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  • » 14/02/2005, 00.00

    iraq

    Leader curdo: "i sunniti fanno già parte della vita politica in Iraq"



    Secondo Saywan Barzani, responsabile in Europa del Governo del Kurdistan, "anche loro parteciperanno alla stesura della Costituzione".

    Parigi (AsiaNews) - I sunniti "fanno già parte della vita politica irachena" e "hanno chiesto di partecipare alla stesura della Costituzione", che non deve avvenire "a colpi di maggioranza" ma secondo un principio di "consenso". Lo afferma ad AsiaNews Saywan Barzani, responsabile in Europa del governo del Kurdistan. Barzani inoltre esclude la possibilità di una guerra civile e chiede all'occidente di favorire il processo democratico in Iraq, bloccando le infiltrazioni di terroristi dall'estero: "Se in Iraq fallisce la democrazia, il terrore vincerà e ci sarà il caos in tutto il Medio Oriente".

    Saywan Barzani è nipote di Massud Barzani, leader del Kurdistan Democratic Party (KDP), che insieme al Patriotic Union of Kurdistan (PUK) di Jalal Talabani ha conseguito il 25,7% dei voti, ottenendo 71 dei 275 seggi del nuovo parlamento iracheno.

    Ecco l'intervista rilasciata da Saywan Barzani ad AsiaNews.

    Quale possibilità vede per il coinvolgimento dei sunniti nel futuro politico dell'Iraq?

    Dalle notizie in mio possesso, l'80% dei sunniti ha partecipato alle elezioni, in particolare a Baghdad. Per questo si può dire che essi fanno già parte della vita politica irachena. Attualmente i sunniti sono sottomessi con il terrore dai baathisti: sono stati loro a sabotare le elezioni a Mosul. Lo Stato iracheno per ora è incapace di proteggere i sunniti dai terroristi islamici che, alleati dei baathisti, imperversano nelle zone di Falluhja e Mosul. Credo che nel futuro i sunniti parteciperanno in modo massiccio alla vita politica dell'Iraq.

    Quali dati ha per affermarlo?

    Già prima delle elezioni il Partito islamico iracheno – la più grande formazione sunnita del Paese – aveva fatto sapere che avrebbe partecipato alla stesura della Costituzione. Anche il Comitato degli ulema sunniti – molto vicino ai baathisti – ha chiesto di prendere parte a questo processo. I curdi inoltre hanno chiesto che la Costituzione venga scritta secondo un principio di consenso e non secondo a colpi di maggioranza.

    C'è pericolo di guerra civile in Iraq?

    No, è impossibile: ci sono almeno 2 milioni di matrimoni misti fra sunniti e sciiti. Inoltre è difficile distinguere chi è sunnita e chi sciita. È vero che ci sono problemi in alcune zone, ad esempio a Mosul, dove i terroristi cercano di seminare odio fra le persone. Comunque non credo che si arriverà a formare armate per una guerra civile.

    Quale il compito dell'occidente per il dopo-elezioni?

    Fare pressione sui Paesi che appoggiano i terroristi perché interrompano il loro sostegno; e mi riferisco ai Paesi confinanti con l'Iraq. Inoltre impedire il sostegno mediatico e propagandistico al terrorismo che colpisce l'Iraq. Infine, aiutare il processo politico democratico che si sta svolgendo in Iraq: se fallisce, sarà il trionfo del terrore e il caos in tutto il Medio Oriente.

    Come vede il  futuro dell'Iraq?

    Il problema non è politico ma di sicurezza: ci sono dei terroristi kamikaze inviati da altri Paesi, sostenuti con armi e denaro. I terroristi stranieri si servono della rete baathista, che è ancora in piedi e si distingue per la sua brutalità e i suoi legami internazionali. (LF)
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