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» 09/03/2010 12:26
IRAQ
Lo sciita al-Maliki è in testa, ma anche il laico Allawi va forte
di Layla Yousif Rahema
La lista del premier uscente domina a Baghdad e nel sud; quella di Allawi è al 70-90% nel nord e nell’ovest. Affluenza del 62%. Le difficoltà per formare un nuovo governo.

Baghdad (AsiaNews) – Al secondo giorno di conteggio delle schede elettorali, il premier uscente Nouri al-Maliki sembra essere il favorito e la sua formazione già canta vittoria. “Siamo certi di andare al governo”, dichiara uno dei leader dell'Alleanza per lo stato di diritto, Khaled al-Asadi. Commentando i risultati non ancora ufficiali che circolano nelle diverse circoscrizioni elettorali del Paese il parlamentare, che fa capo alla lista di al-Maliki, si dice fiducioso della vittoria. E aggiunge: “La Costituzione prevede che la lista più votata ha il compito di formare il governo e nominare il nuovo premier ed è quello che faremo. Dai risultati che abbiamo raccolto a livello locale è evidente che la lista di Iyad Allawi (l'ex premier - v.foto - e leader di Iraqiya, formazione che comprende sciiti e sunniti) è la seconda, ma con molti voti di differenza rispetto alla nostra”.
 
In attesa dei risultati ufficiali ieri è stata resa nota l'affluenza al voto: 62%, più alta di quella delle provinciali del gennaio 2009 (51%), ma inferiore a quella delle legislative del dicembre 2005, quando aveva votato il 79,63% degli aventi diritto.
 
Fonti non ufficiali fanno sapere che il blocco di al-Maliki è in testa a Baghdad e nel sud a maggioranza sciita: 9 province su 18 in tutto, mentre Allawi avrebbe riscosso maggior consensi nelle province (a maggioranza araba) del nord e in quelle dell’ovest, dove la lista oscillerebbe fra il 70 e il 90% dei voti. Attesa anche per i risultati delle tre province che compongono la regione semi-autonoma del Kurdistan, dove il duopolio del Partito Democratico del Kurdistan di Massud Barzani, presidente della regione, e dell’Unione Patriottica del Kurdistan del presidente iracheno Jalal Talabani, potrebbe essere messo in discussione da Goran, il nuovo movimento di opposizione che correva da solo.
 
La coalizione di Maliki non esclude di riuscire ad andare al governo senza dover sottoscrivere alleanze con molti altri partiti. Ma a causa dell'elevata frammentazione della politica irachena appare piuttosto difficile che un singolo partito possa riuscire a conquistare i seggi necessari (163) per formare l'esecutivo. Al di là del risultato, dunque, lo scenario più realistico rimane quello di un governo di coalizione.

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