23/02/2018, 10.57
IRAN - STATI UNITI
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Le sanzioni Usa contro l’Iran hanno trasformato i voli civili in ‘bare ambulanti’

L’incidente aereo del 18 febbraio e la morte di 65 persone ripropone il tema della sicurezza dei voli nella Repubblica islamica. In 20 anni si sono registrati 200 incidenti con almeno 2mila vittime. La maggior parte della flotta doveva essere cambiata 10 anni fa. Ma le sanzioni hanno bloccato gli acquisti. E Trump a pronto a bloccare l’accordo miliardario fra Teheran e Boeing (ed Airbus).

 

Teheran (AsiaNews) - Ci sono le samzioni Usa contro Teheran fra le cause che hanno resto sempre più insicuri i voli in Iran, come testimonia l’incidente del 18 febbraio in cui sono morti 65 fra passeggeri e membri dell’equipaggio. Esse, di fatto, bloccano il ricambio della flotta. Infatti, è di questi giorni la notizia secondo cui l’amministrazione guidata da Donald Trump sta cercando di stralciare un accordo multi-miliardario fra Boeing e il vettore di bandiera IranAir, finalizzato alla vendita di nuovi velivoli commerciali.

L’ultimo incidente in ordine di tempo è avvenuto nei giorni scorsi nell’area montagnosa di Semirom. Un aereo della Aseman Airlines, partito da Teheran e diretto alla città sud-occidentale di Yasuj, ha fatto perdere le proprie tracce dopo circa un’ora di volo. Il mezzo si è schiantato contro una vetta e le ricerche dei resti sono tuttora in corso. Al momento le cause dello schianto sono ancora oscure, anche se i due principali fattori potrebbero essere le avverse condizioni meteo e l’avaria di un motore. Fonti giornalistiche affermano che già in passato il turboprop ATR aveva riscontrato problemi tecnici, rimasti irrisolti.

Tuttavia, resta il numero impressionate di disastri aerei avvenuti nel Paese negli ultimi 20 anni: secondo una indagine elaborata dalla Bbc, sarebbero almeno 200 gli incidenti che hanno coinvolto un velivolo in Iran, causando circa 2mila vittime in totale. Analisti ed esperti in Iran sottolineano che il numero di incidenti è legato alle sanzioni imposte dall’Occidente alla Repubblica islamica, che hanno di fatto bloccato la commercializzazione di nuovi velivoli o l’acquisto di parti di ricambio essenziali. Da qui la necessità delle compagnie iraniane di usare mezzi sempre più vecchi o di seconda mano derivati dal mercato russo.

Holly Dagres, americana di origini iraniane e curatrice di una rubrica sulla Repubblica islamica, sottolinea che “molti aerei risalgono a prima della rivoluzione del 1979”. “L’aspettativa media di utilizzo per un aereo passeggeri - aggiunge - è di 30 anni, questo significa che la maggior parte dei velivoli avrebbe dovuto essere ritirata oltre 10 anni fa”.

Nel 2016, a un anno di distanza dalla firma dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 (il Jcpoa), l’ex presidente Usa Barack Obama aveva rimosso il bando sulle esportazioni di aerei civili all’Iran. Ciò ha permesso al governo di Teheran di sottoscrivere accordi miliardari con il gigante dell’aviazione statunitense Boeing (e il concorrente europeo Airbus) per l’acquisto di centinaia di velivoli, in modo da poter rinnovare parte della flotta. Con il cambio alla guida degli Stati Uniti e l’ascesa dell’attuale leadership guidata da Trump, il patto sul nucleare rischia nei prossimi mesi di diventare carta straccia e, con esso, torneranno in vigore tutte le sanzioni del passato.

In questi giorni funzionari della Casa Bianca stanno operando per bloccare un accordo miliardario fra Boeing e Iran Air, siglato nel dicembre 2016 e finalizzato alla vendita di 80 nuovi aeromobili. L’opposizione dell’amministrazione Usa potrebbe colpire anche un secondo contratto sottoscritto dalla compagnia iraniana con il concorrente europeo Airbus, che dovrebbe portare all’acquisto di 100 aerei per il trasporto passeggeri. La prima consegna di Boeing è in programma a maggio.

 

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