10/05/2007, 00.00
IRAQ
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Leader cristiani si uniscono all’appello del Patriarca Delly per salvare l’Iraq

Il patriarca della Chiesa assira dell’est e il vescovo siro-ortodosso di Aleppo si dicono “commossi” dalla denuncia del patriarca caldeo della persecuzione cristiana in Iraq e chiedono a Baghdad, Onu e forse internazionali di “spegnere il fuoco in cui stanno bruciando tutti gli iracheni”. Mons. Gregotios Yohanna Ibrahim: “È in atto un piano per cambiare la struttura sociale del Paese”.
Baghdad (AsiaNews) – Leader religiosi raccolgono l’appello del patriarca caldeo per la salvezza dei cristiani perseguitati in Iraq, chiedono protezione alle autorità e rispetto dei propri diritti, denunciando una situazione insostenibile, pur senza perdere la speranza che “si spenga il fuoco in cui stanno bruciando tutti gli iracheni”. Ieri – come riportata il sito Ankawa.com – Dinkha IV, patriarca della Chiesa assira dell’est con sede a Chicago, ha rilanciato le parole pronunciate da Emmanuel III Delly lo scorso 6 maggio ad Erbil, rafforzandole con ulteriori appelli ai rappresentanti politici e religiosi iracheni. “Forte” richiamo alla necessità di preservare il “mosaico sociale e religioso” dell’Iraq è arrivato anche dal vescovo siro-ortodosso di Aleppo, come riporta il sito Baghdadhope. Nel suo discorso mons. Gregotios Yohanna Ibrahim, si è concentrato soprattutto sui danni derivati dalla guerra all’Iraq.
 
Il Patriarca assiro dell’est ha prima ricordato il dramma della comunità cristiana soprattutto a “Mosul e Baghdad, dove i terroristi che operano nel distretto di Dora chiedono alle famiglie cristiane o di convertirsi all’islam o di pagare la tassa di protezione o di lasciare le proprie case abbandonando tutti i loro averi”. Dinkha IV definisce “atti disumani” quelli “compiuti nei confronti dei cristiani, che hanno sempre rispettato l’autorità”. Per questa ragione, continua, “chiediamo al governo di spegnere il fuoco in cui tutti gli iracheni, senza distinzione, stanno bruciando”. Rivolgendosi poi al premier iracheno, lo sciita Nouri Al Maliki: “I partiti ed i gruppi musulmani che compiono atti violenti contro i cristiani sono lontani dall’islam, perciò chiediamo al primo ministro e ai membri del Consiglio dei deputati di compiere i passi necessari a fermare le violenze che colpiscono tutti i figli dell’Iraq”. Un richiamo anche alla comunità internazionale: “Chiediamo alle Nazioni Unite ed alle organizzazioni per i diritti umani di far rispettare i diritti dei popoli perseguitati e di aiutarci a fermare questa violenza”.
 
Stessa posizione quella di mons. Gregotios Yohanna Ibrahim, dalla Siria. “Le parole pronunciate da Sua Beatitudine, il Patriarca caldeo Emmanuel III Delly, ci hanno commosso – ha detto – l’emigrazione forzata dei cristiani è terribile e non accettata né dall’islam, né dal cristianesimo, né dall’uomo ragionevole”. Il presule ha, però, usato toni ancora più decisi nel denunciare che “in Iraq c’è chi vuole sfruttare questa situazione per cambiare la struttura sociale del Paese, per attuare un piano preciso teso a minare l’unità nazionale irachena, il mosaico culturale, religioso ed etnico formato da tutti i suoi cittadini”.
 
“Come responsabili e come uomini di fede abbiamo il dovere di essere a fianco dei fedeli, agli uomini di Dio, a coloro che lavorano per il bene del Paese – conclude mons. Ibrahim - non dobbiamo avere paura anche se l’attuale situazione ci si presenta come una nuvola nera, perché un giorno tornerà il sole, e quel giorno sentiremo che Dio è con noi, con tutto il Paese e con tutti i suoi cittadini, musulmani e cristiani”.
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