30/10/2012, 00.00
INDIA
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Leader protestante: A rischio la vita dei cristiani in Karnataka

di Nirmala Carvalho
Tre nuovi incidenti causati da ultranazionalisti indù contro comunità pentecostali. In due casi, le vittime sono state ricoverate d’urgenza per le ferite. Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic): “Incidenti vergognosi, ma devono spingere i cristiani a rinnovare la loro fede in Cristo”.

Mumbai (AsiaNews) - "La vita dei cristiani del Karnataka è a rischio": così Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), commenta ad AsiaNews tre nuovi incidenti causati da ultranazionalisti indù nello Stato indiano. Due attacchi sono avvenuti nel distretto dell'Hassan, a cinque giorni di distanza; il terzo nel distretto di Davanagere. Sebbene si tratti di casi diversi tra loro, in comune hanno le vittime - tutte comunità pentecostali - e l'inefficienza della polizia. In due incidenti, le violenze dei radicali indù sono state tali da costringere al ricovero in ospedale alcuni cristiani, per la gravità delle ferite riportate.

L'ultimo attacco in ordine di tempo è avvenuto il 27 ottobre scorso nel distretto di Davanagere. Al termine di un programma spirituale di tre giorni, circa 200 radicali indù della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss) hanno fatto irruzione nella Divine Healing Medicine Church. Secondo gli attivisti indù, i cristiani stavano disturbando la quiete pubblica e praticando conversioni forzate. Intanto, sei agenti di polizia (su segnalazione della Rss) sono arrivati sul posto e hanno iniziato a interrogare il rev. Rajashekhar e i fedeli. Incuranti delle forze dell'ordine, i radicali indù hanno iniziato a colpire i cristiani con bastoni e pietre, ferendo 15 persone. Cinque di loro - incluse due donne - sono state ricoverate al Chigateri Goverment Hospital. Questa chiesa pentecostale è nata nel 1997 e conta circa 1000 fedeli. Durante i pogrom del 2008, essa è stata vittima di attacchi da parte di ultranazionalisti indù.

Un giorno prima, nel distretto di Hassan, cinque fedeli della Calvary Prarthana Mandira di Javagal sono stati picchiati e feriti da un gruppo di fondamentalisti indù. Gli aggressori accusavano la piccola comunità - con la sua fede in Cristo - di violare le tradizioni del villaggio, dove tutti gli abitanti sono indù e pagano un tributo al tempio. Di fronte al rifiuto dei cristiani di convertirsi all'induismo, è scattata la violenza. Le vittime - Venkatesh, Girish, Annaiah, Somu e Kanakamma - sono state ricoverate d'urgenza al Chikmagalur Government Hospital. Nello stesso distretto, il 21 ottobre scorso a Kushalnagar due radicali indù si sono introdotti nella Indian Pentecostal Church del rev. Abraham Koshy, accusandolo di praticare conversioni forzate e schiaffeggiandolo. Prima di andarsene, gli uomini lo hanno minacciato di tornare con altre persone, se non avesse interrotto di condurre servizi di preghiera. Appena se ne sono andati, il rev. Abraham si è recato dalla polizia locale per sporgere denuncia. Il vice commissario gli ha assicurato protezione.

Secondo il presidente del Gcic, questi incidenti sono "una vergogna" per le credenziali laiche dell'India. "Lo Stato - sottolinea - sta fallendo nelle sue responsabilità di proteggere la minoranza cristiana, ed è imbarazzante che quest'intolleranza crescente avvenga con il tacito assenso delle autorità. Dove governa il Bharatiya Janata Party [Bjp, partito ultranazionalista indù, ndr], i cristiani sono cittadini di seconda classe". Tuttavia, aggiunge, "per noi cristiani quanto accade deve chiamarci a rinnovare e dare nuova vita alla nostra fede, come incoraggia a fare Benedetto XVI per questo Anno della Fede". 

 

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