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» 23/10/2008 16:56
ASIA
Libertà religiosa: difesa dalla società civile; dimenticata dagli Stati
di Bernardo Cervellera
Il Rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre mostra che le violazioni a questo diritto avvengono per puri motivi di potere e per bloccare lo sviluppo sociale ed economico delle società. Le società civili del mondo sono sempre più consapevoli della sua importanza; i governi la considerano molto secondaria. Ma la costruzione della pace del benessere passa per la libertà religiosa.

Roma (AsiaNews) - Il Rapporto 2008 sulla libertà religiosa nel mondo, a cura dell’Associazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre, offre uno spaccato delle sofferenze per la fede di centinaia di milioni di persone. Anche AsiaNews ha contribuito a documentare le violazioni a questo diritto fondamentale che Benedetto XVI ha definito “pietra angolare” dei diritti umani.

Scorrendo le pagine e seguendo ogni giorno gli avvenimenti dell’Asia attraverso la nostra agenzia ci accorgiamo di alcune elementi importanti:

1)      le violazioni alla libertà religiosa avvengono sempre più per motivi di potere e in disprezzo allo sviluppo umano e sociale dell’uomo. In passato erano molto più frequenti le motivazioni del fondamentalismo fanatico che vuole annientare le altre comunità confessionali; il rifiuto di religioni (come il cristianesimo), legate a un passato coloniale; le motivazioni ideologiche marxiste, che volevano distruggere le religioni come “oppio del popolo”. Ora invece è chiaro che perfino in Cina o in Vietnam, la lotta contro le religioni è una lotta contro la libertà dell’uomo, la possibilità di esprimere il proprio pensiero e costruire ambiti di dialogo e di giustizia nella società. In Cina come in Vietnam, il Partito comunista ha perso ogni verve ideologica e cerca soltanto di salvarsi dal crollo imminente a causa dalla corruzione dei membri e dalle richieste di giustizia da parte di contadini espulsi dalle proprie terre, cittadini stanchi dell’inquinamento, testimoni di soprusi senza freno. Perfino le persecuzioni in India, pur con una forte dose di integralismo religioso indù, sono motivate dall’interesse di partiti politici e proprietari terrieri a mantenere come schiavi i tribali e i dalit che convertendosi al cristianesimo, si aprono a una nuova emancipazione sociale ed economica della loro vita. Da questo punto di vista ci si accorge che imbavagliare le religiosi significa imbavagliare le voci che parlano di libertà di espressione, di giustizia contro la corruzione; di sviluppo e di dignità. Le forze di potere che lottano contro la libertà religiosa vogliono Paesi chiusi, bloccati, senza sviluppo economico, per conservare i loro monopoli e interessi

2)      Va registrato nel mondo islamico un accento sempre più forte di distacco dal terrorismo fondamentalista. Ne è prova l’apertura di diverse chiese negli emirati arabi e in Kuwait; il dialogo fra Arabia saudita e Vaticano; la difesa dei cristiani da parte delle organizzazioni musulmane moderate in Indonesia. Perfino la sorte dei cristiani irakeni è divenuta tema di dibattito nei giornali del Medio Oriente: questi cristiani sono una fonte di cultura, di sviluppo, di internazionalità, capaci di dialogare con oriente ed occidente ed è un peccato perderli.

3)      C’è un interesse crescente della società civile mondiale verso la libertà religiosa come base per costruire la pace. Basta pensare alle imponenti manifestazioni avvenute nel mondo a favore dei monaci birmani; di quelle contro la Cina e la sua repressione verso i monaci tibetani. Questa opinione pubblica mondiale ha potere di influenzare gli Stati “canaglia” della libertà religiosa, che alla fine temono solo questa. In Vietnam, grazie all’attenzione internazionale verso i cattolici di Hanoi, il governo della città non è riuscito a eliminare né la comunità, né il suo vescovo. In India, anche se dopo un mese dai massacri e dalle distruzioni, il governo dell’Orissa ha dovuto aprire un’inchiesta sulle violenze contro i cristiani. La Cina stessa, pressata dalla società civile del mondo intero, ha dovuto riaprire i dialoghi con il Dalai Lama, fermi da anni. Per la popolazione civile del mondo è chiaro che la libertà religiosa è il catalizzatore delle altre libertà e la garanzia di ordine e di pace nella società.

4)      C’è sempre meno interesse dei governi mondiali verso questo tema. L’incapacità a boicottare anche un solo giorno di Olimpiadi a Pechino, in nome della “partnership strategica” e dei contratti economici; la zoppicante e impotente altalena verso il regime birmano; il silenzio verso le violenze in India mostrano che gli Stati sono presi sempre più solo dallo stretto interesse economico. La globalizzazione ha reso la società civile mondiale più solidale; la stessa ha reso i governi più succubi dell’economia. E noi temiamo che con la recessione planetaria a cui stiamo per assistere, il divario fra opinione pubblica e governi si allargherà di più.

Questa situazione conferma l’importanza della nostra informazione, attenta alla sorte di cristiani, buddisti, musulmani, indù: un aiuto per l’opinione pubblica mondiale e per la pace nel mondo.


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