31/03/2010, 00.00
MYANMAR
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Leader birmano teme una “dura repressione” dei militari

Win Tin teme un giro di vite contro la Lega nazionale per la democrazia. Il governo dichiarerà il partito “associazione illegale”, ma l’opposizione continuerà a lottare per “lo smantellamento della dittatura militare”. Tokyo annuncia il congelamento degli aiuti al Myanmar fino alla liberazione di Aung San Suu Kyi.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) – Il regime militare birmano attuerà “con molta probabilità” un giro di vite contro il partito. È quanto afferma U Win Tin, membro del Comitato esecutivo della Lega nazionale per la democrazia (Nld), prigioniero politico dal 1989 al 2008. “I nostri movimenti saranno assai limitati – spiega – e se ci metteremo contro di loro [la giunta], essi dichiareranno associazione illegale il nostro partito”. Intanto il governo giapponese annuncia il “congelamento” degli aiuti al Myanmar, fino al rilascio di Aung San Suu Kyi.
 
La Nld non parteciperà alle elezioni politiche indette dalla giunta militare e in programma nel 2010. La decisione è stata presa il 29 marzo scorso, all’unanimità, dai 113 membri del consiglio direttivo del principale partito di opposizione. La mancata registrazione entro il 6 maggio porterà alla dichiarazione di “movimento fuorilegge” per il partito di Aung San Suu Kyi, che ha vinto le ultime elezioni del 1990 – mai riconosciute dalla dittatura militare – con l’82% dei consensi.
 
Win Tin (nella foto), 80 anni 19 dei quali trascorsi in prigione per la sua lotta per la democrazia, si è battuto con forza contro la registrazione del partito, come indicato dalla Nobel per la pace. “Lavoriamo per lo smantellamento della dittatura militare – conferma l’oppositore – per questo ci puniranno duramente”. Egli spiega che è impossibile accettare “l’espulsione di Aung San Suu Kyi dal partito” per poter competere alle elezioni, così come è impensabile accettare una Costituzione “approvata in modo arbitrario dalla giunta” con il solo scopo di “stabilire una dittatura militare permanente” in Myanmar.
 
Intanto la scelta della Nld continua a destare controversie nel Paese e fra gli oppositori all’estero. Il poeta birmano Ko Lay è “soddisfatto” della decisione del partito e ritiene che “le elezioni, alla fine, non si terranno”. Una posizione condivisa dal Forum del Parlamento indiano per la democrazia in Myanmar (Ipfdb), che giudica la decisione della Nld un “passo coraggioso” contro la giunta militare.
 
Diverso il parere del Centre for Policy Research, formato da un gruppo di esperti con base a New Delhi, secondo cui sarebbe “un grosso sbaglio” rimanere esclusi dal processo politico, perché le elezioni possono essere “un’opportunità”.
 
Il governo giapponese, infine, annuncia il congelamento degli aiuti al Myanmar. Il Ministro degli esteri Katsuya Okada ha affermato che Tokyo bloccherà i fondi “fino alla liberazione di Aung San Suu Kyi”, unita alla partecipazione della leader dell’opposizione alle elezioni in programma nel 2010.
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