17 Agosto 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 18/05/2015, 00.00

    IRAQ - SIRIA

    Lo Stato islamico conquista Ramadi; in Siria si ritira da Palmira



    Il premier irakeno invita le truppe a non ritirarsi e annuncia l’invio delle milizie sciite a sostegno. Ma la città è nelle mani degli islamisti, che hanno requisito carri armati e missili. Per il Pentagono la situazione resta “fluida”. In Siria in un raid di terra delle forze speciali Usa morti quattro leader di primo piano dello SI. Scongiurato per ora l’assalto del patrimonio Unesco.

    Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Le milizie dello Stato islamico hanno conquistato Ramadi, da tempo al centro di un’aspra battaglia con l’esercito irakeno per il controllo del capoluogo della provincia di Anbar e distante poco più di 100 km dalla capitale, Baghdad. Il premier irakeno Haidar al-Abadi ha ordinato alle forze armate di non ritirarsi e invita alla battaglia; per il Pentagono la situazione è tuttora “fluida” e presto i militari governativi potrebbero riprendere il dominio sull’area. Intanto i combattenti jihadisti segnano il passo in Siria, dove l’esercito del presidente Bashar al Assad è riuscito a respingere l’assalto al sito archeologico di Palmira, patrimonio Unesco. 

    In queste ore a Ramadi si è assistito alla ritirata “caotica” di militari e polizia irakena, al termine di giornate di intensi combattimenti con lo Stato islamico. I soldati governativi avrebbero abbandonato le posizioni e la città è ora nelle mani dei jihadisti. La città è capoluogo della più vasta provincia irakena, Anbar. 

    In un comunicato ufficiale lo SI afferma che i propri combattenti hanno “purgato l’intera città”. I miliziani hanno assunto il controllo di una base militare dell’esercito regolare e requisito carri armati e missili abbandonati dai soldati in fuga. Fonti locali affermano che la zona è sotto il “totale controllo” degli islamisti e tutte le truppe governative “si sono ritirate”. 

    Il premier irakeno al-Abadi ha ordinato alle truppe di rimanere sul terreno aggiungendo che sta inviando nella zona le milizie sciite a sostegno dell’esercito governativo per riconquistare la città. Tuttavia, la maggior parte dei soldati si sono rifugiati nella base di Khalidiya, a est di Ramadi. Un portavoce militare dietro anonimato afferma che il battaglione stava finendo le scorte di armi e munizioni e non sarebbe stato in grado di respingere l’assalto dei jihadisti. 

    La perdita di Ramadi costituisce una grave battuta d’arresto per il governo di Baghdad. Per il Pentagono però la situazione resta “fluida”, dato che "tuttora sono in corso combattimenti in città"; lo Stato islamico ha conquistato un margine di vantaggio, ma per gli esperti americani la situazione potrebbe presto cambiare. 

    Intanto le milizie dello SI segnano il passo in Siria, a Palmira, patrimonio Unesco e fra i siti archeologici più importanti di tutto il Medio oriente. I jihadisti si sono ritirati senza riuscire a colpire o danneggiare le rovine, come conferma il direttore delle antichità e dei musei Mamoun Abdulkarim. “Non ci sono danni alle rovine” dichiara l’uomo, aggiungendo però che “questo non significa che non bisogna essere preoccupati”. 

    In quattro giorni di combattimenti - concentrati nella città siriana di Tadmur - sarebbero morte oltre 300 persone. Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani la maggior parte dei morti riguarda soldati governativi e miliziani, cui si aggiungono anche 57 civili finiti sotto il tiro incrociato. Dozzine le persone giustiziate dai miliziani dello Stato islamico nella zona teatro dei combattimenti. 

    Secondo gli esperti l’obiettivo dei jihadisti è il controllo delle vie di comunicazione che da Damasco e Homs viaggiano in direzione orientale. Essi inoltre puntano a colpire prigioni e depositi di gas e petrolio. Il sito archeologico è un obiettivo secondario ma, come avvenuto in Iraq, se dovesse cadere nelle loro mani non esiterebbero a distruggerlo quale simbolo di paganesimo. 

    Sempre in Siria un raid delle forze speciali statunitensi ha ucciso 32 miliziani dello Stato islamico, fra cui quattro figure di primo piano del cosiddetto Califfato. Fra questi vi sarebbe il responsabile petrolifero dello SI Abu Sayyaf, il vice-ministro della Difesa e il responsabile delle Comunicazioni. L’operazione si è svolta nella notte del 15 maggio e aveva come obiettivo la cattura di Abu Sayyaf. L’operazione di terra, una delle poche compiute dall’esercito americano in Siria, ha ricevuto il via libera dallo stesso presidente Usa Barack Obama. 

