24/01/2013, 00.00
TIBET

Leader tibetano: Xi Jinping non può ignorare la tragedia del Tibet

Nirmala Carvalho
È l'appello di Tempa Tsering, rappresentante del Dalai Lama a New Delhi, al nuovo presidente. Finora Xi non si è espresso sul Tibet, dove i giovani continuano a darsi fuoco contro la repressione di Pechino. Da sempre il Partito comunista cinese ha fame di terra e potere e ha paura del Dalai Lama, amato anche da milioni di cinesi.

New Delhi (AsiaNews) - "Il nuovo presidente Xi Jinping non può ignorare quello che sta accadendo in Tibet e le ragioni che vi sono dietro all'escalation di proteste nella regione. Il nuovo premier non ha ancora preso possesso della carica. Speriamo che la verità prevalga durante il loro mandato". È l'appello di Tempa Tsering, rappresentante del Dalai Lama a New Delhi e responsabile dei negoziati con il governo cinese, al nuovo segretario del Partito conunista cinese.

Giudicato da molti come un riformatore, finora Xi non si è ancora pronunciato sulla situazione in Tibet, dove decine di giovani si danno fuoco per protestare contro i soprusi del regime. L'ultima autoimmolazione è avvenuta il 22 gennaio, portando a oltre 100 il numero delle vittime, fra essi anche ragazzi di 17 anni. 

"L'amministrazione tibetana - afferma Tsering - ha ordinato alla popolazione di non emulare questi gesti estremi. Purtroppo, invece di cambiare Pechino ha aumentato la repressione sulla libertà religiosa e sulle libertà individuali, spingendo molti giovani tibetani a prendere la drastica decisione dell'auto-immolazione". 

Per il leader tibetano, la Cina reagisce in questo modo perché ha paura dell'autorità morale del Dalai Lama, che considera una minaccia al suo potere economico e militare: "Egli non è solo venerato e amato dalla comunità internazionale, ma anche da milioni di cinesi". All'amore per la più grande autorità del buddismo tibetano, Pechino risponde con la repressione, la forza, la negazione dei diritti umani fondamentali.

Tsering spiega che la Cina ha sempre avuto una fame insaziabile di terra e ha ancora l'ambizione di dominare gli altri popoli. "In questo clima - sottolinea - non ci possono essere le basi per costruire una fiducia reciproca. La soluzione alla fine delle auto-immolazioni si trova a Pechino, non in Tibet. Il governo cinese deve rivedere le sue politiche repressive e affrontare le sofferenze della popolazione tibetana che vive indescrivibili situazioni di miseria e oppressione. Il nuovo esecutivo deve consentire in futuro a giornalisti stranieri e a Ong di visitare il Tibet per raccontare la verità alla comunità internazionale". 

 

 

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