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  • » 09/12/2006, 00.00

    PAKISTAN

    Libere 2 cristiane, torturate per mesi da un musulmano

    Qaiser Felix

    Muhammad Ikram ha sequestrato la donna che faceva le pulizie nella sua casa e la figlia di 13 anni. Le ha torturate per mesi chiedendo loro di convertirsi all’islam. Libere grazie all’intervento dei giudici di Lahore e dell’All Pakistan Minorities Alliance.

    Sialkot (AsiaNews) – L’All Pakistan Minorities Alliance (Apma) è riuscita a liberare 2 donne cristiane, rapite e torturate per 3 mesi da un musulmano di Sialkot e dalla moglie che le volevano convertire all’islam. Lo conferma ad AsiaNews il direttore dell’Apma, Shabhaz Bhatti, che chiede al governo di “punire i colpevoli di questa atroce vicenda con la massima severità possibile”.

    Bhatti racconta che Nasreen Pervez, 40 anni, e la figlia Razia, 13 anni, “sono entrate nella casa di Muhammad Ikram, musulmano di Sialkot, dopo la morte del marito di Nasreen, Pervaiz, avvenuta lo scorso settembre”. Pervaiz “gestiva un commercio di galline nel Punjab, ma il suo allevamento era stato colpito dall’influenza aviaria e l’uomo si era ammalato. Dopo la sua morte, madre e figlia hanno iniziato a lavorare come inservienti nell’abitazione di Muhammad, loro vicino di casa”.

    Dopo il primo mese di lavoro, però, questi “si rifiuta di pagare loro il salario e, insieme alla moglie, sequestra le 2 donne. Strappano i crocifissi che portano al collo e impediscono loro di pregare. Chiedono alle donne di cambiare religione, convertirsi all’islam, e davanti al loro rifiuto le torturano”.

    La notte “vengono legate con delle catene, per impedirre loro di fuggire. Razia viene sfregiata ad un piede con vetri di bottiglia, ed entrambe riportano bruciature sul corpo. Un giorno, Muhammad le minaccia di voler uccidere i membri della loro famiglia se si ostinano a non cambiare religione o se tentano di fuggire”.

    Poi prende una bottiglia di acido ed una siringa: “Morirete con questo in corpo”. Nasreen risponde: “Potete ucciderci, ma non ci convertiremo”.

    Dopo 3 mesi di torture, la figlia più grande di Nasreen, Sheeba, va a trovare la madre e la sorellina, ma Muhammad e la moglie la cacciano e minacciano: “Non tornare più, se non le vuoi vedere morte”. Sheeba, preoccupata, si rivolge agli anziani del suo villaggio che contattano l’Apma.

    L’Associazione “si rivolge immediatamente all’Alta Corte di Lahore, a cui denuncia la situazione. Il giudice ordina l’intervento di un funzionario che, insieme ad una nostra squadra, libera le 2 donne”.

    Bhatti sottolinea che “il crescente numero di attacchi contro i cristiani e le minoranze in generale è allarmante. Noi cerchiamo di assistere le famiglie delle vittime e nel contempo aiutare per vie legali e pratiche chi subisce queste violenze, ma il governo deve intervenire con forza per fermarle”.

    I cristiani di tutto il mondo, conclude, “possono aiutarci con la preghiera: bisogna chiedere al Signore protezione e giustizia per tutti coloro che soffrono per la propria fede”.

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