13/05/2009, 00.00
VATICANO - PALESTINA
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Leader palestinese: il coraggio del Papa contro le strumentalizzazioni

Bernard Sabella, cattolico e parlamentare di Fatah: il Papa sta costringendo tutti ad accettare che è venuto come pellegrino di pace. Questo viaggio in Terra Santa è un messaggio alla comunità internazionale perché lavori per la pace. La Santa Sede conferma che il Medio oriente e le comunità cristiane che vi abitano sono al centro della sua agenda.
Betlemme (AsiaNews) - “Dobbiamo ringraziare il Papa per essere stato così deciso nel fare questo viaggio ed aver resistito anche alle tante pressioni di chi sconsigliava una visita in un momento così difficile”. Bernard Sabella, cattolico palestinese, deputato di Fatah, è soddisfatto di come si stanno svolgendo i giorni del Papa in Terra Santa.
 
Subito dopo l’annuncio del viaggio, sino ai giorni che hanno preceduto la partenza per la Giordania, i cristiani di Terra Santa non hanno nascosto il loro timore per le possibili strumentalizzazioni dei gesti e dei discorsi del pontefice. Sabella afferma: “Tutte le parti in causa vogliono leggere le parole del Papa come la fine delle sofferenze e ogni parte presenta le sue richieste. Per i cristiani palestinesi la fine delle sofferenze vuol dire: fine dell’occupazione, del muro, dei check-point, dei visti negati ai sacerdoti…. E queste sono le cose che i cristiani arabi hanno voluto ricordare al Papa con la loro stessa presenza”.
 
Il parlamentare di Fatah aggiunge: “Il Papa ha ripetuto più volte che veniva come pellegrino per pregare per tutti e venerare i Luoghi santi, e sta costringendo tutti ad accettare questa sua intenzione”. Sabella parla di “un feeling quasi inatteso” tra Benedetto XVI e i cristiani palestinesi. “Il Papa si è presentato come uomo di fede e preghiera dicendo: vi porto questa fede e questo credo. Ai cristiani ha detto che devono restare nella società affianco di israeliani e palestinesi, ebrei e musulmani. Questo è quello che vogliono: pace e riconciliazione. E il Papa li ha confermati in questo”.
 
Sulle implicazioni politiche del viaggio, Sabella sottolinea gli appelli di Benedetto XVI alla comunità internazionale: “Il Papa ha consegnato il suo messaggio di pace a chi ha la responsabilità politica per raggiungerla. E con questo viaggio ha dato un segnale importante che rincuora anche i cristiani. Ai leader mondiali ha fatto capire che la situazione del Medio oriente, della Terra Santa in particolare, e delle comunità cristiane che la abitano, è al centro dell’agenda della Santa Sede”.
 

Per Sabella la pace è l’unica via d’uscita: “Senza soluzione del conflitto è impossibile restare non solo per i cristiani, ma per tutti i palestinesi. La stabilità politica serve a tutti ed è il primo passo verso una riconciliazione che tutti desiderano, ma che bisognerà costruire con molta pazienza”.

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