partner. Nel lungo periodo pensiamo di investire nelle strutture, magari tramite joint ventures."

Il momento è considerato favorevole: il governo, dopo ripetuti disastri, ha chiuso molte delle 28 mila miniere perché non in regola con le misure di sicurezza. Le miniere cinesi sono le meno sicure del mondo e numerosi sono gli incidenti mortali. La scorsa settimana il governo del Guangdong ha dichiarato che chiuderà tutte le miniere nella provincia, dopo l'inondazione nella miniera Daxing ad agosto in cui sono morti 123 minatori. Molte piccole miniere sono finora rimaste aperte, anche se non in regola, a causa della crescente domanda di carbone, dal quale si trae il 75% dell'energia del Paese. Nei primi 6 mesi del 2005 la produzione di carbone è aumentata del 10%, ma ne è pure cresciuta l'importazione, specie dall'Australia. Nel 2005 il 60% degli incidenti sono avvenuti in miniere che dovevano essere chiuse perché trovate non in regola.

Richard Whiting, responsabile per la Peabody del settore vendite, mercato e commercio, prevede una crescita della domanda di carbone nei prossimi 15 anni del 70-80% in Cina e di circa il 50% negli Stati Uniti.

"Il consumo mondiale del carbone – dice Navarre – è aumentato del 25% negli ultimi 3 anni, a causa dell'abbondanza e del basso costo, mentre non è successo per petrolio e gas naturale."

La Peabody ha riserve di carbone stimate in 9,6 miliardi di tonnellate, specie negli Usa ma anche in Australia e Venezuela. Intende operare grandi investimenti in Cina, se potrà avere una larga parte delle quote e nelle operazioni minerarie. La compagnia valuta anche possibili investimenti in Mongolia.

La società è cauta per quanto accaduto nel 1985 a una compagnia occidentale che aveva acquistato il 25% delle azioni dell'allora maggiore impresa cinese del carbone. La società occidentale dovette poi rivendere le quote al governo cinese, dopo avere subito e pagato perdite all'incirca pari al valore della vendita. Ma la Peabody è ottimista: alla Cina occorrono capitali freschi e nuovi programmi tecnologici per ridurre le emissioni inquinanti l'ambiente. (PB)


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