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  • » 06/12/2013, 00.00

    COREA DEL SUD

    Lettera aperta di sacerdoti coreani: Non abbiamo paura della verità, la Park si dimetta

    Joseph Yun Li-sun

    L'Associazione cattolica dei sacerdoti per la giustizia chiede al governo di fare luce sugli abusi compiuti dai Servizi segreti e alla Park di fare un passo indietro "e preservare così il proprio onore. Non abbiamo paura delle ritorsioni e portiamo la nostra croce, se così deve essere. Incoraggiati dalle parole del Papa e dall'esempio dei martiri di tutti i tempi".

    Seoul (AsiaNews) - La Chiesa e i suoi ministri "hanno il dovere di rimanere fermi davanti alle ingiustizie. Lo dimostra il sangue dei martiri di ogni tempo e ce lo ricorda papa Francesco quando, nella Evangelii Gaudium, ripete più e più volte che il nostro compito è condividere il dolore di chi soffre. Ecco perché il presidente sudcoreano Park Geun-hye deve dimettersi e permettere un'inchiesta onesta sugli abusi compiuti dai servizi segreti nazionali durante e dopo le elezioni presidenziali". Lo chiede l'Associazione cattolica dei sacerdoti per la giustizia (Cpaj) in una lettera aperta, firmata da più di 400 membri e pubblicata lo scorso 4 dicembre.

    L'Associazione risponde così agli attacchi portati avanti dal governo contro uno dei suoi membri, p. Park Chang-shin, finito nell'occhio del ciclone il 22 novembre scorso per aver pronunciato un'omelia molto critica nei confronti dell'esecutivo e per aver attaccato la politica militaristica del governo, che "costringe" la Corea del Nord a rispondere con atti militari. Il vertice del potere sudcoreano si è scagliato contro p. Park, accusato di essere un "nemico della patria" e messo sotto inchiesta per "vari capi di imputazione". L'arcivescovo di Seoul, mons. Andrea Yeom Soo-jung, ha ricordato che i cattolici "hanno il dovere di occuparsi delle questioni politiche" ma ha invitato i sacerdoti e i consacrati ad agire "con prudenza, senza coinvolgimenti diretti". Di seguito il testo completo della lettera (traduzione a cura di AsiaNews).

    I protestanti, i buddisti e i buddisti won si sono uniti ai cattolici per chiedere al presidente di confessare i tentativi portati avanti dal governo per influenzare le elezioni e di assumersi la responsabilità di quanto avvenuto. Ma nonostante tutto ciò, l'esecutivo continua nella sua politica del terrore, caratterizzata da inadeguatezza nel comunicare, auto-referenzialità e repressione di chiunque gli si opponga. Ma un governo del genere non può durare molto. Alla luce di tutto questo, la cosa più onorevole per la Park è assumersi la responsabilità di quanto avvenuto e dimettersi in maniera volontaria.

    Il presidente ha ostacolato le indagini e costretto alle dimissioni il procuratore generale e il capo investigatore, che stavano solo ascoltando le proprie coscienze. Anche quando è divenuto evidente che il Servizio nazionale di intelligence ha messo online milioni di commenti e messaggi su Twitter per interferire con le elezioni, il presidente ha continuato a ostentare ignoranza. Alla luce dei fatti, lei ha cercato di neutralizzare chiunque parlasse di elezioni truccate definendolo un simpatizzante della Corea del Nord.

    La messa speciale per la giustizia della diocesi di Jeonju è stata attaccata su basi ideologiche, una cosa che insulta e offende i cattolici coreani. Questi sacerdoti stavano obbedendo alla voce della propria coscienza, ma il governo ha cercato di far passare il loro messaggio come propaganda comunista. Questo è esattamente il metodo di gestione delle crisi usato più volte da altri governi corrotti in passato.

    Un altro fattore decisivo è stato il modo malizioso con cui molti organi di informazione conservatori hanno seguito in maniera cieca la pista indicata dal governo. Non c'è alcun dubbio che questo modo di fare lascerà un'impronta nera sulla storia del giornalismo coreano.

    Nella storia, ogni volta che la Chiesa si è opposta al potere costituito, ha dovuto pagare un prezzo molto pesante. Questo è dimostrato dalle testimonianze macchiate di sangue dei martiri. Ma combattere l'ingiustizia è il cuore della nostra religione. Le prove purificano l'anima e raffinano lo spirito della Chiesa. Come abbiamo sempre fatto, noi non ci rifiuteremo di percorrere un sentiero fatto di spine. Per i sacerdoti come noi, le cui vite sono spese sognando il Regno dei Cieli, questo è sia un dovere che una gioia.

    Chiedere che coloro che sono coinvolti con i brogli elettorali rispondano dei propri atti potrebbe condurci a delle difficoltà. Ma nonostante questo, non rifiuteremo di portare la croce che dobbiamo addossarci. Perché se rimaniamo in silenzio, nonostante le ingiustizie di questo tempo, allora veniamo meno al nostro compito e rifiutiamo la nostra identità di sacerdoti. Come è stato sottolineato più e più volte da papa Francesco nella sua prima Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, pubblicata da poco, la missione della Chiesa è condividere il dolore di chi soffre. I sacerdoti sono l'offerta che viene fatta in questo lavoro.

    La tragica fine della dittatura Yushin [l'omicidio dell'ex presidente Park Chung-hee, padre dell'attuale presidente ndt] è un messaggio agghiacciante per chiunque sia al potere. Noi non smetteremo mai di combattere l'ingiustizia. Chiediamo a tutti i sacerdoti, religiosi, religiose e laici di pregare affinché il buio che ci circonda oggi possa essere respinto.

     

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