01/06/2009, 00.00
SRI LANKA
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Lo Sri Lanka contro la rete internazionale delle Tigri tamil

di Melani Manel Perera
Il ministro degli esteri di Colombo chiede aiuto ai Paesi asiatici per fronteggiare chi opera “con la prospettiva di far risorgere l’Ltte”. Le accuse di genocidio dei tamil sono solo “propaganda”. Rimane grave la situazione dei rifugiati: campi sovraffollati;strutture sanitarie al limite.
Colombo (AsiaNews) - Il governo dello Sri Lanka chiede aiuto alla comunità internazionale per smantellare la rete delle Tigri tamil all’estero. Rohitha Bogollagama, ministro degli esteri di Colombo, afferma che la trama del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) al di fuori dell’isola è ancora “in gran parte intatta”.
 
Intervenendo ieri al Forum sulla sicurezza dei Paesi asiatici svoltosi a Singapore, il rappresentante del governo dello Sri Lanka ha dichiarato che “in alcune capitali straniere, molti quadri operativi [delle Tigri tamil, ndr] hanno coltivato alla luce del sole potenti lobby politiche con la prospettiva di far risorgere l’Ltte”. L’appello di Colombo giunge insieme all’allerta per possibili fughe in India di alcune centinaia di ribelli. Lo Sri Lanka chiede alla comunità internazionale di prendere adeguate misure per contribuire alla definitiva sconfitta delle Tigri.
 
In merito alle accuse di genocidio della popolazione tamil e di bombardamenti ai danni dei civili, Bogollagama afferma che si tratta di “propaganda del Ltte”, “invenzioni ben fabbricate per screditare l’esercito dello Sri Lanka” e “cercare di mettere in imbarazzo il governo”.
 
Intanto prosegue l’emergenza umanitaria. Nella zona di Vavuniya, in cui sono raccolti 280mila profughi, il 90% dei cosiddetti Internally displaced persons (Idp), le condizioni di vita restano drammatiche. La Caritas Sri Lanka, impegnata nel soccorso ai rifugiati in tutti e quattro i principali distretti del nord, afferma che i quattro campi della zona di Vavuniya sono sovraffollati, manca l’acqua e le strutture sanitarie sono ormai al limite, con una media di 6-7 persone per letto. In alcune zone si sono verificate anche tensioni tra la popolazione locale e i rifugiati a causa delle scuole, chiuse per ospitare i profughi.
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