25/03/2020, 13.55
CINA-EUROPA
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Leader Ue: paura per la ‘diplomazia del coronavirus’ di Pechino

di Emanuele Scimia

La battaglia contro il Covid-10 ha una componente geopolitica. La Cina usa gli aiuti per cercare di screditare gli Usa e guadagnare influenza. La “Health Silk Road” come grimaldello per indebolire l’unità europea. Con la Ue, Xi usa la stessa strategia che tenta di imporre nel Mar Cinese Meridionale. I piani di Pechino cadranno nel vuoto senza una forte ripresa economica.

Roma (AsiaNews) – In Europa si comincia a guardare con sospetto alla “diplomazia del coronavirus” di Pechino. Lo scorso 23 marzo, Josep Borrell è stato chiaro: “Dobbiamo essere consapevoli che [nella battaglia contro il Covid-19] c’è una componente geopolitica”. Per il capo della diplomazia europea, questa include sia la “lotta di narrative” tra i grandi attori globali sia la “politica della generosità”. Borrell non manca di notare che la Cina sta cercando di far passare in modo aggressivo il messaggio che lei, a differenza degli Stati Uniti, è un partner affidabile.

Dopo la guerra commerciale, e le schermaglie navali nei mari che circondano l’Impero di Mezzo, Cina e Usa hanno trovato un nuovo terreno di scontro nella lotta alla pandemia polmonare.

Molti osservatori pensano che, dopo l’affanno iniziale, il Partito comunista cinese stia sfruttando il suo apparente successo nel contrastare il virus per rimescolare l’equilibrio globale del potere. Pechino gode già del sostegno (condizionato) della Russia putiniana, e dei tanti Paesi in via di sviluppo che sovvenziona con la Belt and Road Initiative (Bri) – un megapiano di investimenti infrastrutturali per accrescere l’interdipendenza commerciale tra la Cina e il resto del mondo.

In sostanza, alla causa del regime cinese rimangono da guadagnare solo gli europei. L’interdizione dei voli da e per l’Europa decisa dall’amministrazione Trump allo scoppio dell’epidemia nel Vecchio continente è stata vista da alcuni alleati nella Nato e nella Ue come un atto ostile. Al contrario, membri Ue come Italia e Ungheria hanno salutato con enfasi la “generosità” di Pechino, che sta donando o vendendo grandi quantità di materiale sanitario per combattere il coronavirus al di fuori dei suoi confini.

La Spagna è andata anche oltre. In un tweet del 15 marzo, Arancha Gonzalez Laya, ministro degli Esteri di Madrid, racconta di aver espresso al suo omologo cinese Wang Yi l’auspicio di facilitare gli scambi commerciali tra i loro Paesi. Dato che il commercio è una materia esclusiva della Ue, l’uscita della rappresentate spagnola deve aver fatto venire i brividi ai leader dell’Unione.

Le istituzioni europee temono che la Cina usi il suo potenziale economico, in particolare la Bri, per allineare i membri più vulnerabili della Ue alla sua agenda geopolitica, indebolendo così l’unità europea. È un fatto che Pechino non si è  finora coordinata con la Commissione europea per la gestione degli aiuti, preferendo piuttosto trattare in modo diretto con i singoli Stati. È lo stesso schema che i cinesi utilizzano per regolare (a loro favore) le dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.

In questo senso, la “Health Silk Road” proposta dal presidente cinese Xi Jinping in un colloquio con il premier italiano Giuseppe Conte rischia di essere vista dalle istituzioni europee come un nuovo grimaldello per dividere l’Unione e guadagnare ancora più influenza tra le sue nazioni. La Ue ha già più volte criticato il format 17+1, un forum che lega Pechino a 17 Paesi dell’Europa orientale e meridionale, e che include anche 12 Stati membri.

La cancelliera tedesca Angela Merkel è intervenuta per rimettere i fatti al loro posto: “L’aiuto della Cina all’Europa è semplice reciprocità. All’inizio della crisi, sono i Paesi Ue che hanno inviato aiuti al governo cinese”. Lo stesso ha detto Ursula von der Leyen, capo della Commissione europea.

La Ue e la Cina dovrebbero concludere un trattato sugli investimenti bilaterali entro la fine dell’anno. Prima dello scoppio della crisi epidemica, i più ottimisti si aspettavano la firma dell’accordo a settembre, durante l’incontro tra Xi e tutti i leader Ue a Lipsia. Secondo la stampa cinese, i negoziati stanno andando avanti, ma Phil Hogan, commissario europeo per il Commercio, aveva già sostenuto a febbraio che i problemi da risolvere erano ancora tanti, e pertanto la stipula entro la fine del 2020 era in forte dubbio.

L’economia è il vero tallone d’Achille della strategia di Pechino. Se il sistema economico cinese non si riprenderà velocemente, tutti gli sforzi di Xi per far passare la Cina come la leader mondiale nella lotta all’epidemia, conquistando a colpi di aiuti “il cuore e la mente” degli altri popoli, cadranno nel vuoto. Senza i suoi investimenti e il suo vasto mercato interno, senza la spesa della sua classe media per i beni d’importazione, e senza la sua forza lavoro a buon mercato, il gigante asiatico non ha un grande appeal oltre la Grande Muraglia.

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