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    11/08/2017 11:27:00 SIRIA - IRAQ - ONU
    Onu: a dispetto delle sconfitte militari, lo Stato islamico resta una minaccia globale

    Il gruppo jihadista continua a “motivare e rendere possibili” attacchi in tutto il mondo e fornisce armi e risorse ai sostenitori. L’obiettivo è rafforzare la presenza internazionale, come mostrano gli attacchi in Europa e le violenze in Asia. Il problema dei minori radicalizzati che tornano nei Paesi di origine. 

     



    16/10/2014 MEDIO ORIENTE
    La cieca politica arabo-americana dei bombardamenti rafforza lo Stato islamico
    Oltre un mese di raid aerei non ha indebolito i miliziani. Serve una operazione di terra. Le mappe pubblicate sui media sminuiscono le reali conquiste dei miliziani. La politica internazionale concentra l’attenzione su Kobane, in Siria, dove il vero obiettivo resta Assad. Ma intanto l’Iraq che sta per cadere nel silenzio generale. L’analisi di due studiosi, per gentile concessione de L’Orient-Le Jour. Traduzione a cura di AsiaNews.

    19/12/2014 IRAQ - SIRIA
    Monte Sinjar, i peshmerga rompono l’assedio delle milizie dello Stato islamico
    Si tratta della vittoria militare più importante dei curdi contro gli islamisti dall’inizio della guerra. I combattenti avrebbero aperto un corridoio per consentire la fuga di 1200 famiglie intrappolate dall’estate. Tuttavia fonti yazide non confermano la fine dell’assedio e lo stanziamento di peshmerga. Nei radi aerei statunitensi di dicembre morte figure di primo piano dello SI.

    21/12/2015 UE - SIRIA - IRAQ
    Lo Stato islamico ha sottratto “decine di migliaia” di passaporti in bianco
    A rivelarlo sono fonti dell’intelligence occidentale, rilanciate da un quotidiano tedesco. I documenti sono usati per contrabbandare i combattenti all’interno dei confini europei come rifugiati. Lo SI ha già immesso sul mercato documenti contraffatti, venduti sul mercato nero a 1500 euro. Preoccupazione fra i responsabili della sicurezza Ue.

    09/05/2016 08:55:00 IRAQ - SIRIA
    Onu: In Iraq oltre 50 fosse comuni in territori già controllati dallo Stato islamico

    Jan Kubi, inviato speciale delle Nazioni Unite, parla di “prove di crimini efferati” commessi dalle milizie jihadiste. Daesh non va eliminato “solo sul piano militare”, ma vanno affrontate “le cause alla base” delle violenze. Peggiora la crisi umanitaria nel Paese, almeno 10 milioni di persone dipendono dagli aiuti. 





    In evidenza

    LIBANO-M. ORIENTE-VATICANO
    Patriarchi cattolici d’Oriente: Il genocidio dei cristiani, un affronto contro tutta l’umanità

    Fady Noun

    Colpite da guerre, emigrazione e insicurezza, le comunità cristiane si sono ridotte ormai a un “piccolo gregge” nell’indifferenza internazionale. Un appello a papa Francesco e alla comunità internazionale. Cattolici e ortodossi condividono gli stessi problemi. La fine dei cristiani in Oriente sarebbe “uno stigma di vergogna per tutto il XXI secolo”.


    COREA
    Vescovi coreani: No alle ‘provocazioni imprudenti’. Fermiamo l’escalation nucleare lavorando per la ‘coesistenza dell’umanità’



    I vescovi coreani hanno diffuso oggi un’Esortazione sulle tensioni crescenti attorno alla penisola coreana. La Corea del Nord, ma anche i “Paesi limitrofi” rischiano di compiere “azioni precipitose, senza freni”, che potrebbero portare alla “morte di innumerevoli persone” e a “piaghe profonde per l’intera l’umanità”. Ridurre le spese militari e potenziare le spese per lo sviluppo umano e culturale. L’appello a usare “la coscienza, l’intelligenza, la solidarietà, la pietà e il mutuo rispetto”. La preghiera nel giorno dell’Assunta, festa dell’indipendenza coreana.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®